Il pm Luigi Orsi della Procura di Milano, coordinatore dell'inchiesta su Fonsai-Unipol, mette in fila i fatti. Il documento che pubblichiamo è allegato agli atti giudiziari depositati qualche settimana fa.

Dalle carte emerge che:
1) Salvatore Ligresti faceva acquistare azioni Premafin attraverso i suoi trust esteri per tenere alte le quotazioni della società. Al valore di Borsa di Premafin, che aveva sotto di sé Fonsai, erano infatti agganciati i crediti a Sinergia e Imco, le società che stavano in cima alla piramide di controllo del gruppo della famiglia Ligresti.

2) Matteo Arpe rese spontanee dichiarazioni ad Orsi in cui sostenne che Fonsai fondendosi con Premafin se ne accollava il debito, abbassando il proprio margine di solvibilità. La fusione, inoltre, avrebbe fatto scattare il diritto di recesso per i soci Premafin ed in primo luogo per la famiglia Ligresti, altra circostanza che avrebbe contribuito a deprimere ulteriormente il margine di solvibilità di Fonsai.

3) Si scopre che l'attuario Fulvio Gismondi, in Fonsai dal 2004, ha alle spalle un arresto e una condanna in primo grado per corruzione. A presentarlo ad Arpe fu Roberto Meneguzzo, amministratore delegato di Palladio Finanziaria, la società che insieme alla Sator di Arpe aveva presentato un piano alternativo per acquisire Fonsai. L'attuario è un matematico incaricato di stimare i rischi di risarcimento che gravano su una compagnia.

4) L'amministratore delegato di Fonsai Fausto Marchionni aveva assunto nella compagnia di Ligresti il figlio del presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini, motivo per il quale, secondo Gismondi, l'autorità di controllo si era astenuta per dieci anni dal compiere ispezioni su Fonsai.

5) Giannini nel 2009 manifestò irritazione verso Gismondi, attraverso il top management di Fonsai, per la relazione che l'attuario aveva spedito all'Ispav sull'anomalia della "riapertura sinistri" alla quale Fonsai ricorreva con regolarità.

6) L'Isvap effettuò un'ispezione nell'ottobre 2010 durante la quale emersero irregolarità su operazioni immobiliari con soggetti riconducibili ai Ligresti, non deliberate dal Cda di Fonsai, e su consulenze fittizie corrsiposte da Fonsai a don Salvatore.

7) L'ispezione allarmò Ligresti, ma Marchionni lo rassicurò spiegandogli che Giannini era un "amico" e che al termine del suo mandato all'Isvap avrebbe voluto trovare una collocazione di rango. Per esaudire il desiderio di Giannini, Ligresti  aveva già attivato le proprie conoscenze. Giannini avrebbe dovuto ricoprire la carica di presidente dell'Autorità antitrust.

8) La relazione ispettiva dell'Isvap, del giugno 2011, fu poco incisiva, lasciò in ombra parecchie delle operazioni immobiliari irregolari, ed in luglio Giannini consigliò ad Erbetta, nominato nel frattempo amministratore delegato, di inondare l'Isvap di documenti che giustificassero le consulenze di Ligresti verso Fonsai.

9) Giannini rivelò al vertice di Fonsai che dalla seconda parte della relazione ispettiva emergeva una insufficienza delle riserve per circa 300 milioni.

10) Alla fine del 2011 il fondo Amber, socio di Fonsai, denunciò le operazioni immobiliari irregolari.

12) In un'interrogatorio Gismondi dichiara al pm Luigi Orsi che i consulenti di Fonsai, ai fini dei concambi per la fusione con Unipol, avevano accertato che il valore di Unipol sarebbe stato negativo per 26 milioni. Sostiene Gismondi: "L'istituto di vigilanza deve però, sostanzialmente, fare le stesse valutazioni quanto meno per valutare la salvezza patrimoniale di Unipol. Il lavoro dell’Isvap è ancora in corso e ovviamente non si sa ufficialmente quale ne sarà l'esito. Debbo comunque riferire che Carlo Cimbri mi ha detto il 21 marzo scorso, in un incontro tenutosi a Roma nella sede di Unipol alle 16,30, che Giannini gli aveva assicurato che avrebbe assicurato l'operazione". E più avanti: "Quel giorno Cimbri era andato nella sede dell'Isvap accompagnato dal presidente di Unipol Pierluigi Stefanini. Io e Cimbri ci siamo incontrati subito dopo che lui era uscito dalla sede dell'Isvap. Motivo dell'incontro è stato quello, per Cimbri, di saggiare la mia posizione sul tema dell'integrazione Unipol Fonsai…Con quell'incontro Cimbri voleva farmi capire che l'operazione era gradita ai più alti livelli istituzionali e che il mio atteggiamento poteva essere influente. Nella circostanza Cimbri mi spiegò, come ho appena detto, che aveva l'approvazione di Giannini, ma aggiunse anche che avrebbe avuto altresì il via libera della Consob". E ancora: "Il senso del discorso che mi ha fatto Cimbri era quello di rappresentarmi che si trattava di 'un'operazione di sistema' la riuscita della quale dipende dai concambi. A questo proposito Cimbri è stato estremamente chiaro perché mi ha detto che Unipol avrebbe proceduto a condizione che all'esito della fusione controllasse il 70% della nuova società". E inoltre: "Devo dire che Giannini mostra di essere favorevole all'operazione, come Cimbri mi ha riferito. Ma non va sottovalutata la posizione della dottoressa [Flavia] Mazzarella [vicedirettore generale di Isvap]  la quale, se possibile, mostra un atteggiamento ancora più esplicitamente favorevole. La dottoressa Mazzarella ha una familiarità esibita con Nagel".
E a proposito dei rapporti tra Nagel e l'Isvap: "Nagel mi ha detto qualcosa come 'bisogna che la vigilanza dia un messaggio ai Ligresti e li riporti in carreggiata'. In effetti il giorno dopo, venerdì 16 marzo, lui si è recato in Isvap e quello stesso giorno è partita una lettera indirizzata a Premafin da parte di Isvap". Il senso di questa lettera, riferisce Gismondi durante la deposizione in Procura, è che "Premafin e i Ligresti defìniscano quanto prima possibile gli accordi con Unipol. Non può sfuggire la singolare preferenza che Isvap esprime per il matrimonio Unipol-Fonsai".
Gismondi rivela che, in vista dell'assemblea Fonsai del 19 marzo, l'Isvap scrive al Cda del gruppo assicurativo, chiedendogli di "…precisare che il progetto di ricapitalizzazione è finalizzato alla fusione con Unipol. Si coglie in modo palmare il pregiudizio della vigilanza assicurativa, nella visione della quale esiste esclusivamente l'integrazione Unipol-Fonsai ". E sottolinea che Giovanni Cucinotta, il funzionario dell'Authority che vigilava su Fonsai , "…è piuttosto preoccupato del procedimento di autorizzazione di cui stiamo parlando e perciò sarebbe in contatto con un suo consulente legale".

13) Chiamato a sua volta a deporre davanti al pm, Cucinotta dichiara di essersi opposto ad alcune operazioni immobiliari di Ligresti: l'acquisizione da parte di Fonsai di un'azienda romana di 400 ettari, la Cesarina, "…un investimento palesemente privo di ritorno economico", che viene bloccato, e l'acquisizione di Ata Hotels da Sinergia, autorizzata solo dopo la modifica di alcune clausole contrattuali svantaggiose per Fonsai.
Cucinotta parla poi dei chiarimenti chiesti a Fonsai nel 2009 sulla riserva sinistri delle attività Rc auto ed Rc generale. il funzionario dell'Isvap aveva seguito uno studio realizzato da due esperti in cui si "evidenziava che Fonsai appostava riserve insufficienti rispetto ad una stima su parametri standard. Il documento non era destinato alla pubblicazione. Tuttavia ne trapelarono i dati, come mi contestò Giannini. Io non so chi possa aver portato all'esterno quei dati, semmai sono usciti. Giannini dispose la redazione di una nota tecnica a cura dell' Ufficio Attuariato allora diretto dal collega Roberto Roberti". Tale nota "criticava la metodologia che era stata utilizzata e l'attendibilità dei risultati e tuttavia rilevava – per altra via – la problematicità ed anomalia delle riaperture sinistri di Fonsai".
La riapertura avviene in seguito alla contestazione di chi ha subito il sinistro, dopo che la compagnia ha deciso di non risarcirlo o di risarcirlo solo in minima parte in modo da iscrivere a patrimonio una passività inferiore al dovuto. Quando questa pratica diventa frequente "nasce il sospetto – è sempre Cucinotta che parla – che la ritardata emersione del debito sia funzionale ad un imbellettamento del bilancio… Fu perciò che il 23 dicembre 2009 il mio ufficio chiese al presidente Giannini di condurre subito un’ispezione su RC Auto in Fonsai. Al contempo segnalavamo al presidente l'opportunità di avviare molto probabilmente una ulteriore ispezione sul tema della RC Generale non appena si fossero acquisiti ulteriori dati". Il presidente dell'Isvap, invece, propose "…di rinviare entrambe le iniziative ispettive nella primavera successiva, quando fossero stati acquisiti ulteriori dati".
Nell'aprile 2010 Cucinotta torna alla carica con Giannini: "Non ricordo il giorno, ma potrebbe essere il 20, chiesi al presidente Giannini per la terza volta di procedere all’ispezione su Fonsai. In questa occasione non mi limitai a rappresentare il problema a voce ma redassi una nota. Il documento dovrebbe essere agli atti dell'Istituto. Giannini non diede seguito alla sollecitazione". Risultato: "L’11 febbraio 2011 sono stato trasferito da Vigilanza2 a Vigilanza1. Al mio posto andò il collega Roberti". LEGGI QUI SOTTO LE SEGNALAZIONI DEL PM LUIGI ORSI AL PROCURATORE AGGIUNTO ROBERTO ROBLEDO

Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Milano

Milano, 3 maggio 2012

AL PROCURATORE AGGIUNTO
COORDINATORE DEL SECONDO DIPARTIMENTO
Cons. Alfredo ROBLEDO

Oggetto: Indagini sul gruppo Ligresti.

Segnalo, ai fini di condivise valutazioni e deliberazioni, quanto emerge dagli accertamenti qui condotti nell'ambito del fascicolo n. 16345/11 mod.21.

1. Le correnti indagini su società controllate dal gruppo Ligresti.
Nell'ambito del p.p. n. 1634512011 questo Ufficio procede ad indagini preliminari riferite alle seguenti ipotesi di reati societari:
ostacolo alla Vigilanza svolta dalla Consob (art. 2638 c.c.);
manipolazione del mercato (art. 185 TUF) riguardante le azioni emesse da Premafin Spa;
false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.) relativo ai bilanci 2010 di Sinergia Spa e lM.CO Spa;
insider trading (art. 184 TUF) riferito alle azioni emesse da Fondiaria Sai Spa;
manipolazione del mercato (art. 185 TUF) riferita alle azioni emesse da Fondiaria Sai.
Tutte le predette società sono controllate dalla famiglia Ligresti. In particolare, Sinergia, controllata dai Ligresti – detiene il 20% del capitale di Premafin, società; questa detiene il 35% di Fondiaria Sai.
L'avvio delle indagini è stato innescato dalla Consob che ha qui segnalato l'andamento anomalo delle quotazioni delle azioni emesse dalla Premafin, impresa quotata alla Borsa di Milano, nel periodo tra il novembre 2009 ed il settembre 2010. La Commissione ha accertato che in questo arco di tempo una serie di enti giuridici esteri (Darlis Anstalt, Ulero Anstalt, Alembert Associates SA., Okanda Stiftung) hanno sistematicamente acquistato azioni Premafin in asta di chiusura in modo tale da determinare artificiosamente il prezzo del titolo, al rialzo. La Commissione ha altresì accertato che detti acquirenti sono di pertinenza di due trust (the Heritage e the Ever Green Security) che detenevano, al 16 settembre 2010, un complessivo 20% del capitale di Premafin e risultavano gestiti da tale Giancarlo De Filippo, persona vicina alla famiglia Ligresti, che peraltro controlla Premafin attraverso una serie di società (Limbo Invest SA, Hike Securities SA, Canoe Securities SA, Milano Assicurazioni Spa, Fondiaria Spa) tra le quali Sinergia e la sua controllata IM.CO Spa. In relazione all'anomalo andamento delle azioni di borsa la Consob non ha ricevuto sufficienti chiarimenti da Salvatore Ligresti, ritenuto colui cui risale la strategia di negoziazione dei
titoli Premafin intestati ai predetti soggetti esteri. Perciò la Commissione ha qui denunciata la violazione dell' art. 2638 c.c.
La Consob ha voluto precisare il movente della denunciata manipolazione del corso del titolo Premafin (art. 185 TUF): il gruppo Sinergia (compresa quindi IM.CO) ha costituito a garanzia di cospicui debiti verso creditori bancari proprio le detenute azioni Premafin. I rapporti di credito tra Sinergia-IM.CO e le banche finanziatrici prevedevano covenant in ragione dei quali la diminuzione del prezzo delle azioni Premafin avrebbe imposto il rimborso dei crediti o la dazione di ulteriori garanzie. Il decremento di prezzo del titolo Premafin avrebbe peraltro costretto Sinergia e IM.CO a svalutare la partecipazione nei loro bilanci. Sinergia e IM.CO sono insolventi ed il PM ha chiesto il loro fallimento. I bilanci 2010 di queste società non rappresentano minimamente la grave situazione attuale. La verifica sulla veridicità di questi bilanci ha quindi imposto di iscrivere notizia di reato ex art. 2621 c.c. nei confronti dei presidenti pro tempore di queste società.
Le indagini preliminari riguardano anche ipotesi di reato relative al corso di borsa della Fondiaria Sai. Questa società, a valle della catena societaria descritta, vive un momento quanto mai tormentato. Gravata da notevoli perdite (oltre 2,5 miliardi di euro negli ultimi due esercizi), vede oscillare il corso del titolo in borsa. In relazione all'andamento borsitico di Fondiaria Sai sono emersi due episodi che hanno imposto iscrizione di reato: quando, a metà gennaio 2012, il mercato ha saputo che Unipol Spa era interessata ad acquisire il controllo di Fondiaria Sai, si è rilevato che due settimane prima il titolo azionario di quest'ultima società era inspiegabilmente salito sul mercato borsistico milanese, ciò che ha imposto di ipotizzare la violazione dell'art. 184 TUF; quando, qualche settimana dopo, l'iniziativa di Unipol ha trovato un competitore nella Palladio Finanziaria Spa e si è appreso che questa società agiva in concerto con la Sator Spa secondo un accordo in quel momento non del tutto chiaro al mercato, si è ipotizzata la violazione dell'art. 185 TUF.
2. Il ruolo dell'Isvap.
Le indagini qui sommariamente descritte hanno avuto eco di stampa, quanto meno dal momento in
cui Salvatore Ligresti è stato invitato a rendere interrogatorio – nel luglio 2011 – per il reato ex art. 2638 c.c. e ha deciso di non rispondere.
In questo contesto, il 4 aprile 2012 si è qui spontaneamente presentato Matteo Arpe, amministratore delegato di Sator Spa. Premette
ndo ch'egli è parte della sfida di mercato che vede Sator e Palladio contrapposte a Unipol nel tentativo della presa del controllo del gruppo Premafin-Fondiaria Sai, Arpe ha dichiarato: "Le considerazioni che vengo a svolgere sono ovviamente proprie di una parte che ha interessi economici. Tuttavia le ragioni che tendo a sottolineare hanno spessore legale. La nostra proposta di ingresso in Premafìn non presenta i problemi che – secondo il mio parere – può presentare il progetto messo a punto da Unipol. Il tema centrale è quello, critico, dell'ipotizzata fusione di Premafin in Fonsai. Il primo problema consiste nel fatto che Fonsai viene ad accollarsi – per così dire – il debito della ex controllante Premafin. In particolare, in esito a questa fusione, Fonsai riduce il proprio margine di solvibilità nella misura di 16 punti percentuali. Oltre a ciò la fusione comporta il diritto di recesso degli azionisti di Premafin e quindi principalmente dei Ligresti. Questo recesso impatta negativamente sull'indice di solvibilità di Fonsai per ulteriori 5 punti percentuali. Tali dati sono delineati nella documentazione che le produco oggi. Altro aspetto: l'operazione riconosce ai Ligresti un diritto di recesso che solitamente tutela i soci di minoranza che "subiscono" l'operazione straordinaria. In questo caso l'impegno di Premafin che dà luogo al diritto di recesso dei suoi soci è stato siglato proprio dai Ligresti".
Le dichiarazioni di Arpe non divergono, a ben vedere, da quelle dallo stesso pubblicamente rese né
di per sé prospettano alcun rilievo penale. Successivamente si è qui pure spontaneamente presentato Fulvio Gismondi, attuario professionista e consulente di Fondiaria Sai, il quale ha preliminarmente chiarito di avere deciso questo passo nelle seguenti circostanze: "Conosco la dottoressa Serenella Rossano, commercialista in Milano. Mi è stata presentata da Matteo Arpe che ho conosciuto a dicembre scorso quando mi è stato presentato dal dr. Meneguzzo, a.d. di Palladio Finanziaria. A dicembre 2011 avevo conosciuto Meneguzzo che mi si era rivolto per avere un ”quadro sulla Fonsai. Io gli detto quello che dico a tutti: Fonsai sarebbe una società interessante se solo si mettessero a posto alcuni problemi dei quali ora le dirò. Insomma, la Rossano – che ho conosciuto attraverso Arpe – mi ha segnalato la possibilità di presentarmi direttamente in Procura da lei. Voglio ancora precisare che non ho alcun interesse – professionale o personale – con Meneguzzo, Arpe o loro società" (verbale 12 aprile 2012).
Le dichiarazioni di Gismondi vanno assunte quanto mai criticamente considerando questo suo collegamento con il teste Arpe, parte della contesa di mercato su Fondiaria Sai. Gismondi non ha peraltro voluto nascondere di essere incorso in una vicenda giudiziaria del tutto estranea a questa corrente (arrestato e condannato in primo grado per il reato di corruzione) e tuttavia di per sé astrattamente idonea ad inficiarne la credibilità. Gismondi ha dichiarato di voler rendere le dichiarazioni che di seguito si riportano proprio per non essere nuovamente ed ingiustamente coinvolto in una vicenda giudiziaria.
2.1. Le dichiarazioni rese da Fulvio Gismondi.
Il teste si è soffermato su tre temi: quello dei controlli di Isvap nei confronti di Fondiaria Sai, descritti quali a dir poco "blandi" e "amichevoli"; quello del ruolo di Isvap nell'attuale vicenda della ricapitalizzazione di Fondiaria Sai, contesto nel quale i vertici dell'Istituto mostrerebbero di parteggiare per l'iniziativa di Unipol; quello di anomali personali rapporti tra esponenti della società vigilata ed il presidente di Isvap, Giannini.
2.1.1. I controlli di Isvap su Fondiaria Sai.
Nel corso delle audizioni rese il 12, 16 e 18 aprile 2012 Gismondi ha tratteggiato, anche depositando memorie scritte, un primo contesto narrativo a tenore del quale il controllo di Isvap su Fondiaria Sai presenta un carattere quanto mai blando e poco incisivo. In particolare il teste ha riferito che:
dal 2004 il teste è l'attuario (questi è sostanzialmente un matematico chiamato a calcolare quanto si può prevedere un'impresa assicurativa venga a pagare quali futuri risarcimenti) incaricato di Fondiaria Sai;
nel 2009 Gismondi ha constatato che Fondiaria Sai presentava una anomala incidenza di "riapertura sinistri", fenomeno che l'attuario descriveva nella sua relazione che correda il bilancio 2008;
l'Isvap (l'Istituto che vigila sulle imprese assicuratrici) inviava a Fondiaria Sai una "blanda" richiesta di informativa;
nel corso dell'estate 2009 l'amministratore delegato di Fondiaria Sai, Fausto Marchionni, alla presenza del direttore generale della società Emanuele Erbetta, riferiva a Gismondi che il presidente dell'Isvap, Giancarlo Giannini, gli avrebbe manifestato "irritazione" per il contenuto della sua relazione e particolarmente quanto all'emersione della detta anomalia;
Marchionni e Giannini sono notoriamente legati da stretti rapporti personali e il figlio di quest'ultimo è stato assunto da Fondiaria, circostanze che secondo Gismondi spiegano perché Fondiaria Sai non sia stata oggetto di ispezioni per oltre dieci anni;
nell'autunno 2009, Giannini informava Marchionni che l'ispezione su Fondiaria era ormai improrogabile, sicché Marchionni chiedeva a Gismondi di studiare le possibili aree di verifica;
l'ispezione avviata dall'Isvap nell'autunno 2010 faceva emergere già a dicembre di quell'anno gravi irregolarità in ordine ad una serie di operazioni immobiliari con parti correlate, cioè soggetti legati alla medesima famiglia Ligresti. In particolare dette operazioni sono state effettuate senza approvazione del Consiglio di amministrazione di Fondiaria Sai;
oltre all'opacità delle dette operazioni immobiliari, dall'ispezione emergeva che Salvatore Ligresti aveva percepito dal 2003 cospicui emolumenti per consulenza di dubbia effettuazione;
quando, nell'arco del primo trimestre del 20 Il, Gismondi rappresenta in più occasioni ai manager di Fondiaria (l'amministratore delegato Marchionni e il direttore generale Erbetta) nonché ad alcuni membri della famiglia Ligresti (Salvatore e Jonella) la sua preoccupazione per l'esito prevedibile dell'ispezione, Salvatore Ligresti lo "rassicura" spiegandogli che Giannini è un "amico", peraltro interessato a trovare una collocazione professionale di rango alla scadenza del suo mandato in Isvap, desiderio che Ligresti stava cercando di esaudire attivando le sue più influenti conoscenze politiche ed istituzionali;
la nota Isvap del 9 giugno 2011, conclusiva della prima parte dell'ispezione, era palesemente poco incisiva a fronte delle gravi irregolarità riscontrabili e riscontrate dagli ispettori. In particolare, Isvap contestava esclusivamente le fatture emesse da Salvatore Ligresti e le somme spese da Fondiaria in favore di tale Laità srl, così lasciando in ombra ben 12 operazioni immobiliari gravemente irregolari;
nel luglio 2011, Giannini suggerisce ad Erbetta (diventato amministratore delegato al posto di Marchionni) di "inondare" l'Istituto di carte che tendessero comunque a "giustificare le consulenze di Salvatore Ligresti. Tanto Erbetta riferisce al teste;
in seguito, nell'autunno 2011, il dirigente Giombini fornisce a Gismondi assortito materiale cartaceo (planimetrie, corrispondenza) in realtà privo di significato difensivo per Fondiaria Sai e per Salvatore Ligresti;
nel settembre 2011 Salvatore Ligresti, il d.g. Erbetta ed il dirigente Rapisarda informano Gismondi che Giannini andrà a presiedere l'autorità Antitrust;
al contempo, Giannini anticipa a Erbetta il tenore della seconda parte dell'ispezione (relativa alla responsabilità da sinistri stradali) donde emerge un'insufficienza di riserve per circa 300 milioni di euro;
alla fine del 2011 la situaz
ione cambia perché Giannini non consegue l'incarico all' Antitrust, il socio di Fondiaria Amber Capital denuncia le operazioni immobiliari irregolari, il bilancio di Fondiaria 2011 reca importanti svalutazioni.
Il ruolo dell'Isvap nella vicenda della ricapitalizzazione di Fonsai.
Gismondi ha introdotto un secondo tema relativo alla condotta dell'Isvap nella vicenda Fondiaria Sai. Questa società deve essere ricapitalizzata e gli attuali soci non manifestano la capacità o la volontà di procedere. La stampa da mesi quotidianamente informa dei tentativi di due gruppi societari impegnati ad acquisire Fondiaria sai: Unipol da un lato; le finanziarie Sator e Palladio dall'altro. Secondo quanto qui riferisce il teste Gismondi l'Isvap (nella persona del presidente Giannini e del vice direttore generale dr.ssa Mazzarella) favorirebbe nell'attualità l'operazione che sotto la regia di Mediobanca, rilevantissimo creditore di Fondiaria Sai, porterebbe Unipol Spa ad acquisire Fondiaria Sai e a fonderla in un unico gruppo assicurativo.
Il teste ha dichiarato in proposito: "Come è noto anche da notizie di stampa il progetto di integrazione tra il mondo Unipol e quello Fonsai trova il suo punto delicato nella definizione del concambio delle azioni di queste società che vanno a fondersi. In termini concreti due squadre di consulenti stanno verificando il valore dei due gruppi. Fonsai ha affidato l'incarico di verificare il bilancio di Unipol alla società Ernst & Young e ha affidato l'incarico di verificare le poste tecniche attuariali alla mia organizzazione. I dati così evidenziati sono poi soggetti alla valutazione di ben tre banche d'affari: Goldman Sachs, officiata da Fondiaria Sai; City officiata dai consiglieri indipendenti della stessa società; Rotschild officiata dalla Milano assicurazioni. Tutti questi che ho indicato sono i professionisti del mondo Fonsai. Quanto ad Unipol essa si vale di KPMG che verificati i bilanci e i dati attuariali di Fonsai e si vale di banca Lazard per le rettifìche. I vari professionisti stanno cercando di mettere a punto una forchetta numerica all’interno della quale si individua il concambio tra i due gruppi Lo so perché me lo ha detto Cimbri, ma tutti sanno che Unipol intanto dà seguito alla programmata integrazione con Fonsai in quanto acquisisca una partecipazione non inferiore al 67%. Questa soglia azionaria è sufficiente a controllare le assemblee totalitarie. Ora tutti i professionisti di parte Fonsai, ma proprio tutti, sono concordi nel ritenere che il rapporto tra Unipol e Fonsai in nessun caso può superare il 61% in favore di Unipol. Più precisamente la forchetta va da 50 ad un massimo di 61, ma non di più. Io ho avuto modo in questi giorni di parlare tanto con Erbetta quanto con Peluso di questa circostanza e ho insistito a rappresentare loro che sarebbe ben grave truccare i numeri per invogliare Unipol. Le mostro due documenti che possono spiegare la situazione più di ogni altro discorso. Le mostro innanzitutto la mail di giovedì scorso 12 aprile inviata da Francesco Paolicelli di Goldman Sachs (allegato 1 al presente verbale). A questo documento è allegata una tabella che indica in termini numerici quale valore attribuiscano le due squadre di professionisti a Fonsai, a Milano e a Unipol. Non può non sorprendere il fatto che i consulenti di Unipol ravvisino in questa società un valore di 1,678 miliardi di euro, mentre i professionisti del mondo Fonsai ravvisino un valore negativo di Unipol per 26 milioni di euro. Non si fatica a comprendere quanto lontane siano le valutazioni. Ciò riguarda anche il valore di Fonsai che i consulenti di quest'ultima ravvisano in 1,618 miliardi di euro e i consulenti di Unipol in 448 milioni. Questi numeri emergono impiegando il criterio dello "embedded value" il quale discende dalla considerazione del patrimonio netto rettificato e del valore del portafoglio assicurativo. Questi sono i numeri di partenza delle valutazioni di cui sto parlando. Le banche d'affàri, poi, impiegano ulteriori criteri di valutazione quali il metodo dei multipli e quello dell'andamento del valore di borsa. Venerdì pomeriggio alle 15 ho parlato al telefono con Peluso, era presente il mio collega Paolo Botta. Peluso mi ha detto che secondo lui la proporzione tra Unipol e Fonsai non supera la forchetta 50/55 in favore di Unipol e ciò pure ricorrendo a tutti i possibili criteri che ho indicato, anche quelli più elastici. Ho quindi detto a Peluso che se i numeri sono questi pare impossibile slabbrarli fino ad arrivare al 67% in favore di Unipol. Anche ad Erbetta ho detto le stesse cose e anche lui è consapevole della difficoltà di assecondare l'operazione Unipol nei termini desiderati da questa società. Tanto Peluso quanto Erbetta sono tormentati da questa difficile situazione. La quale situazione presenta una ulteriore anomalia. A questo proposito le mostro la mail indirizzatami dal collega Paolo Botta giovedì scorso (allegato 2 al verbale). In realtà Paolo mi ha girato una comunicazione di Perco secondo la quale deve ritenersi il valore negativo di Unipol ancora più negativo di quanto i consulenti di Fonsai abbiano rilevato. Come si vede la situazione è straordinariamente difficile e densa di gravi prospettive. Mi è stato riferito da Erbetta che stasera alla 19 si riunirà il Consiglio di Fonsai e che almeno 5 consiglieri voteranno Unipol al 67%. Erbetta mi ha fatto i loro nomi: De Marchis, Militello e un terzo rappresentante come i primi due di Unicredit, Pini e Comoli, che rappresentano la famiglia Ligresti. Ho detto ad Erbetta che se vota in questo senso assume una sicura responsabilità. Peluso come Direttore generale non voterà.
D.: Cosa è a conoscenza dell'Isvap di quanto lei mi sta dicendo?
R.: L’Isvap esprimerà la sua valutazione sulla fusione, richiesta che le è già stata fatta da Unipol  il 27 febbraio scorso. Per essere più preciso devo spiegare che l'Isvap non si cura minimamente del tema dei concambi che così tanto angoscia gli amministratori di Unipol e Fonsai. Ciò che l’Isvap deve fare è verificare che Unipol, cioè il proponente dell'operazione abbia i requisiti patrimoniali per acquisire una società, Fonsai, che sulla carta è 2 volte e mezzo più grande. L'Isvap compie questa valutazione in autonomia e nel termine di 60 giorni dal 27 febbraio scorso, prorogabili di ulteriori 20 giorni.
D.: Cosa farebbe I'Isvap se sapesse che, secondo i consulenti di Fonsai, Unipol ha un valore negativo di almeno 26 milioni di euro?
R.: Evidentemente non concederebbe l'autorizzazione.
D.: Mi pare di comprendere che Isvap non riceve informazioni sulle analisi che i consulenti dei due gruppi stanno svolgendo, e così?
R.: Come ho detto le valutazioni dei consulenti di Fonsai e Unipol vengono svolte ai fini dei concambi, ciò che per Isvap è irrilevante. L'istituto di vigilanza deve però, sostanzialmente, fare le stesse valutazioni quantomeno per valutare la salvezza patrimoniale di Unipol. Il lavoro dell’Isvap è ancora in corso e ovviamente non si sa ufficialmente quale ne sarà l'esito. Debbo comunque riferire che Carlo Cimbri mi ha detto il 21 marzo scorso, in un incontro tenutosi a Roma nella sede di Unipol alle 16,30, che Giannini gli aveva assicurato che avrebbe assicurato l'operazione.
Quel giorno Cimbri era andato nella sede dell'Isvap accompagnato dal presidente di Unipol Pierluigi Stefanini. Io e Cimbri ci siamo incontrati subito dopo che lui era uscito dalla sede dell'Isvap. Motivo dell'incontro è stato quello, per Cimbri, di saggiare la mia posizione sul tema dell'integrazione Unipol Fonsai. Io non ho mai lavorato per UnipoI, magari avrò seguito qualche vicenda che avrà toccato l'interesse di qualche società del gruppo, ma non sono mai stato il consulente fiduciario della compagnia bolognese. Con quell'incontro Cimbri voleva farmi capire che l'operazione era gradita ai più alti livelli istituzionali e che il mio atteggiamento poteva esse
re influente. Nella circostanza Cimbri mi spiegò, come ho appena detto, che aveva l'approvazione di Giannini, ma aggiunse anche che avrebbe avuto altresì il via libera della Consob. A questo proposito mi spiegò che sarebbe stato decisivo il fatto che Unipol si accollasse 75 milioni di euro di
Premafin rispetto al piano iniziale. Mi si chiede chi di Consob avrebbe assicurato Cimbri e rispondo che lui non me lo ha spiegato probabilmente avrà parlato al più alto livello.
D.: Cimbri le spiegò qualcosa nel merito dei numeri dell'operazione prospettata?
R.: Come le ho detto il senso del discorso che mi ha fatto Cimbri era quello di rappresentarmi che si trattava di "un 'operazione di sistema" la riuscita della quale dipende dai concambi. A questo proposito Cimbri è stato estremamente chiaro perché mi ha detto che Unipol avrebbe proceduto a condizione che all'esito della fusione controllasse il 70% della nuova società.
D.: Erano presenti altre persone al vostro dialogo?
R.: Nell'ufficio dove abbiamo parlato non c'era nessuna però nel corso della conversazione Cimbri ha telefonato a Nagel che ha contattato con il cellulare e con il quale ha poi parlato su rete fissa. Cimbri ha detto al suo interlocutore che era a colloquio con me definendomi come il professore che tu conosci. Nel corso di quella telefonata Cimbri ha raccontato a Nagel l'esito del suo colloquio con Giannini, del tutto positivo.
D.: All’interno dell’Isvap chi sono i dirigenti o funzionari che si occupano del procedimento di autorizzazione della fusione Unipol-Fonsai?
R.: Se ne occupano le due articolazioni della vigilanza rispettivamente guidate da Giovanni Cucinotta e Roberto Roberti. Il primo si occupa di Unipol e il secondo di Fonsai.
D.: Che Lei sappia Cucinotta e Roberti sono allineati alle indicazioni pregiudiziali di Giannini in ordine all'autorizzazione di cui parliamo?
R.: Intanto devo dire che Giannini mostra di essere favorevole all'operazione, come Cimbri mi ha riferito. Ma non va sottovalutata la posizione della dottoressa Mazzarella la quale, se possibile, mostra un atteggiamento ancora più esplicitamente favorevole. La dottoressa Mazzarella ha una familiarità esibita con Nagel. Posso tuttavia ricordare un episodio che a me pare significativo della speciale relazione che Nagel ha instaurato con i vertici dell'Isvap. Il 15 marzo scorso ho incontrato Nagel negli uffici di Mediobanca a Milano. Ragione dell'incontro era quello di discutere i lavori che sono in corso e che sono mirati alla fusione. Nagel mi ha rappresentato la sua preoccupazione per la serietà dell'impegno dei Ligresti nei confronti di Unipol e mi ha chiesto cosa pensassi in proposito. Io gli ho detto quello che pensavo e che penso e cioè che è legittimo dubitare della coerenza dei Ligresti i quali hanno sì stipulato un accordo con Unipol ma non sembrano perfettamente allineati alla sua esecuzione. Non mi è chiaro perché i Ligresti siano così poco prevedibili tuttavia l'impressione è quella della inaffidabilità. Nagel mi ha detto qualcosa come "bisogna che la vigilanza dia un messaggio ai Ligresti e li riporti in carreggiata”. In effetti il giorno dopo, venerdì 16 marzo, lui si è recato in Isvap e quello stesso giorno è partita una lettera indirizzata a Premafin da parte di Isvap. Non ho qui con me il documento che posso fare avere in copia. Come consulente di Fonsai sono a conoscenza di tutto il carteggio con l 'Isvap. Lei la leggerà, ma comunque comincio a dirle qual è il senso di questa missiva e cioè che Premafin e i Ligresti defìniscano quanto prima possibile gli accordi con Unipol. Non può sfuggire la singolare preferenza che Isvap esprime per il matrimonio Unipol-Fonsai. Ciò non emerge esclusivamente da quanto mi ha detto Cimbri e ho appena riferito, né emerge esclusivamente da questa lettera a Premafin. C'è di più. In particolare il 19 marzo scorso si è tenuta l'assemblea di Fonsai in vista della quale sia Consob che Isvap hanno inviato 2 distinte missive al CDA della società. Anche questi documenti sono in grado di produrli in seguito ma intanto desidero anticiparle quale diversa
intonazione usano le due vigilanze. Consob scrive a Fonsai e sostanzialmente chiede di sapere come la società intende risolvere il problema della ricapitalizzazione. Isvap, invece, chiede a Fonsai di precisare che il progetto di ricapitalizzazione è finalizzato alla fusione con Unipol. Si coglie in modo palmare il pregiudizio della vigilanza assicurativa, nella visione della quale esiste esclusivamente l'integrazione Unipol-Fonsai . Se Giannini e Mazzarella sembrano così disponibili
alle sollecitazioni che ho descritto, non posso dire la stessa cosa dei dirigenti della vigilanza che si
chiamano Cucinotta e Roberti. In questo contesto il ruolo di maggiore responsabilità tra i due lo ha
Cucinotta, che è il vigilatore di Unipol. Io non ho rapporti diretti con Cucinotta né con Roberti. Tenendo presente che il mondo professionale nel quale mi muovo è relativamente piccolo, non è difficile venire a conoscenza dei relativi "rumors". Ho così potuto sapere che Cucinotta è piuttosto preoccupato del procedimento di autorizzazione di cui stiamo parlando e perciò sarebbe in contatto con un suo consulente legale".
2.1.3. Soldi a Giannini.
Gismondi ha poi introdotto un terzo tema – quello di utilità che Giannini avrebbe percepito da Fondiaria – precisando quanto segue:
"nell'ottobre/novembre 2011 Erbetta (con il quale avevo una consuetudine professionale giornaliera) mi ha riferito di avere saputo da Piergiorgio Peluso (direttore generale di Fonsai, in un momento in cui Erbetta era diventato a.d. di Fonsai) una circostanza che non ho verificato né so se sia verificabile: Fonsai avrebbe fatto avere dei soldi a Giannini per l'intermedio di una OLUS sanitaria" (verbale 12 aprile 2012);
"posso precisare qualche dettaglio che riguarda le circostanze nelle quali Erbetta mi ha fornito questa notizia. Il momento storico in cui la famiglia Ligresti è entrata in conflitto con Peluso. Questi viene da Unicredit, è un banchiere. Egli ha assunto l'incarico di direttore generale in Fonsai su indicazione evidentemente della banca ma con il decisivo gradimento della famiglia Ligresti. L'accordo tra la banca e i Ligresti fu che la prima doveva mandare qualcuno in Fonsai a gestire la crisi, ma la famiglia aveva una facoltà di gradimento. Tra i papabili per questa posizione ricordo l'ex amministratore delegato di Pirelli, non ricordo il nome, ma anche il nome di Bondi ha circolato per qualche tempo. La scelta della famiglia Ligresti è caduta su Peluso perché pare che le due famiglie abbiano rapporti significativi. Ricordo che Salvatore Ligresti in una circostanza qualche tempo fa mi ha detto che conosce Piergiorgio Peluso .fin da quando era bambino. Tornando al contesto nel quale Peluso avrebbe riferito ad Erbetta quanto questi mi ha raccontato, è importante che io le precisi che proprio nell'autunno dell'anno scorso Peluso aveva puntato i piedi quanto alle svalutazioni di bilancio in Fonsai, ciò che la famiglia Ligresti evidentemente non gradiva.
Ho assistito personalmente ad un incontro nel corso del quale Jonella Ligresti ha detto ad Erbetta che Peluso avrebbe dovuto essere allontanato. In effetti quando Peluso è arrivato in Fonsai, nel giugno 2011, ha portato con sé da Unicredit Gianandrea Perco. Questi è il dirigente che in Unicredit si occupava di immobili e che Peluso ha messo a capo della divisione immobiliare di Fonsai. Va detto che fino a quel momento il mondo immobiliare Fonsai  faceva capo ad un uomo di fiducia dei Ligresti, tale Talarico. Perco ha messo le mani su questo comparto e proprio dalla sua attività è emersa una cospicua fetta di svalutazioni a bilancio. L'opera di Peluso e Perco non poteva che essere invisa ai Ligresti.
In questo contesto si colloca ciò che Peluso avrebbe riferito ad Erbetta e che questi mi ha raccontato. Q
uando Erbetta mi ha riferito la faccenda dell'Onlus sanitaria eravamo da soli io e lui. Ricordo che eravamo negli Uffici Fonsai di Milano in via Locatelli. Mi si chiede se Erbetta abbia riferito questa circostanza della Onlus ad altre persone oltre che a me e rispondo che non lo so".
D: “Lei è in grado di rifèrire quale possa essere la fonte di conoscenza dalla quale Peluso ha tratto quelle informazioni?
R..”Erbetta non mi ha detto nulla in proposito. Deve comunque essere tenuto presente il tipo di incarico che Peluso ha in Fonsai. A lui fanno capo gli Uffici che si occupano della contabilità e finanza, laddove l'attività operativa gestionale fa capo ad Erbetta. Quando Peluso è arrivato in Fonsai ciò ha determinato una spaccatura del personale in due tronconi: una parte è rimasta legata alla famiglia Ligresti, ma non pochi si sono allineati a Peluso, percepito come dirigente influente. Sono portato a credere ciò che è logico ritenere e cioè che tra quanti sono allineati a lui abbiano riferito questa circostanza a Peluso”.
2.2. Segnalazioni dell'Isvap alla A.G. su Fondiaria Sai.
In un arco di tempo a cavallo delle dichiarazioni rese da Gismondi, l'Isvap ha qui depositate due segnalazioni relative all'ispezione condotta su Fondiaria Sai.
Il 22 marzo 2012, la Guardia di Finanza Reparto Valutario ha qui depositata una prima segnalazione dell'Isvap, relativa alla prima parte dell'ispezione su Fondiaria Sai. Questo documento è presente agli atti del p.p. n. 2630/2012 modo 45 K. Effettivamente la segnalazione datata 21 marzo 2012 denuncia i due temi delle fatture emesse da Salvatore Ligresti e della Laità srl. Il tema delle operazioni immobiliari è trattato nell' allegato verbale parziale degli accertamenti ispettivi firmato dagli ispettori e non costituisce materia della segnalazione firmata dal presidente dell'Istituto.
Il 18 aprile 2012, il presidente dell'Isvap Giannini ha depositato alla Procura di Milano una denuncia per il reato di cui all'art. 2638 c.c. nei confronti di identificandi esponenti di Fondiaria Sai. La condotta di ostacolo denunciata viene più precisamente riferita alla redazione del bilancio 2010 di Fondiaria Sai nel quale si indica la voce "riserva sinistri" in modo irregolare, non evidenziandone l'insufficienza per 314 milioni di euro, La formulazione di questa denuncia contrasta visibilmente con la narrativa qui resa dal teste Gismondi, secondo il quale Isvap conosceva i problemi di Fondiaria ben prima che il bilancio 2010 fosse approvato ed anzi l'Istituto avrebbe "ammorbidito" variamente il tenore e l'esito dell'ispezione.
Il 30 aprile 2012 l'Isvap ha qui inoltrato copia della nota di avvio del procedimento ex art. 238 c. 2 Codice delle Assicurazioni, procedimento amministrativo teso a verificare se il CdA ed i sindaci di Fondiaria Sai non abbiano commesse gravi irregolarità.
2.3. Dichiarazioni del teste Cucinotta, dirigente dell'Isvap.
Il 21 aprile è stato convocato il dirigente della Vigilanza Isvap Giovanni Cucinotta. Chiarito che all'interno dell'Istituto operano due settori di Vigilanza (la l e la 2), il teste ha spiegato che attualmente dirige la Vigilanza1 mentre sino al febbraio 2011 dirigeva la Vigilanza2. In tutto questo arco di tempo Cucinotta ha avuto modo di svolgere accertamenti di vigilanza c.d. "cartolare" su Fonsai e ciò nel periodo ricompreso tra il maggio 2008 ed il febbraio 2011. Tra il febbraio 2011 ed il gennaio 2012 non ha avuto occasione di occuparsi di Fonsai. Dal gennaio scorso si occupa della richiesta di autorizzazione presentata da Unipol e che è finalizzata all'integrazione con il gruppo Fonsai. A questo titolo egli è quindi tornato ad occuparsi di questa società.
Con riferimento alla vigilanza su Fonsai condotta tra il 2008 ed il 2011, il teste ha significativamente confermato quanto aveva qui dichiarato Fulvio Gismondi sul carattere "amichevole" dell'approccio del presidente Giannini e del suo vice, Mazzarella.
Si trascrivono le sue dichiarazioni: ”Nell'ambito di questa attività occorre distinguere due ambiti specifici: gli accertamenti cosiddetti "cartolari"; quelli che derivano dall'ispezione su Fonsai. Quanto agli accertamenti cartolari vengono in rilievo due tematiche: le operazioni immobiliari con parti correlate; l'appostazione a bilancio della riserva sinistri.
Parlo innanzi tutto delle operazioni immobiliari. Non ricordo a memoria tutte quelle che sono state esaminate. Tenga presente che non tutte le operazioni immobiliari superano la soglia che impone l'autorizzazione dell'Isvap. A mio ricordo ne individuo due, le più significative, entrambe collocabili nel corso del 2009. Innanzitutto Fonsai richiese autorizzazione ad acquisire una tenuta denominata Cesarina in Roma. Si trattava di un terreno di 400 ettari non edificabile, improduttivo e vincolato a parco naturale. Fonsai chiedeva l'autorizzazione ad acquisire questo immobile per 80 milioni di Euro. Il mio ufficio ha ben chiarito alla società vigilata che non avrebbe proposto l'autorizzazione richiesta perché si trattava di un investimento palesemente privo di ritorno economico. In particolare segnalai al presidente Giannini il problema, questi ne parlò con l'AD di Fonsai Marchionni e di seguito Fonsai ritirò la richiesta di autorizzazione. Altra operazione immobiliare che ricordo è quella con la quale Fonsai acquisì la società ATAHOTELS. Il mio Ufficio condusse un 'istruttoria su questo dossier che durò circa cinque mesi. Ricordo che la perizia estimativa della società era stata firmata da KPMG. Il mio Ufficio contestò questa perizia e richiedemmo un supplemento di piano industriale. Fonsai a quel punto ci presentò un ulteriore perizia firmata da Roland Berger, una società di estimazione immobiliare. A maggio 2009 autorizzammo l'operazione con la modifica di alcuni punti. In particolare il contratto sottoposto alla nostra autorizzazione prevedeva due clausole che facemmo cadere: innanzitutto dicemmo a Fonsai che il prezzo equo da pagare a Sinergia (il venditore) non era di 30 bensì di 25 milioni di euro: in secondo luogo chiedemmo la caducazione della clausola secondo la quale Fonsai avrebbe dovuto versare a Sinergia ben 18 milioni di euro nel caso in cui il bene acquisto avesse prodotto una certa redditività positiva. Con questi aggiustamenti l'acquisto fu autorizzato. In questa vicenda ricordo che contestammo verbalmente al dottor Novarese il fatto di essere ai vertici delle due società, venditrice ed acquirente. Quanto era accaduto comunque lasciò importanti tracce nel
modo in cui l 'Isvap avrebbe dovuto trattare Fonsai. Per esempio ricordo che il 14 luglio 2009 dissi al dottor La Torre di KPMG che non avrebbero mai più dovuto presentare perizie come quella che accompagnava l'iniziale richiesta di autorizzazione all'acquisto di Ata Hotels. Ciò accadde nel momento in cui La Torre venne da noi a contestare i nostri rilievi. Spiegai a La Torre che se avesse ancora presentato perizie di quel tipo avrei proposto di segnalare la cosa all'Autorità Giudiziaria. A fine 2009 il mio Ufficio chiese ai vertici dell'Istituto il monitoraggio degli investimenti immobiliari che Fonsai andava facendo e chiedemmo altresì che l 'Isvap ingiungesse a Fonsai di autolimitare le operazioni con parti correlate. Effettivamente in seguito il presidente Giannini formalizzò a Fonsai queste richieste. Precisando quanto ho detto prima spiego che la missiva di Isvap a Fonsai è di dicembre 2009 ma le sollecitazioni del mio Ufficio al presidente Giannini sono antecedenti. Mi si chiede se il presidente Giannini ebbe a svolgere osservazioni sulle mie proposte e rispondo che non vi furono obiezioni, in quella fase.
Veniamo ora al tema della riserva sinistri. Il 29 ottobre del 2009 l 'Isvap (probabilmente io stesso direttamente) chiese chiarimenti a Fonsai sul tema delle riserve con riferimento alla RC Auto e alla RC Generale. Il p
eriodo in relazione al quale questi chiarimenti venivano richiesti era quello relativo ali 'esercizio 2008. All'epoca era emerso che in questi due settori Fonsai presentava una certa anomalia rispetto alle società concorrenti. Oltre a guidare la Vigilanza2 io all'epoca ero anche a capo del Servizio Studi di Isvap. In questa seconda veste avevo seguito uno studio sul modo di appostare le riserve sinistri con riferimento a tutto il mercato assicurativo italiano. Utilizzando tecniche stocastiche e avvalendomi della consulenza dei professori De Felice e Moriconi. Lo studio fu licenziato il 5 dicembre 2009. Si proponeva inoltre di estendere lo studio all'anno successivo e di tenere un seminario interno sulle metodologie. La proposta tornò barrata a sigla della dottoressa Mazzarella con su scritto "ne abbiamo già parlato”. Da questo elaborato emergeva il problema per Fonsai. Lo studio evidenziava che Fonsai appostava riserve insufficienti rispetto ad una stima su parametri standard. Il documento non era destinato alla pubblicazione. Tuttavia ne trapelarono i dati, come mi contestò Giannini. Io non so chi possa aver portato all'esterno quei dati, semmai sono usciti. Giannini dispose la redazione di una nota tecnica a cura dell' Ufficio Attuariato allora diretto dal collega Roberto Roberti. La nota in definitiva si proponeva di spiegare i limiti del lavoro che era stato fatto sotto la mia direzione. Il 16 dicembre 2009 fu depositata questa nota che era stata curata da Roberti e firmata da me. Questa nota in realtà criticava la metodologia che era stata utilizzata e l'attendibilità dei risultati e tuttavia rilevava – per altra via – la problematicità ed anomalia delle riaperture sinistri di Fonsai. Mi pare opportuno spiegare che cosa sono le c.d. riaperture. Se un'impresa assicurativa apposta a bilancio riserve sinistri che non considerano il sinistro come risarcendo o attenuano il risarcimento previsto, in questi casi nasce il sospetto che la ritardata emersione del debito sia funzionale ad un imbellettamento del bilancio. In sostanza si rappresenta meno passivo nello stato patrimoniale. Come si vede tanto i dati emersi dal mio studio iniziale quanto la nota curata da Roberti confermavano l'anomalia delle riaperture sinistri in Fonsai. In particolare emergeva una problematicità nella tenuta delle riserve. Fu perciò che il 23 dicembre 2009 il mio ufficio chiese al presidente Giannini di condurre subito un’ispezione su RC Auto in Fonsai. Al contempo segnalavamo al presidente l'opportunità di avviare molto probabilmente una ulteriore ispezione sul tema della RC Generale non appena si fossero acquisiti ulteriori dati. Si tenne una riunione il 29 dicembre 2009 per formulare il piano ispettivo 2010. In quella circostanza in calce alla nota con la quale veniva formulata questa richiesta annotai quanto Giannini propose e cioè di rinviare entrambe le iniziative ispettive nella primavera successiva, quando fossero stati acquisiti ulteriori dati. Il 31 dicembre 2009 il mio Ufficio iniziò il monitoraggio degli investimenti immobiliari di Fonsai. Il 19 marzo 2010 la mia articolazione incontrò alcuni esponenti di Fonsai tra i quali forse Erbetta. In quella occasione dissi ai miei interlocutori che proponevo di monitorare trimestralmente l'RC Auto e RC Generale di Fonsai. Nella nota che redassi per riformare il presidente ed il vice-direttore generale del contenuto di questo incontro rinnovai la richiesta di ispezione su Fonsai. Nel mese di aprile 2010, non ricordo il giorno, ma potrebbe essere il 20, chiesi al presidente Giannini per la terza volta di procedere all’ispezione su Fonsai. In questa occasione non mi limitai a rappresentare il problema a voce ma redassi una nota. Il documento dovrebbe essere agli atti dell'Istituto. Giannini non diede seguito alla sollecitazione. Sul momento mi disse a voce che aveva in mente di avviare una ispezione più generale. Quando in seguito chiesi agli uffici di farmi avere l'appunto che avevo fatto pervenire al presidente, il suo assistente Novelli mi disse che sarebbe stato smarrito. Devo precisare che tutte le volte che indirizzavo sollecitazioni e richieste al presidente Giannini lo facevo contemporaneamente al vice direttore generale Mazzarella. Più precisamente passavo dalla Mazzarella per arrivare a Giannini, secondo ordine gerarchico. Tra il settembre e l'ottobre 2010 l'istituto dispose un'ispezione generale su Fonsai, inizialmente centrata sulla governance. Il 28 dicembre 2010 il presidente Giannini dispose l'estensione dell'ispezione al tema della sola RC Auto. Il 28 gennaio 2011 proposi ai miei superiori l'estensione dell'ispezione al tema della RC Generale anche con richiesta di stima del metodo di valutazione delle riserve sinistri. Il 3 febbraio 2011l incontrai Erbetta con i miei collaboratori. Il tema dell'incontro fu piuttosto ampio e generale. Nella circostanza Erbetta era appena stato nominato AD di Fonsai al posto di Marchionni. Nella nota al presidente con la quale informavo del contenuto dell'incontro con Erbetta proponevo l'estensione dell'ispezione alla RC Generale e rinnovavo la richiesta di verifica delle metodologie di calcolo delle riserve sinistri. In calce a questo documento il presidente Giannini annotò a mano "chiediamo rielaborazione criteri". L’11 febbraio 2011 sono stato trasferito da Vigilanza2 a Vigilanza1. Al mio posto andò il collega Roberti. Nei giorni immediatamente successivi fui invitato dal presidente Giannini a partecipare alle riunioni che riguardavano Fonsai. Si trattava di un invito del tutto comprensibile dato che .fino a quel momento mi ero occupato dei problemi di Fonsai. Ricordo che feci la stessa cosa anche con riferimento ad altra società assicurativa vigilata Vigilanza2, Generali. Per quanto riguarda le riunioni dedicate a Fonsai, ne ricordo una tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo nel corso della quale il presidente Giannini – presenti Mazzarella, Roberti, La Robina e Novelli – ci informò di avere saputo dall'ispettorato che erano emerse delle problematiche relative alle consulenze immobiliari che Ligresti avrebbe prestato in favore di Fonsai e che non risultavano supportate adeguatamente. Io sapevo di questo problema già dal dicembre 20l0, mi era stato riferito dai colleghi dell'Ispettorato.
Quando Giannini portò a conoscenza di tutti i presenti questa circostanza io intervenni osservando che l'Isvap avrebbe dovuto denunciare all'Autorità Giudiziaria il fatto qualificato come appropriazione indebita e falso in bilancio. Nessuno commentò la mia proposta. Non fui più invitato alle riunioni con il vertice dell'Istituto su Fonsai".