Fallisce la Lehman Brothers e il pensiero corre subito alla scalata alla Telecom. La banca d’affari Usa è stata infatti tra i principali attori della maxi-Opa del 1999. Quando Roberto Colaninno amministratore delegato della Olivetti decide di dare l’assalto alla compagnia telefonica, al suo fianco troviamo, nel ruolo di consulenti finanziari, Ruggero Magnoni e Vittorio Pignatti Morano, i quali siedono ancora adesso al vertice della Lehman in Europa.

La Lehamn aveva affiancato la Olivetti negli anni in cui il gruppo era controllato da Carlo De Benedetti. Magnoni era, a quel tempo, il banchiere dell’Ingegnere e la Lehman la banca della casa. Negli aumenti di capitale della Olivetti, ma anche in quelli di  Cofide e Cir, le holding dell’Ingegnere, entrava in gioco quasi sempre la Lehman. E fu la Lehman, con Magnoni, ad accompagnare la nascita e i primi anni di vita della Omnitel, che era stata costituita dalla Olivetti per operare nel radiomobile dopo che a De Benedetti era stata aggiudicata dal governo Ciampi la licenza di secondo gestore.
Fu grazie alla Omnitel, di cui la Lehman detennne inizialmente una quota azionaria, che la Olivetti riuscì a salvarsi dal dissesto innescato dal tracollo delle attività informatiche. La Omnitel, dopo che Colaninno arrivò in Olivetti, fu dapprima oggetto di una joint venture con la tedesca Mannesmann – operazione curata dalla stessa Lehman, che fruttò al gruppo di Ivrea un’iniezione di liquidità – a cui fu poi ceduta per intero in prossimità dell’Opa sulla Telecom.

Il ricavato della vendita della Omnitel (7,75 miliardi di euro) costituì la base economica della scalata. I progetti di Colaninno e soci senza il denaro versato dalla Mannesmann non avrebbero avuto gambe per camminare.
Tra l’estate del 1998 e i primi mesi del 1999, prima dell’annuncio dell’Opa, che avverrà in febbraio, i vertici della Lehman preparano con Colaninno l’assalto alla Telecom. Della possibilità di una scalata Magnoni parla nell’estate del 1998 con un noto banchiere milanese che va a trovarlo in barca in Costa Azzurra. E in settembre, durante una riunione che si svolge a Milano, gli uomini della Lehman illustrano a Colaninno i valori di break up della Telecom, ossia il valore di una ipotetica vendita per parti della società.
La Lehman – con Magnoni, Pignatti e Alessandro Foti – entra nella cabina di regia della scalata insieme alla Chase Manhattan, alla Dlj e a Mediobanca e incassa commissioni arci-miliardarie partecipando alla preparazione dell’Opa.
Con Colaninno, a festeggiare la vittoria della scalata, nella sede di Mediobanca, c’è anche Magnoni. E la Lehman resterà advisor finanziario della Telecom fino all’estate del 2001, quando la Olivetti-Telecom sarà ceduta alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. E’ la Lehman ad occuparsi della discussa fusione Seat-Tin.it dopo aver curato, nel 1997, per conto del Tesoro la privatizzazione della stessa Seat. E’ la Lehman ad affiancare Colaninno nel fallito tentativo di scissione della Tim: operazione che gli investitori istituzionali bocceranno clamorosamente. E’ la Lehman a tentare di organizzare in extremis una cordata di azionisti che subentri in Olivetti al posto del finanziere Emilio Gnutti e dei soci della Hopa, che premono per vendere alla Pirelli.

Sarebbe stato lo stesso Magnoni a consigliare alla direzione amministrativa della Olivetti di cedere sul mercato, poco prima del lancio dell’Opa, lo 0,46% della Telecom che era stato rastrellato in Borsa dal gruppo di Ivrea: mossa che susciterà un vespaio di polemiche. E, una volta finita l’avventura in Telecom, sarà sempre Magnoni (a titolo personale stavolta, non più per conto della Lehman) ad affiancare Colaninno nell’acquisizione della Piaggio. Ma questa è tutta un’altra storia, ancora da scrivere.