L’”africapitalismo” in Nigeria ha il volto di Tony Elumelu (nella foto con Barack Obama), uno dei più corteggiati miliardari del continente nero. In gennaio, al forum di Davos, il magnate che ha il quartier generale a Lagos – dove risiede con la moglie medico e cinque figli – è stato a pranzo con il capo della Microsof Bill Gates e con i responsabili di grandi multinazionali europee e Usa, tra cui la francese Total.
Cinquantadue anni, cristiano di etnia Ibo, nato a Jos (fino al 2010 teatro di violenti scontri tra maggioranza cristiana e minoranza islamica), Elumelu detiene un impero. Al vertice della piramide sta la Heirsholding, che controlla la prima banca dell’Africa subsahariana, la United Bank for Africa (Uba), e il principale conglomerato industrial-finanziario della Nigeria, Transcorp.

L’Uba, costituita durante il periodo coloniale, opera in venti paesi dell’Africa. E’ presente in Burkina Faso, Camerun, Congo, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia, Monzambico, Sierra Leone, Tanzani, Uganda. E ha filiali a Londra, Parigi, New York. Presieduta da Tony Elumelu e quotata alla Borsa nigeriana, la banca offre servizi a 8 milioni di clienti attraverso 605 agenzie. I suoi dipendenti erano 12.700 a fine 2014 e il suo rendiconto al 30 settembre dello scorso anno presentava margini e utili in forte crescita. Transcorp (Transnational corporation of Nigeria), la società più capitalizzata della Borsa nigeriana, investe invece nella produzione di energia, nell’estrazione petrolifera, nella petrolchimica, nell’agroindustria e negli alberghi. Realizza margini e profitti assai consistenti. Ha sottoscritto circa due anni fa un contratto di production sharing con la compagnia di Stato nigeriana, da cui ha ricevuto in concessione lo sviluppo del blocco petrolifero Opl 181 nel delta del fiume Niger, dove opera anche l’Eni.
Elumelu, oltre che come magnate dell’industria, cerca di accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica internazionale come filantropo. Egli è contrario alla politica degli aiuti economici e caritatevoli  dai paesi ricchi e alle esportazione delle risorse energetiche in Occidente. Nella sua idea di “africapitalismo” lo sviluppo socio-economico dell’Africa dovrà avvenire attraverso un processo di stabilizzazione endogeno, con finanziamenti di lungo periodo generati nel continente.  Con la fondazione che porta il suo nome, Elumelu ha finanziato nel 2014, con 100 milioni di dollari, un programma decennale rivolto agli imprenditori di tutti i paesi africani. Con obiettivi ambiziosi: creare un milione di nuovi posti di lavoro e ricavi supplementari nel settore privato nell’ordine di 10 miliardi di dollari a conclusione del programma. E ha promesso di investire 2,5 miliardi di dollari nell’iniziativa “Power Africa” promossa dal presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama per incrementare la produzione di energia elettrica nel continente. Elumelu in gennaio, a Washington, ha fatto appello al Congresso affinché gli Usa aumentino gli sforzi per favorire l’accesso degli africani a un bene primario come l’elettricità.
Ma da dove origina la ricchezza di Tony Elumelu in un paese con 170 milioni di abitanti (il più popoloso dell’Africa) la maggior parte dei quali sotto la soglia di povertà? Qui sta il nodo della questione. Non si può certo dire che il nostro uomo, ex allievo della Harvard business school, manchi di senso degli affari. Il suo nome non è mai stato associato ad alcun episodio di corruzione nonostante la distrazione e l’appropriazione indebita di fondi pubblici siano la piaga di questo paese. In Nigeria una casta molto ristretta continua ad arricchirsi in modo scandaloso, spesso con la complicità dall’Occidente. Alle spalle di 120 milioni di diseredati che sbarcano il lunario con meno di un dollaro al giorno si contano 15mila milionari e una dozzina di miliardari. Elumelu sarà un filantropo, ma è da questo contesto che emergono le sue fortune. La sua reputazione non è mai stata scalfita. La sua ascesa è però coincisa con la dittatura del corrotto generale Sani Abacha. Elumelu è stato vicino sia ad Abacha sia ai suoi successori: Olusegun Obasanjo, Umaru Yar’Adua e Goodlack Jonathan (al centro di uno scandalo che coinvolge l’Eni). Ed è in rapporti con l’attuale presidente, Muhammadu Buhari, che ha dichiarato guerra alla corruzione (vedremo cosa riuscirà a fare).

Le fortune di Elumelu non sono estranee alle vicende politiche della Nigeria.  Va bene la filantropia, purché non sia una maschera per rendere socialmente accettabile il capitalismo di rapina che imperversa in molti Stati africani.