Il prezzo del greggio continua la sua risalita. Ne traggo spunto per sottoporvi i dati che l'economista Alberto Clo, ex ministro dell'Industria e tra i maggiori esperti italiani di petrolio, pubblica nell'editoriale dell'ultimo numero di "Energia", la rivista da lui diretta, che proprio in questi giorni festeggia i trent'anni di vita. Scrive Clo a proposito della cosiddetta sindrome del peack-oil (tesi cara a studiosi come Jeremy Rifkin che sostengono che la produzione di greggio abbia superato il picco massimo e sia ormai entrata nella fase calante): "Nonostante si siano estratti (a livello mondiale, ndr) circa 450 miliardi di barili (di petrolio equivalente, ndr) tra il 1970 e il 1990 e altri 500 tra il 1990 e il 2009, le riserve provate di petrolio sono all'incirca raddoppiate, nel primo periodo, da 578 a 1.016 miliardi di barili e aumentate di un ulteriore 30% tra il 1990 e il 2009. Che un giorno il petrolio sia destinato a finire – aggiunge Clo – è fuor di dubbio. Che quel giorno sia molto di là da venire lo è altrettanto. Le cupe profezie dei giorni nostri – conclude – non avranno miglior fortuna di quelle di ieri". E' vero che la quota di mercato del petrolio s'è erosa di circa dieci punti sull'insieme dei consumi di energia, anche se per metà a beneficio del gas naturale (anch'esso della famiglia degli idrocarburi), è però anche vero che la sua domanda- offerta – osserva Clo - è aumentata di poco meno del 30% dal 1980 al 2009, "così da mantenere ancora saldamente il primato tra le fonti consumate e rimanendo pivot nella formazione dei prezzi energetici internazionali".