Le banche europee che impiegano quote consistenti della propria raccolta di denaro in attività finanziarie come i derivati e titoli illiquidi sono la tedesca Deutsche Bank, la svizzera Ubs, le inglesi Royal Bank of  Scotland (Rbs) e Barclays e le francesi Bnp Paribas, Crédit Agricole e Société Générale (SocGen).


Rispetto alla tradizionale attività di erogazione del credito a imprese e famiglie, queste forme di impiego incorporano quote elevate di rischio e il loro rendimento è strettamente correlato all'andamento dei mercati finanziari. Quando le Borse salgono, queste attività possono generare ricche plusvanze, quando scendono o crollano, come è accaduto nei primi mesi del 2009, possono essere fonte di guai inesauribili, costringendo gli istituti a pesanti svalutazioni.
I dati al 30 giugno 2010, elaborati da R&S, segnalano il perdurare di una forte criticità. Gli attivi della Deutsche Bank, pari a 1.926 miliardi di euro, risultano impiegati per oltre il 54%, 1.046 miliardi, in attività finanzierie ad alto rischio. Gli impieghi verso la clientela rappresentano solo il 17 per cento.
Ubs impiega in attività finanzierie a rischio quasi il 42% dei propri attivi (457 miliardi), Rbs  quasi il 41% (792 miliardi), Barrclays il 40% (775 miliardi), Crédit Agricole il 32% (560 miliardi), Socgen il 31% (352 miliardi) e Bnp Paribas il 30% (675 miliardi).
Deutsche Bank e l'Agricole sono inoltre le due banche più a rischio nel rapporto tra il valore totale dell'attivo tangibile e il valore del patrimonio netto tangibile. L'attivo tangibile e il patrimonio netto tangibile sono entrambi rettificati delle attività immateriali, come gli avviamenti, soggetti a forti svalutazioni, e il loro rapporto rappresenta uno dei parametri chiave dell'accordo di Basilea 3, di prossima approvazione. Ebbene, nei casi di Deutsche Bank e del Crédit Agricole l'attivo tangibile è pari nell'ordine a 63 volte e a 55 volte il patrimonio netto tangibile. Ciò significa che se Deutsche Bank o il Crédit Agricole fossero costrette a svalutare i propri attivi in maniera significativa, per esempio per un repentino crollo delle Borse, il loro patrimonio non basterrebbe a coprire le perdite derivanti dal riallineamento degli stessi attivi ai valori di mercato. E' ragionevole ipotizzare che, per ridurre l'esposizione al rischio del sistema bancario, il regolatore voglia contenere, adesso, questo multiplo tra 30 e 35. Da questo punto di vista, le italiane UniCredit e Intesa Sanpaolo, le spagnole Santander e Banco di Bilbao e le inglesi Hong Kong & Shanghai Bank, Loyds e Rbs hanno multipli mediamente compresi tra 21 e 24.