Il sistema di vigilanza di Banca d'Italia continua ad avere le maglie larghe come dimostra il caso del Credito Cooperativo Fiorentino, dalla cui presidenza ha dovuto dimettersi di recente, per conflitto d'interesse nell'erogazione del credito, il coordinatore del Pdl Denis Verdini, coinvolto nella vicenda P3.


Critiche feroci sulla gestione dei controlli della banca centrale furono indirizzate all'ex governatore Antonio Fazio per la tentata scalata della Popolare di Lodi all'Antonveneta. L'istituto guidato da Gianpiero Fiorani mancava dei requisiti patrimoniali per lanciare l'offerta pubblica sulla banca che è stata successivamente rilevata dal Monte dei Paschi di Siena. Ma i vertici di Via Nazionale ne coprirono l'operato nonostante due funzionari della Vigilanza avessero denunciato in un rapporto al governatore  l'impraticabilità di quell'operazione. Fu la magistratura ad alzare il coperchio sulle attività illecite di Fiorani.
La gestione della vigilanza nell'era Fazio mostrò falle pericolosissime, e non solo nel caso della Lodi. Da un'inchiesta condotta dal "Sole-24 Ore", a cui lavorammo per mesi io e Morya Longo, emerse la gestione allegra della Banca Popolare di Intra, un piccolo istituto locale con nemmeno cento sportelli sul Lago Maggiore, che aveva utilizzato il denaro dei depositanti, in barba alle norme e alla "penetrante" azione ispettiva di Banca d'Italia, per finanziare le società del bancarottiere Gianluigi Facchini. Senza contare l'annosa questione di Capitalia-Banca di Roma, il cui salvataggio richiese vari passaggi, tutti pilotati dall'ex governatore: prima la fusione con il Mediocredito Centrale-Banco di Sicilia, poi quella con la Bipop e poi ancora la definitiva "tumulazione" del gruppo in UniCredit.
Sono passati molti anni da allora, ma il sistema di vigilanza continua a presentare gli stessi vizi, le stesse falle. Anche nell'era Draghi i  controlli di Banca d'Italia si rivelano tardivi e inadeguati. Ancora una volta è la magistratura a dover segnalare presunte irregolarità nella gestione del credito bancario, a dover supplire alle funzioni dell'istituto centrale. L'ispezione al Credito Cooperativo Fiorentino conclusasi con il commissariamento è avvenuta quando già i buoi erano fuggiti dalla stalla: quando già la Procura di Roma aveva in corso le proprie indagini. In base ai rilievi mossi da Via Nazionale, la banca erogava credito al gruppo immobiliare Fusi-Bartolomei, vicino a Verdini, accettando in garanzia, con la presunta complicità del suo direttore generale, preliminari di compravendita che sarebbero risultati falsi. E' un caso isolato quello del Credito Cooperativo Fiorentino o siamo di fronte a un fenomeno diffuso? In tempi di stretta creditizia, con il sistema bancario in crisi salvato con fondi pubblici e con decine di migliaia di piccole aziende in difficoltà finanziarie, sarebbe bene che la politica, nella sua legittima funzione dii indirizzo, desse qualche risposta al riguardo. La vicenda Fazio fu l'occasione per rivedere le norme a tutela del risparmio e sulla durata del mandato del governatore (oggi non più a vita). Ma quel processo di riforma è rimasto ampiamente incompleto. Un lettore di questo blog ricordava come il capitale di Banca d'Italia sia tuttora detenuto dai principali gruppi creditizi da questa controllati. L'emergenza vera, però, riguarda il buon funzionamento della vigilanza. Non ci si può appellare alla salvaguardia della stabilità del sistema bancario per coprire le magagne dei vigilati (la questione peraltro riguarda anche i controlli di Consob e Isvap). Un sistema che presta il fianco a comportamenti del genere non funziona. Ed è il paese tutto a farne le spese. Il sistema creditizio deve essere al servizio delle famiglie e delle imprese per favorire la crescita economica del paese, non può essere sottomesso a interessi particolari.