Chi sarà il nuovo presidente del Sole 24 Ore, Giorgio Fossa? E’ vero che nella lista degli amministratori designati da Confindustria per il nuovo consiglio d’amministrazione figurano tra gli altri anche Marcella Panucci e Luigi Abete? Sarebbe questo il nuovo che avanza? Ho l’impressione che il socio di maggioranza assoluta di via Monte Rosa non abbia alcuna intenzione e nemmeno la capacità di voltare pagina. Di Fossa posso solo ricordare un episodio che lascio giudicare a voi. Ricordo che una sera, poco prima che fosse eletto presidente di Confindustria e mentre era ancora presidente del Sole 24 Ore, Fossa scese a “Mondo Economico”, il prestigioso settimanale del Sole-24 Ore, dove allora lavoravo, per dirci con tono solenne che apprezzava molto il nostro lavoro e che se fosse andato in viale dell’Astronomia si sarebbe adoperato per sostenerlo e valorizzarlo maggiormente. Fu di parola. Poco dopo la nomina a presidente fece chiudere il giornale, cancellando con un colpo di spugna la gloriosa testata che era stata fondata nel dopoguerra da economisti come Bruno Pagani e Libero Lenti e che allora contava 20mila lettori paganti (a differenza di quelli fasulli di oggi). Ma questa è un’altra storia, di cui vi parlerò a tempo debito.  Il problema oggi è un altro: e si chiama Confindustria. La crisi del Sole 24 Ore, infatti, non riflette soltanto quella strutturale che attanaglia l’industria editoriale su scala mondiale, ma è anche e in buona misura la conseguenza della grave crisi di rappresentanza in cui si trova l’associazione delle grandi imprese italiane. Che dopo circa un secolo di storia sembra abbia esaurito la propria funzione.  Viale dell’Astronomia è oggi una lobby autoreferenziale che lavora solo per sé, che tesse relazioni di potere per i suoi adepti, i quali se ne servono per trarre vantaggi personali o per le imprese che rappresentano: facilità di accesso al credito bancario e facilità di rapporti con il mondo politico, con la pubblica amministrazione e con gli apparati dello Stato. Una enorme macchina clientelare. A chi serve una Confindustria formata da professionisti della poltrona, i cui gruppi più influenti tra i suoi associati sono quelli a controllo statale come Eni, Enel, Ferrovie, Poste? Di certo non serve al sistema dell’economia, di certo non serve alle imprese globalizzate come Fiat-Chrysler o a quelle che hanno decentrato all’estero quote rilevanti della propria produzione, di certo non serve alle piccole e  piccolissime imprese, che in Confindustria non hanno mai contano. Come si concilia il fatto che le imprese chiedono servizi efficienti a prezzi decrescenti e che questi servizi sono offerti da aziende oligopolistiche che oggi siedono in Confindustria, i cui interessi confliggono con quelli della maggioranza dei suoi associati? E come può Confindustria essere credibile come gruppo d’interesse, avanzare proposte al governo, criticarne le condotte, emanare e far rispettare i suoi codici etici, nel momento in cui si dimostra incapace di gestire in modo corretto e trasparente Il Sole -24 Ore, un’azienda strategica con un migliaio di dipendenti e alcune centinaia di milioni di fatturato. Cosa può aspettarsi il giornale da un azionista così, che si ostina a rinnovare la fiducia a un direttore (Roberto Napoletano) sfiduciato a larghissima maggioranza dai suoi stessi giornalisti? Tanto cosa rischiano lor signori? Di tasca propria, niente. Dopo avere spremuto per decenni Il Sole-24 Ore, drenandone gli utili, Confindustria si appresta a socializzarne le perdite nella migliore tradizione della casa: con i dipendenti, i creditori, gli azionisti, lo Stato, la collettività. Non ho visto Confindustria fare quadrato intorno al giornale. Solo a parole. Chi sottoscriverà l’aumento di capitale? L’amministratore delegato Gabriele Del Torchio, che ha avviato l’opera di pulizia dei bilanci, non è certo che resti al suo posto. In questo clima di incertezza la reputazione del giornale continua a peggiorare, gli inserzionisti pubblicitari sono disorientati al pari dei dipendenti, non parliamo dei lettori. Bisogna che l’azionista corra ai ripari subito, che dia un segnale di svolta, proponendo uomini nuovi in grado di ribaltare le sorti del Sole-24 Ore. Che altrimenti sembrano segnate.