L'Europa appare debole di fronte alla pressione militare scatenata da Putin sull'Ucraina con l'invasione della Crimea. Il suo tallone d'Achille è la forte dipendenza da Mosca in campo energetico. I principali Stati dell'Unione, primi tra tutti Germania e Italia, sono legati alla Russia da contratti di importazione di gas a lungo termine. Una quota rilevante della domanda di energia di questi paesi è infatti coperta da Gazprom, il gigante industriale controllato dal Cremlino, il cui gas arriva sui nostri mercati di consumo attraverso il grande metanodotto che parte dalla Siberia e varca i confini dell'Europa occidentale passando proprio per l'Ucraina. Sono questi rapporti a condizionare l'atteggiamento delle singole nazioni europee nei confronti della Russia.


Per di più Germania e Italia partecipano alla realizzazione di due pipeline, il North Stream e il South Stream, che una volta completate consentiranno alla Russsia di trasportare il suo gas direttamente in territorio europeo, bypassando Ucraina e Polonia. Il North Stream, la linea sotto il mar Baltico tra Russia e Germania, già parzialmente in funzione, vede coinvolte insieme a Gazprom, che ne detiene la maggioranza assoluta, le imprese tedesche E.on e Wintershall, l'olandese Gasunie e la Gaz de France. Ancora in fase di progettazione è invece il South Stream, nato da un progetto tra Gazprom ed Eni, al quale si sono successivamente associate la stessa Gaz de France e la stessa Wintershall. La linea del South Stream dovrebbe partire dalla Russia meridionale, inabissarsi nel mar Nero, riemergere in Bulgaria e da qui diramarsi da un lato verso l'Austria, risalendo per Serbia ed Ungheria, dall'altro verso l'Italia, attraverso Grecia, Albania e mare Adriatico. Putin si è dimostrato particolarmente abile nello sfruttare a proprio vantaggio il bisogno di sicurezza degli approvvigionamenti da parte dei maggiori paesi europei importatori di gas. Gli interessi dei singoli Stati dell'Unione hanno avuto così la meglio su quelli complessivi dell'Europa, determinando nei fatti il fallimento del Nabucco, il gasdotto che avrebbe dovuto ridurre la dipendenza europea dal gas russo facendo affluire nel Vecchio continente il metano proveniente dal Caspio. In una situazione di crescente sudditanza energetica dalla Russia, con gli Stati membri che vanno a trattare con Gazprom in ordine sparso, l'Unione oggi appare priva di iniziativa ed inerte di fronte al dramma di un'Ucraina che si batte per aderire all'Europa.