Il Credito Cooperativo Fiorentino presieduto da Denis Verdini è stato visitato dalla Vigilanza sotto la pressione delle indagini della magistratura di Firenze. L'ispezione è avvenuta tra il febbraio e il maggio 2010 quando già erano scattate le inchieste giudiziarie. Il governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi, durante il suo mandato ha riorganizzato la banca centrale. Oggi Draghi rappresenta un punto di riferimento non solo per il sistema bancario nazionale e internazionale, ma anche per l'economia italiana. Proprio per questo deve compiere uno sforzo ulteriore nel settore della Vigilanza valorizzando le migliori professionalità. I controllli (anche quelli della Consob e dell'Isvap) debbono avere una funzione preventiva. Non si può intervenire sempre all'ultimo momento. Bisogna colpire  le deviazioni del sistema quando sono ancora allo stato nascente ed esercitare la moral suation contro i banchieri poco specchiati e collusi con la politica. La Vigilanza ha tutte le professionalità per esercitare a fondo e tempestivamente la sua funzione ispettiva. Tanto per non andare lontano, quando la Banca Popolare Italiana di Gianpiero Fiorani diede l'assalto all'Antonveneta (assalto miseramente fallito, risoltosi nell'incriminazione del suo promotore) la Vigilanza mise in guardia l'allora governatore sui rischi dell'operazione. Gli ispettori si pronunciarono contro l'autorizzazione a Fiorani, perché a loro giudizio la Bpi non possedeva i requisiti patrimoniali per portare a termine la scalata. Fu poi Fazio a spianare la strada a Fiorani e a legittimarne l'operato contro il parere della Vigilanza, ponendo le premesse del suo rinvio a giudizio. Gli ispettori furono bypassati dal governatore, ma la loro relazione divenne uno dei capi d'accusa contro Fiorani e Fazio. E' la prova che, se effettuata in modo repentino, l'azione della Vigilanza può essere quanto mai penetrante ed efficace.  Draghi avrebbe voluto rendere meno laschi i requisiti di onorabilità di coloro che siedono nei consigli d'amministrazione delle banche. Bankitalia avrebbe voluto inserire una norma che riconosca alla banca centrale la facoltà di rimuovere il banchiere condannato in primo grado, mentre oggi la decisione spetta al consiglio del singolo istituto di credito, il quale la sottopone all'assemblea degli azionisti, che la ratifica. Il Tesoro, però, su questo ha sempre fatto orecchi da mercante. Non è tollerabile che banchieri sotto processo per bancarotta rivestano incarichi al vertice della finanza e diano lezioni di etica al paese. Ma così è, purtroppo.