Ho letto con molta attenzione il suo articolo sull’italianità di Telecom Italia e tutta la sua vicenda recente, fatta di scalate e accordi tra banche e finanzieri. Concordo pienamente con lei sul fallimento del collocamento in Borsa di Telecom Italia da parte del Tesoro. Ritengo, però, che il problema principale della fragilità societaria di Telecom e di altre grandi aziende sia da addebitarsi all’incapacità degli industriali italiani di fare gli industriali. Mi scusi il brutto gioco di parole, ma intendo proprio “incapacità di fare gli industriali”, di progettare il futuro delle aziende con strategie efficaci. Gli italiani sono diventati finanzieri che si accaparrano il controllo delle grandi aziende per spremerle fino all’osso o diluirne i debiti, come nel caso di Telecom Italia. I Benetton, non a caso, da industriali del settore tessile sono diventati finanzieri investendo, non senza l’appoggio di buona parte della classe politica italiana, nelle maggiori aziende privatizzate dallo Stato italiano. Temo che con Alitalia avverrà la stessa cosa. D’altronde, gli attori sono gli stessi della scalata a Telecom Italia (Colaninno, Banca Intesa, ecc.). Mi sembra, insomma, che gli industriali italiani siano, da decenni oramai, a corto di idee e strategie per rilanciare la nazione e che, invece, accusino qualsiasi Governo di fare poco per rilanciare l’economia nazionale. Certamente i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni sono stati inefficienti e incapaci di gestire questa nazione, ma gli industriali hanno le loro responsabilità. Mi auguro che tutti, classe politica e industriali, si decidano a mettersi al lavoro, ognuno per la propria parte. Solo così riusciremo a far crescere l’economia italiana. Non ci sono alternative e non sono ammesse scuse. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Un saluto. Cosimo Greco