Mario Draghi è tornato a parlare ieri, durante l’assemblea degli azionisti di Banca d’Italia, del pericolo di un declino dell’industria italiana dei fondi comuni e ha indicato una serie di correttivi emersi nell’ambito del gruppo di lavoro promosso dall’istituto centrale. Per i fondi aperti – ha osservato il Governatore – i deflussi hanno toccato i 52 miliardi nel 2007; hanno superato i 30 miliardi nei soli primi tre mesi di quest’anno. È evidente l’inadeguatezza del sistema di distribuzione dei prodotti finanziari rispetto alle esigenze della clientela. Primario è il bisogno di consulenza, di aiuto nelle scelte di quei risparmiatori a cui, più che in passato, si chiede di provvedere con investimenti finanziari al proprio futuro, orientandosi fra una moltitudine di prodotti spesso di difficile valutazione. Eppure il costo di migliori servizi alla clientela potrebbe trovare copertura negli ampi margini percepiti dalle reti di distribuzione. Insomma, con quello che guadagnano le banche nell’attività di distribuzione dei fondi vi sarebbe spazio per offrire alla massa dei sottoscrittori servizi commisurati al livello dei costi. È diffusa anche tra gli intermediari – ha aggiunto Draghi – la percezione della necessità di cambiare l’attuale struttura dell’industria. Alcuni gruppi bancari hanno deciso di cedere il controllo delle proprie società di gestione dei fondi comuni. La pluralità di canali di collocamento darà benefici. Ma è necessario agire anche sulle regole di comportamento dei distributori, per garantire il rispetto dei diritti della clientela e modificare gli incentivi al mantenimento di strutture di distribuzione chiuse, riducendone i guadagni di posizione. Il gruppo di lavoro promosso dalla Banca d’Italia, con la partecipazione di autorità e società del settore – ha concluso Draghi – ha visto un’ampia convergenza nell’identificare i principali problemi: chiara distinzione tra attività di collocamento e consulenza, indipendenza dei consigli di amministrazione rispetto alla capogruppo, condizioni uniformi di trasparenza informativa per tutte le categorie di prodotti finanziari, eliminazione delle distorsioni fiscali a danno dei fondi comuni italiani. Il gruppo formulerà proposte di intervento urgente, in alcuni casi di competenza delle stesse autorità tecniche, in altri da proporre al Governo e al Parlamento. Il Governatore auspica, in sostanza, un’industria dei fondi più competitiva, dinamica e indipendente dal sistema bancario, in cui il gestore sia un soggetto diverso dal venditore, capace di offrire al cliente condizioni più favorevoli in termini sia di minori costi sia di più alti rendimenti. Draghi insiste, dunque, sulla salvaguardia dei diritti della clientela e sulla necessità di demolire le rendite di posizione delle banche, spingendole a cedere le società di gestione.