Nel 2018 si stima che saranno vendute nel mondo 81,5 milioni di autovetture, il doppio di quelle che sono state vendute durante tutti gli anni ’90. Se questa è una buona notizia per l’industria automobilistica, che resta una delle colonne portanti dell’economia e dell’occupazione a livello mondiale, lo è un po’ meno per l’ambiente. Gli autoveicoli infatti sono tuttora alimentati in larghissima parte da combustibili fossili che, emettendo grandi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, contribuiscono all'”effetto serra” e  di conseguenza al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici.

A trainare le vendite, nonostante la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina,  sono soprattutto i mercati asiatici, dove la domanda di autovetture in questi sette anni è raddoppiata. L’Europa, che negli ultimi dieci anni era scesa dal 34% al 20% delle vendite mondiali, è tornata per numero di immatricolazioni ai livelli precedenti la crisi del 2009. Sono invece ferme le vendite in Brasile e in Russia.

Nell’Unione Europea le vetture sono responsabili del 12% delle  emissioni totali di CO2 e i crescenti divieti alla circolazione delle auto inquinanti, accanto a una più diffusa coscienza ecologista, stanno spingendo un numero sempre più consistente di consumatori a orientarsi sull’auto elettrica, determinando un cambiamento qualitativo del parco circolante.

Nei prossimi anni è previsto il boom dell’auto elettrica. Molto dipenderà dalla potenza delle nuove batterie e dai prezzi. Nel 2017 (ultimo dato rilevato) le emissioni di CO2 delle nuove auto immatricolate nella Ue sono scese in media a 118,5 grammi per chilometro contro una media di 158,6 grammi per chilometro nel 2008.