Alzare le barricate contro lo straniero, come sta cercando di fare il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per contenere le mire della francese Lactalis sulla Parmalat, rischia non solo di non funzionare, ma di sortire l'effetto contrario. Ce lo dicono le cronache dell'economia.


Guardiamo cosa è successo in Montedison nel 2001, quando a capo del gruppo c'era Enrico Bondi, lo stesso manager che oggi guida la Parmalat. La società di Foro Buonaparte fu scalata dalla Electricité de France (Edf), che aveva individuato nella Edison, allora controllata dalla Montedison, il veicolo per entrare nel libero mercato italiano dell'energia (elettricità e gas naturale).  A sostenere Edf nell'impresa fu dapprima il finanziere francese d'origine polacca Romain Zaleski, che godeva dei generosi finanziamenti  della Banca Intesa di Giovanni Bazoli, e poi addirittura la Fiat, che fu fatta scendere in campo a fianco dei francesi per garantire l'italianità dell'operazione.

Abbiamo visto come è andata a finire. La Fiat, che era molto indebitata e rischiava il dissesto, fu costretta a cedere la sua quota in Montedison (l'attuale Edison). Per bilanciare il peso di Edf fu promossa attraverso la Delmi un'altra cordata nazionale guidata dall'Aem di Milano (poi confluita con l'Aem di Brescia in A2A). Oggi Delmi e Edf hanno il controllo congiunto di Edison, ciascuna con il 50%, attraverso la Transalpina di Energia, controllo che esercitano con un patto prossimo alla scadenza. Ma era pensabile che un gruppo di ex municipalizzate, sia pure sotto la regia di Mediobanca, riuscisse a contrastare la più grande impresa elettrica del mondo?  I fatti di questi mesi dimostrano che questa strategia era perdente fin dall'inizio. Non solo perché Edf, accanto al 50% di Transalpina di Energia, ha un altro pacco di azioni fuori patto con cui raggiunge la maggioranza del capitale di Edison, ma anche perché l'obiettivo del francesi, fin dal momento in cui hanno messo piede in Italia, è stato quello di trasformare la società italiana in una loro consociata. Vogliono le leve del comando e molto probabilmente le avranno, perché, a differenza del nostro paese, loro nel settore dell'energia hanno un progetto che punta alla leadership dell'intera filiera industriale e che perseguono e difendono con determinazione. Quando l'Enel nello scorso decennio ha tentato di scalare la Suez, il governo di Parigi, per sbarrarle il passo, ha imposto che Gaz de France la incorporasse, e la partita s'è chiusa prima ancora di cominciare. Da noi il governo ha pochi spazi di manovra in questo senso.

Il governo Amato, nel 2001, per fermare Edf ne congelò i diritti di voto in Edison, ma la cosa servì a poco. Allo stesso modo oggi, per cercare di bloccare la scalata della Lactalis alla Parmalat, il consiglio dei ministri ha approvato un decreto che consente di rinviare l'assemblea ordinaria e straordinaria di una società "nel termine di 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio 2010, anche qualora tale possibilità non sia prevista dallo statuto della società". Ma a cosa potrà servire una misura del genere? Potrà creare qualche ostacolo in più, rallentare, ritardare l'ingresso della società lattiera francese nel gruppo di Collecchio, ma non servirà certo a ricacciarla al di là delle Alpi.

Per anni la nuova Parmalat è stata lì, in Borsa, alla mercé di chiunque, ma c'è voluto l'affondo della Lactalis perché si materializzasse una cordata italiana, peraltro ancora non ben definita. Se le banche come Intesa Sanpaolo e il governo avessero voluto ergersi a difensori dell'interesse nazionale, avrebbero dovuto darsi una mossa prima. Era evidente che una public company non sarebbe durata a lungo in Italia, per di più con buoni margini di guadagno e con quasi un miliardo e mezzo di liquidità in cassa derivante delle cause per danni avviate da Bondi contro le banche corresponsabili del crack. Non si può difendere l'interesse nazionale dopo che una società estera ha già messo sul piatto centinaia di milioni. Si può cercare di metterle i bastoni tra le ruote, come è avvenuto con Edf in Edison, si possono escogitare misure per prendere tempo, questo sì. Ma con quale obiettivo? O c'è un imprenditore italiano disposto a lanciare un'Opa sull'intero capitale della Parmalat oppure con il 29% la Lactalis alla prossima assemblea degli azionisti sarà in grado di farne eleggere la maggioranza del consiglio d'amministrazione.