Geronzi e Fazio formano una strana coppia. Interpretano il cattolicesimo ognuno a modo proprio.


 Il governatore è uomo di fede, timorato di Dio, studioso di questioni religiose, ispirato, va a messa e si comunica come ogni buon credente, ha rapporti di ossequio con il Vaticano. Geronzi invece è pragmatico, incarna il potere: anzi, è il potere fatto uomo. E' ambizioso. Come scrive Carlo Azeglio Ciampi sul Sole-24 Ore (7 aprile 2011), ha una capacità di lavoro smisurata. Nonostante non abbia nemmeno la laurea, riesce a diventare da giovane dirigente di Banca d'Italia e a guidarne il centro operativo cambi, uno dei punti nevralgici dell'istituto.  La sua banca è al servizio del Vaticano, è il terminale di varie diramazioni ecclesiali; lo è storicamente, perché Cassa di risparmio di Roma e Banco di Santo Spirito, poi fuse in Banca di Roma, hanno sempre fatto affari con i preti e con il Vaticano.  C'è chi dice che Banca di Roma, dove lo Ior (la banca vaticana) ha alcuni conti correnti, sia stata in prima linea negli anni della gestione Geronzi per costruire veicoli societari con cui far arrivare a destinazione in varie parti del mondo fondi vaticani. La Procura di Roma nel 2009 apre un'inchiesta sulla filiale di Banca di Roma di Via della Conciliazione, che ha rapporti con la Santa Sede, convinta che soggetti residenti in Italia abbiano utilizzato come schermo lo Ior per transazioni finanziarie collegate a truffe, evasione, fiscale e ricilaggio. Da una puntata di Report del 5 maggio 2010, intitolata il "Boccone del prete" e realizzata da Paolo Mondani, emerge a questo proposito che, nel 2006, al termine di un'attività ispettiva interna di Banca di Roma viene scoperto nella banca un conto "calderone" acesso dallo Ior nel 1974, dove confluiscono assegni e bonifici non intestati, in violazione della legge antiriciclaggio. Il saldo medio mensile di questo conto è nell'ordine di 50-60 milioni di euro. L'indagine si allarga  finendo per coinvolgere altre quattro banche che hanno conti dello Ior con le stesse caratteristiche: Bnl, Credito artigiano, Banca del Fucino e Intesa Sanpaolo.
Da un'altra puntata di Report realizzata dallo stesso Mondani, andata in onda il 4 novembre 2007, si scopre che il 10 maggio 2007 il consiglio d'amministrazione di Banca di Roma ha esaminato il rendiconto per le erogazioni a scopi di beneficenza. Il fondo ammonta a circa 20 milioni di euro ed ègestito direttamente da  Geronzi. Spiccano tra gli altri 50mila euro donati all’Opera romana pellegrinaggi, dipendente dal presidente della Conferenza episcopale italiana cardinale Camillo Ruini, 50mila euro alla Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa presieduta da monsignor Mauro Piacenza,  dell’Opus Dei, e 195mila euro per donazioni a non meglio identificati esponenti del Vaticano.
Il 30 gennaio 2007 l'allora amministratore delegato di Capitalia, Mario Arpe, ormai in rotta di collisione con Geronzi, avvia un’ispezione sull’area relazioni esterne della banca diretta da Luigi Vianello,  che cura in prima persona la comunicazione e l'immagine del presidente. Nel 2006 l'area ha gestito 31 milioni di euro,  di cui circa 29 per pubblicità, ma – come si legge nel rapporto conclusivo – non dispone di un elenco fornitori, non si comprende l'effettiva destinazione degli esborsi, c’è una generalizzata assenza di giustificativi contabil e sono stati acquistati di frequente biglietti e abbonamenti per partite di calcio i cui beneficiari sono ignoti. Al quotidiano internet "Il Velino" vengono versati, tra il 2004 e il 2007, un milione e duecentomila euro e a Mediacom 94 e a Big Communication,  dell'anziano Mario Benedetti, persona molto vicina a Geronzi, circa 800mila euro per prestazioni che gli ispettori definiscono verbali e riservate.  Tra gli stanziamenti preautorizzati nel 2006 spuntano 180mila euro per le manifestazioni culturali di Cortina D’Ampezzo curate dal giornalista Enrico Cisnetto, 66mila euro per il dvd sul fondatore dell'Opus Dei,  Josemaria Escrivà de Balaguer, 60mila euro per l’evento commemorativo Giovanni Paolo II sull’"Osservatore Romano", 36mila euro per la sistemazione dei giornalisti per l’America’s Cup. E figurano tra le spese di rappresentanza anche 35mila euro per porta-telefonini in pelle con piastra d’argento.
Al termine dell'ispezione, il vice direttore generale di Banca di Roma Carmine De Robbio scrive: “E' indispensabile mettere in atto immediati interventi che riconducano l’area nell’alveo di una regolarità gestionale amministrativa”. 
Sia De Robbio che Arpe andranno via da Capitalia.
Quando nel 2007 Capitalia finisce in UniCredit, il Vaticano si allarma – scrive Carlo Marroni sul Sole-24 Ore del 7 aprile 2011 -, teme di perdere un solido punto d'appoggio nel mondo bancario. Geronzi allora partecipa a un incontro all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede per rassicurare i vertici della  Cei. Quindi assume la presidenza di Mediobanca e nomina suo consulente per i rapporti istituzionali Marco Simeon, un giovane e rampante sanremese molto vicino al segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, e gradito al presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco.  CONTINUA