L'ex amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, il gruppo controllato da Mediobanca, testimonia davanti alla Procura di Milano sulla vicenda Fonsai-Unipol.  Rende le sue dichiarazioni al pm Luigi Orsi. Parla dell'ex presidente dell'Isvap Giancarlo  Giannini e di Mediobanca.

Su Giannini dice che, contrariamente all'occhio di riguardo che ebbe per FonSai, allora controllata dal gruppo Ligresti, il presidente dell'autorità di vigilanza per le assicurazioni condusse controlli incisivi sul gruppo Generali, in particolare su Ina Assitalia e che l'ispezione si concluse senza sanzioni. Secondo Perissinotto, la decisione dell'Isvap di prendere di mira Generali potrebbe essere stata ispirata da Cesare Geronzi, che all'epoca sedeva sullo scranno di presidente della compagnia triestina.  Quindi nega l'esistenza di qualsiasi legame tra Generali e Palladio finanziaria, la società che si offrì insieme alla Sator di Matteo Arpe di acqusire Fonsai in alternativa ad Unipol. 

Perissinotto afferma di essersi pronunciato per iscritto contro l'offerta di Unipol per Fonsai e accusa di conflitto d'interesse il vertice di Mediobanca, affermando di ritenere inappropriato che il principale socio di Generali, concorrente di Fonsai, si adoperasse per la fusione tra Fonsai e Unipol. Sottolinea di  essere stato cacciato dalle Generali proprio nel corso della contesa per Fonsai anche se aggiunge di non avere le prove che tra i due fatti vi fosse un rapporto di causa ed effetto.

Contro Perissinotto e contro il suo ex braccio destro Raffaele Agrusti, l'attuale top management delle Generali sta valutando in seguito a richiesta dell'Ivass (l'autorità di controllo delle assicurazioni che ha preso il posto dell'Isvap di Giannini) la promozione di un'azione di responsabilità per presunte irregolarità.  A scriverlo è Carlotta Scozzari su Dagospia. LEGGI LA DEPOSIZIONE QUI SOTTO

Il giorno 20 dicembre 2012 alle ore 16,00, in Milano – Palazzo di Giustizia, piano 40, stanza n.23, avanti al Pubblico Ministero dott. ORSI LUIGI – Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, che procede personalmente alla redazione del presente verbale, presente il Cap. Gabriele Bonavitacola del Nucleo Polizia Tributaria Guardia di Finanza di Milano è comparso GIOVANNI PERISSINOTTO, nato a Conselice (RA) il 6 dicembre 1953 e residente a Trieste in via Panzera, n. 111

la suddetta, avvertita dell'obbligo di riferire ciò che sa in relazione ai fatti sul quale viene sentita, avvertita altresì delle conseguenze penali cui può incorrere ex art. 371 bis c.p. nel caso in cui renda dichiarazioni false ovvero taccia, in tutto o in parte, ciò che sa sui fatti medesimi, dichiara quanto segue:

Domanda: Ieri Salvatore Ligresti ha qui dichiarato di averla incontrata in più di un'occasione a casa dell'Avvocato Consolo nel corso di riunioni conviviali alle quali presenziava anche Giancarlo Giannini, allora Presidente oggi Commissario straordinario dell'ISVAP. E' così?

R: Si, sarò andato un paio di volte. Conosco l'Avvocato Consolo che ha iniziato la carriere come penalista ricevendo una certa notorietà per avere difeso Alì Agca. Nel tempo si è specializzato in diritto civile assicurativo ed ha anche lavorato per GENERALI di cui sono stato Amministratore delegato fino a pochi mesi fa.

Domanda: Ligresti ha riferito che Giancarlo Giannini in queste occasioni gli ha segnalato professionisti a lui graditi. E' capitato anche a Lei quello che racconta Ligresti?

R: Figurarsi, sarebbe stato impensabile. Giannini ha manifestato, quale Presidente dell'ISVAP un atteggiamento non benevolente nei confronti di GENERALI e ci ha subissati di ispezioni. Io non so se ci sia sul mercato assicurativo un operatore che ha ricevuto tante attenzioni quante Giannini ha riservato a GENERALI. Quello che dico non è una doglianza o una teoria del complotto, ma è documentato. Se si confronta il numero di iniziative assunte dall' ISVAP nei confronti di GENERALI con quelle promosse (meglio: non promosse) nei confronti, ad esempio, del gruppo Ligresti si comprende di cosa parlo. E' ben vero che due anni fa è stata finalmente svolta un'ispezione e sono stati assunti provvedimenti nei confronti di FONDIARIA-SAI. Ma chi sta sul mercato assicurativo sa bene che questa società presentava problemi ben prima del 2010. La gran parte delle ispezioni e richieste di chiarimenti l'ISVAP l'ha svolta nei confronti della INA Assitalia, controllata da GENERALI. Una iniziativa più recente è stata assunta dall 'ISVAP nei confronti di GENERALI a proposito della società estera PPF. Le richieste e le verifiche dell'ISVAP non hanno condotto ad alcun provvedimento sanzionatorio nei confronti di GENERALI. Ma l'Istituto ha certamente mostrato una incisività, per così dire, che sfiora l'accanimento. Devo spiegare di cosa si tratta quando si parla di PPF. Nel 2007 GENERALI ritenne di crescere espandendosi all'estero. Fu costituita questa PPF il cui 51% è di GENERALI laddove il 49% fa capo ad un imprenditore che opera nella Repubblica Ceca, Peter Kelner. In sostanza abbiamo riunito nella PPF le attività assicurative nell'Est Europa, facenti capo a noi ed a Kelner. L'effetto di questa joint venture presenta numeri importanti. GENERALI ha incrementato i premi da 1 a 5 miliardi di euro, l'utile da 48 a 500 milioni di euro. L'accordo con il partner estero prevede clausole di put e calI. Quindi GENERALI dovrebbe acquistare da Kelner se questi esercitasse il diritto di vendere la sua quota. L'acquisto costa 2,5 mld di euro. Ovviamente GENERALI sa bene che l'esercizio della put implica questo impegno. La scadenza della clausola è stata prorogata dal 2010 al 2014. L'ISVAP ci ha contestato di non avere dato sufficiente pubblicità all'obbligo che nasce dalla put. L'ISVAP ha trattato questa vicenda con la CONSOB e finalmente non è sortito alcuna censura ne tantomeno alcuna denuncia all' Autorità Giudiziaria. Non ho elementi di certezza ma sono convinto che questa attenzione di ISVAP non sia lontana dal ruolo del Presidente di GENERALI dell'epoca, Geronzi. In questo quadro, e torno alla sua domanda, non è neppure immaginabile che Giannini mi si rivolgesse per piazzare suoi amici tra i fornitori di GENERALI.

Domanda: Si legge sul Corriere della Sera di questi giorni che vi sarebbe un legame tra GENERALI e la PALLADIO che ha conteso ad UNIPOL il controllo di FONDIARIA.

R: E' una illazione. Sarà bene che le spieghi qual è il rapporto tra GENERALI e PALLADIO e quanto GENERALI fosse estranea all'iniziativa di PALLADIO su FONDIARIA. Nel corso del 2007 GENERALI ha deciso di avviare un piano di investimenti nel settore delle infrastrutture e ciò costituendo il fondo VEI. Questa iniziativa era stata pensata in modo estremamente importante. Questo fondo avrebbe dovuto avere una dotazione di 500 milioni di euro. L'amministrazione del Fondo fu affidata ad un advisory board internazionale. A capo del fondo fu nominato Gian Andrea Rizzieri. Dopo il 2007 la situazione di mercato fu come noto più difficile. MEDIOBANCA, socio importante di GENERALI, suggerì di ridurre l'impegno in questa direzione. In conseguenza di ciò la dotazione del fondo fu ridotta a 150 milioni, Rizzieri si dimise e l'amministrazione fu affidata a PALLADIO Finanziaria. PALLADIO ha gestito il fondo effettuando alcuni investimenti. Quando, nei mesi scorsi, PALLADIO unitamente alla SATOR di Matteo Arpe ha deciso di fare un'offerta per acquisire FONDIARIA e di impiegare eventualmente in questa iniziativa una parte delle risorse di cui è dotato il fondo VEI, il rappresentante di GENERALI nel fondo, Massimo Perona ha votato contro. Quindi che GENERALI potesse partecipare all'acquisizione di FONDIARIA non se ne è neppure parlato. E' ben vero che il CdA di GENERALI mi ha avvicendato proprio nel corso della contesa su FONDIARIA ed è anche vero che io non ho nascosto tutte le perplessità che ho espresso e che mantengo sull'iniziativa di UNIPOL. Ho detto e scritto che questa operazione non mi convinceva e non mi convince per la salute di UNIPOL. Credo infatti che con questa acquisizione i problemi quanto di UNIPOL quanto di FONDIARIA non siano stati risolti ma "portati in avanti". Io ho trovato e trovo tuttora inappropriato, che il socio di GENERALI, MEDIOBANCA, si adoperi per questa fusione. Non ci sono elementi per ritenere con certezza che il mio avvicendamento in GENERALI abbia avuto a che fare con l'operazione FONDIARIA – UNIPOL. Sono convinto che MEDIOBANCA mi abbia rimproverato non tanto di aver promosso o aiutato l'iniziativa di SATOR-PALLADIO, quanto di non averla impedita o indebolita. Le ragioni che sono state rappresentate per motivare la sfiducia sono tre: l'andamento del titolo GENERALI in borsa; la disponibilità quale mio sostituto di Greco; il fatto che alcuni consiglieri ritenevano non avessi più la capacità di gestire l'impresa. Ricordo che Nagel e Pagliaro mi anticiparono la posizione di questi consiglieri. Nagel mi suggerì di dimettermi prima del voto contrario. Gli dissi che se il consiglio voleva il mio avvicendamento avrebbe dovuto votarlo.

Letto e sottoscritto alle ore 17:38