Jerome Kerviel è stato condannato a cinque anni di carcere. Kerviel è l'ex un trader della SocGen, la Société Générale, che provocò alla banca francese una perdita di 5 miliardi di euro. La frode emerse nei primi 2008. Il poco più che trentenne Kerviel aveva assunto (all'insaputa dei suoi superiori?)  posizioni finanziarie per un totale (nozionale) di 50 miliardi di euro. Dovrà pagare anche una multa di 375mila euro.  Stento tuttora a credere che una frode di queste dimensioni possa essere avvenuta senza alcuna complicità  all'interno della banca, di cui Daniel Bouton era all'epoca presidente e direttore generale. Come ha dichiarato Kerviel durante il dibattimento, i suoi superiori erano al settimo cielo quando guadagnava e tremavano quando perdeva.  E' mai possibile che fossero tutti una massa di incompetenti? Bisogna comunque prendere atto della tempestività della condanna. In appena due anni la giustizia francese ha fatto il suo corso. In Italia per un giudizio di primo grado ci vorrebbe per lo meno il doppio del tempo. Spiace ripetere sempre le stesse cose, ma il crack Parmalat è del dicembre 2003 e il processo per bancarotta, che si svolge a Parma, solo adesso è arrivato alle battute finali. Del processo per il crack della Cirio, il gruppo di Sergio Cragnotti che divenne insolvente nell'autunno del 2002, si sono perse le tracce. E non parliamo dei "furbetti del quartierino". Ma in che razza di paese viviamo? Aveva ragione Leonardo Sciascia: "Tutto è legato per me al problema della giustizia: in cui si involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo". Non ci può mai essere vera giustizia se per un verdetto di primo grado occorrono da sette a otto anni.