Corre voce che le banche azioniste di Sorgenia – 3mila MW di potenza installata e oltre 250mila clienti – non abbiano ancora deciso se mettere in vendita la società, passando all’incasso, o se tenerla ancora per un po’, puntando su un ulteriore azione di crescita. Le stesse voci riferiscono un elenco di potenziali acquirenti (articolo pubblicato il 28 febbraio 2019). Quel che più conta, però, è capire perché un gruppo industriale che qualche anno fa era dato per spacciato è divenuto così attraente.
Il gruppo Sorgenia è un boccone grosso: Nel 2017 (ultimo bilancio pubblicato) ha registrato ricavi dalle vendite per 1,3 miliardi, un margine operativo lordo di 160 milioni e un utile di 44 milioni. E suscita di certo appetiti tra le più grandi imprese del settore, anche perché c’è un aspetto che la rende particolare: la società trae una parte consistente del margine dal Mercato dei servizi di dispacciamento. In che misura?
Per calcolare un numero orientativo sono state scaricate dal sito del Gme (Gestore dei mercati energetici) i dati delle offerte di vendita effettuate da Sorgenia sui tre mercati dell’energia: quello del giorno prima o Mgp, quello infragiornaliero o Mi e quello dei servizi di dispacciamento o Msd.
Abbiamo preso a tale scopo in considerazione le quattro centrali turbogas di Sorgenia localizzate a Modugno (Puglia), Termoli (Molise), Aprilia (Lazio) e Turano Lodigiano (Lombardia). E ne abbiamo stimato il margine lordo complessivo – realizzato sui mercati di cui sopra – detraendo dal prezzo di vendita del MWh i costi di produzione.
Per definire i costi di produzione ci siamo basati sui seguenti parametri: efficienza degli impianti pari al 50% (cioè per ogni unità di elettricità prodotta abbiamo calcolato due unità di gas bruciate), prezzo medio mensile del gas scambiato al Psv (Punto di scambio virtuale) e prezzo medio mensile per tonnellata della CO2. Non abbiamo considerato gli altri costi operativi e i costi del lavoro che avremmo dovuto desumere dai singoli bilanci, di cui non disponiamo. La stima che abbiamo calcolato va pertanto considerata come un ordine di grandezza.
Fatta questa premessa arriviamo al dato. Il Mol totale delle quattro centrali realizzato sui tre mercati (Mgp, Mi e Msd) è stato nel 2017 di 327 milioni, di cui 222 milioni – poco meno del 70% – derivante dal Mercato dei servizi di dispacciamento. Addirittura nell’aprile 2017 il contributo del Msd al margine cumulato ha sfiorato il 100 per cento. Ovvero nell’aprile 2017 Sorgenia ha guadagnato quasi esclusivamente dai servizi offerti a Terna per la risoluzione delle congestioni e per il bilanciamento della rete di trasmissione nazionale ad alta tensione.
Se estendiamo il calcolo ai cinque anni compresi tra il 2014 e il 2018, il Mol cumulato delle quattro centrali realizzato sui tre mercati in esame sale a 1 miliardo di euro, di cui 727 milioni (cioè 12 milioni al mese) imputabili al solo Msd. L’aspetto più interessante è che circa un quarto di questo Mol è stato generato in appena dieci mesi su un totale di sessanta.
Sorgenia si rivela dunque una macchina da soldi grazie al contributo delle attività di generazione elettrica ed in particolare grazie alle vendite sul mercato del dispacciamento, come evidenziato dalla stessa società nella nota integrativa al bilancio 2017.
I prezzi sul Msd possono raggiungere livelli molto elevati, perché le società che vi operano – come Sorgenia e come gli altri grandi produttori, tra cui Enel – debbono soddisfare, con tempi di risposta molto brevi, le richieste di accensione e spegnimento delle centrali effettuate da Terna in base alle necessità del momento. Questo meccanismo consente ai produttori abilitati al Msd di non vendere la propria energia sul Mercato del giorno prima o sul Mercato infragiornaliero, dove la concorrenza tende a comprimere i prezzi, ma di destinarla in buona misura ai servizi di dispacciamento dove invece il produttore ha un forte potere negoziale nella determinazione del prezzo di vendita.

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