Solo nel 2010 per la consulenza sui sinistri lo studio dell'avvocato Mario Tuccillo, sede a Napoli, fatturò alla Fonsai 3,1 milioni di euro e alla Milano Assicurazioni, dello stesso gruppo assicurativo,  2,1 milioni. In totale, 5,2 milioni. L'anno successivo le cifre lievitarono rispettivamente a 4,3 milioni e a 3,6 milioni. Un totale di altri 7,9 milioni. E nel 2012 raggiunsero rispettivamente gli 8,5 e i 6,8 milioni. Un totale di altri 15,3 milioni. Ovvero, nel complesso, 28,4 milioni di euro in appena tre anni. Per i nostalgici della lira, che sono in numero crescente, fanno all'incirca 55 miliardi.



Il materiale sequestrato dall'autorità giudiziaria, agli atti dell'inchiesta sull'ex presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini e sull'ex azionista di controllo di Fonsai, Salvatore Ligresti,  è una miniera di notizie. Perché il pm Luigi Orsi, titolare delle indagini, appare così interessato a queste informazioni? La risposta è in questa intercettazione in cui l'avvocato Tuccillo parla per telefono con l'ex amministratore delegato di Fonsai Fausto Marchionni. La conversazione è del 20 novembre 2012. Marchionni fa riferimento alle indiscrezioni  che erano arrivate all'orecchio di Orsi sul fatto che Fonsai, per comprarsi la benevolenza del presidente dell'autorità di vigilanza, avrebbe utilizzato come intermediario un importante studio legale. Marchionni avverte Tuccillo che qualcuno ha fatto il suo nome. Ecco il testo della telefonata:
F: Ciao Mario!
M: Ue Fausto come stai?
F: bene grazie, senti ti telefono dal telefono di casa,
M: si,
F: ho da più fonti, ma comunque sicure, che hanno fatto anche il tuo nome,
M: ah, si!
F: si, per sapere se tu facevi da intermediario
M: figurati nu poc,
F: a dei pagamenti che io avrei potuto fare in qualche maniera poi ti spiego poi meglio, ma, o tramite cose elaborate, o cose del genere, a Giannini, per non farlo venire a
M: ma questa è una cosa da fantascienza,
F: e no, non tanto, questo lo dico a te perchè siamo amici, e mi fido, no,
M: si,
F: il tuo nome lo ha fatto Erbetta,
M: ah, si! Questo è un mascalzone allora,
F: un coniglio!
M: come?
F: E' un coniglio!
M: Va be, ma lui sa benissimo che non ci sono stati mai,
F: eh, lo so, ma lui è andato, adesso ormai collabora lui e il nostro awocato, con il magistrato, e gliene raccontano di tutte, e questa quà è fuori dal mondo, per fortuna il magistrato ha sentito un pò di persone che gli han detto, che è una cosa fuori dal mondo, fuori
dal mondo, però ormai gli racconterebbero anche la favola del lupo, pur di essere tagliati, pur di essere lasciati fuori,
M: E' una cosa proprio assurda!
F: infatti io, non sono stato sentito ne niente, ecc., quando ho sentito che han fatto il tuo nome, dice, ma chi è che ha fatto venir fuori stà roba, sai pensavo al nostro amico della Cattolica, no a dirti,
M: ma chi te lo ha detto?
F: Poi te lo dico, me l'han detto più di uno, però
M: ho capito!
F: eh, anche perchè han cercato riscontro, no, ovviamente, non l'han trovato,
M: e perché non ci sono,
F: allora han sentito se qualcuno, fatto del, bo, non so chi sia, qualcuno non sapeva neanche chi eri, qualcuno gli ha detto, forse sì, l'amicizia, non penso che ha trovato il sistema, perchè avrebbe dovuto farlo, poi non c'era motivo perché lo ricompensassi, lo pagassi per non andare, qui siamo veramente nella fantascienza.
Fine della telefonata.
Un altro avvocato del foro di Napoli, Giosafatte Morgera, nei tre anni fatidici incassò nell'insieme  14,1 milioni.  L'avvocato Giosafatte Morgera risulta docente dell'univerità Parthenope di Napoli, ma sul sito internet del dipartimento di giurisprudenza il suo curriculum, le sue pubblicazioni ed il suo materiale didattico sono "momentaneamente non disponibili". Ed altri 1,6 milioni finirono allo studio di un terzo legale napoletano, Sergio Cardaropoli, cavaliere del Sacro militare ordine costantiniano di san Giorgio, al quale risultano associati molti esponenti della classe dirigente napoletana tra cui il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro.
Il nome più intrigante, in mezzo a questa lista di consulenti, è comunque un altro: quello di un noto figlio d'arte, Marco Cardia. Si, proprio lui, il figlio dell'ex numero uno della Consob Lamberto Cardia. Allo studio Cardia, Fonsai liquidò nel 2001 una parcella di 1,3 milioni e di altri 2,3 milioni nel 2012. Il totale fa 3,6 milioncini. Un conflitto d'interesse che si commenta da sé anche alla luce delle dichiarazioni di Jonella Ligresti, figlia di don Salvatore: "Cardia [figlio] l'ho conosciuto e non mi è parso un luminare del diritto". Ma quel che importava di lui, evidentemente, non era la padronanza del diritto, ma la consanguneità con l'uomo che avrebbe dovuto vigilare sulla trasparenza delle operazioni di Borsa di Fonsai. Peraltro Lamberto Cardia continua a rivestire alte cariche pubbliche: da agosto di quest'anno è presidente delle Ferrovie dello Stato. Povero Ignazio Larussa! A lui, avvocato un tantino più noto di Marco Cardia, spettarono appena 450mila euro lordi. Una bazzecola se si considera che Ignazio è figlio di cotanto padre. Lo scomparso senatore missino Antonino Larussa fu infatti l'eminenza grigia dell'impero Ligresti.