Luigi Zingales non le manda mai a dire. Nella sua rubrica per "L'Espresso", l'economista che insegna alla Chicago Booth School of Business prende spunto da una dichiarazione del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, sulla crisi del capitalismo di relazione per ricordargli alcuni suoi doveri istituzionali.



Zingales la prende alla lontana. Spiega che nel capitalismo di relazione all'italiana le transazioni non avvengono per convenienza economica, ma per reciproche convenienze clientelari: io favorisco te, anche se non sei il migliore sul mercato, perché so che in cambio mi sosterrai in un'altra operazione; così ci aiutiamo a vicenda, alla faccia del consumatore, della meritocrazia e del libero mercato. E' però impossibile misurare l'"ipotetico vantaggio" di questo meccanismo di scambio. Argomenta Zingales: "Grossi errori sono inevitabili anche quando il capitalismo di relazione è gestito con la migliore buona fede. Ma queste inefficienze diventano enormi quando la buona fede viene a mancare".
E qui il professore viene al sodo: "Prendiamo ad esempio le ricche consulenze date da Fonsai al figlio dell'allora presidente della Consob, Lamberto Cardia. Furono date perché era il miglior avvocato in giro o come captatio benevolentiae nei confronti del padre che doveva supervisionare Fonsai?". Non solo: "Mediobanca interloquiva con l'Isvap (il regolatore delle assicurazioni) e con la Consob, come fossero partner attivi" della fusione tra Fonsai e Unipol. Se proprio "vuole contribuire a seppellire il capitalismo di relazione, Vegas cominci a cambiare i suoi rapporti con i regolati. Si impegni a non comunicare direttamente con loro, se non in incontri ufficiali (verbalizzati) in presenza degli uffici legali della Consob". Colpito e affondato.