Gli incentivi finanziari elargiti ai top manager per legarli alle imprese in modo duraturo sono un "sentiero pericoloso", dichiara John Wilcox, presidente di una società inglese – Sodali – che ha studiato a fondo il problema.

Il tema è di scottante attualità in Gran Bretagna, dove gli azionisti di aziende come Shell, Glaxo-Smitkline, Hongkong and Shanghai Bank Corporation e gruppi di pressione come l’associazione dei fondi assicurativi sono in rivolta perché ritengono che i premi incassati dai manager sono spesso slegati da qualsiasi risultato: vale a dire, immeritati. La tendenza a strapagare i manager crea infatti forti malumori nelle aziende, ne fa lievitare i costi e impedisce la valorizzazione delle migliori risorse interne.

La questione dovrebbe essere sollevata anche in Italia, dove i "numeri uno" aziendali sono spesso rappresentati e trattati come star dello spettacolo o, peggio, come taumaturghi capaci di compiere miracoli. Così, ogni volta che si parla di UniCredit se ne attribuiscono tutti i meriti ad Alessandro Profumo, a Mediobanca non si muove foglia che Cesare Geronzi non voglia e se Intesa Sanpaolo va a gonfie vele lo si deve interamente alla maestria di Corrado Passera.

Ora, nessuno mette in dubbio la forza trainante dei top manager, le loro visioni strategiche e lo loro capacità di "suonare la sveglia" e di risollevare le sorti di un gruppo, soprattutto nei momenti più critici. Il recente rilancio della Fiat è per esempio tutt’uno con la figura di Sergio Marchionne (le cui stock option, esercitabili a partire da domani – 1° giugno – potrebbero fruttargli una plusvalenza di 82 milioni di euro).

E’ però un errore accreditare l’idea che tutto sia merito loro (salvo tacere dei demeriti). Questa concezione del ruolo del manager fa perdere di vista la complessità dell’impresa. Tutto è ridotto a una questione di potere. Così si finisce per straparlare dell’amministratore delegato o del presidente di un’azienda e poco o niente dei suoi prodotti, delle sue strategie, dei suoi punti di forza e di debolezza. Si incensa il manager, facendo scivolare in secondo piano tutto il resto.

Altro che incentivi e stock option a chi guida le aziede…qui ci vorrebbe un bel bagno di umiltà.