La Procura di Milano rilancia al Presidente del Parlamento europeo la palla delle intercettazioni telefoniche tra Giovanni Consorte e Massimo D’Alema effettuate tre anni fa mentre era in atto il tentativo di scalata di Unipol su Bnl. I magistrati – che hanno appena depositata la richiesta di rinvio a giudizio verso tutti gli indagati ai quali era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini – hanno spedito una lettera a Strasburgo chiedendo di poter utilizzare in modo integrale, nell’ambito dell’inchiesta, le comunicazioni intercorse il 7 e il 14 luglio 2005 tra l’ex presidente e amministratore delegato di Unipol e l’ex segretario dei Ds (che all’epoca dei fatti era parlamentare euroepo). Il sostituto procuratore di Milano Luigi Orsi, che coordina il dossier, considera infatti le due telefonate rilevanti ai fini delle indagini: in una vi sarebbe la prova del reato di insider trading che sarebbe stato commesso da Consorte e l’altra contribuirebbe a rafforzare l’accusa di aggiotaggio nei suoi stessi confronti.

A questo punto si aprono due possibilità.

Primo scenario: il Parlamento europeo, dichiarandosi competente di fronte alla richiesta della Procura, potrebbe non autorizzare i magistrati milanesi all’uso delle telefonate, che in tal caso sarebbero definitivamente cassate dal procedimento.

Secondo scenario: il Parlamento europeo, dichiarandosi incompetente, darebbe di fatto alla Procura di Milano il via libera all’uso delle intercettazioni (in tal caso è come se le conversazioni fossero avvenute tra privati cittadini). In questa seconda ipotesi, oltre che contestare un reato aggiuntivo a Consorte (l’uso illegale di informazioni cosiddette price sensitive), la Procura potrebbe fare tutte le considerazioni del caso su D’Alema (dall’iscrizione sul registro degli indagati all’interrogatorio come persona informata dei fatti).