Chi è veramente Raffaele Lombardo, il presidente della Regione Sicilia leader del Movimento per l'autonomia che vorrebbe dar vita a un Partito del Sud? E' un grande tattico senza un gruppo dirigente alle spalle, uno assetato di potere che non vuole spartire nulla, che campa sull'instabilità del centro-destra e sull'inazione del governo, dice l'economista Elio Rossitto, ex ideologo dell'Mpa, in questa divertente intervista al vetriolo che ho raccolto a Catania, la cui pubblicazione sul Sole-24 Ore, qualche settimana fa, ha mandato Lombardo su tutte le furie. La reazione del presidente della Regione nella lettera che ha spedito al giornale il giorno dopo l'uscita dell'intervista è stata viscerale. Contro il professore catanese, che fino a pochi mesi fa la stampa locale definiva il Richelieu di Lombardo, il leader di Grammichele ha sparato una bordata che resterà negli annali della politica siciliana. 

 "Avendo conosciuto il professor Elio Rossitto – scrive Lomabrdo – ci sentiamo di applicare il detto "se lo conosci lo eviti", lo teniamo cioè a debita distanza. Sarebbe bastato assicurargli una consulenza anche alla Regione siciliana come facemmo alla provincia di Catania per avercelo accanto, scodinzolante ed appagato, ma oramai avevamo sperimentato la sua indubitabile perniciosità. Ci nauseava il suo aggirarsi intrigante nelle anticamere del "cosiddetto" potere, sempre intento a tessere trame mai disinteressate. Una vicinanza, la sua, che non portò fortuna all'onorevole Rino Nicolosi, allora presidente della Regione. Il professore, che pure porta un cognome onorato (solo dal fratello, storico sindacalista comunista), non è mai stato un ideologo di niente, anche perché con una disinvoltura degna di peggior causa, ha frequentato, mai gratuitamente, comunisti e democristiani, autonomisti e forzaitaliani, disoccupati e titolari di imprese quotate in borsa e con interessi nella grande stampa, amando e poi odiando – lui sì – visceralmente prima gli uni e poi gli altri. Capace di alternare il servilismo politico più ributtante all'insulto più sprezzante, che in fondo consiste nel proiettare sugli altri le sue "eccelse" virtù".
Una lettera così risentita e pesante non se l'aspettava nessuno anche per l'alto ruolo istituzionale di Lombardo. Tant'è che il giorno successivo "la Repubblica" di Palermo ci ha marciato su titolando "Lombardo e Rossitto si prendono a insulti sul Sole-24 Ore". Ma vediamo cosa aveva dichiarato Rossitto. Ecco di seguito l'intervista dello scandalo in versione integrale.
Occhiello: "Ritratto del governatore fatto dal transfuga dell'Mpa Elio Rossitto". Titolo: "L'ex ideologo di Lombardo: lui, un tattico assetato di potere". 

Raffaele Lombardo? «Un tatticista che governa un manipolo organizzato, senza un ceto dirigente», risponde Elio Rossitto, ordinario d'economia politica a Catania ed ex ideologo del Movimento per l'autonomia. «Ma d'un tatticismo fine a se stesso», aggiunge; e nel mentre ordina due granite di gelso alla panna. «Prima s'allea con Totò Cuffaro per fare il presidente della Regione bloccando Gianfranco Miccichè. Appena diventa governatore, il suo primo pensiero è rompere con Cuffaro e il suo alleato naturale diventa Miccichè. Raffaele è privo di valori ideologici. In questo suo tatticismo sfrenato è di volta in volta alleato di chi capita».
È da una vita che Rossitto mangia economia e politica. Il fratello, Feliciano, è stato segretario confederale della Cgil. Lo zio materno, Salvatore Aldisio, è stato tra i fondatori del partito popolare di don Sturzo. Esponente di punta del Pci siciliano, nel 1982 se ne va dal partito dopo un violento scontro interno. Negli anni '90 è al seguito di un democristiano, il presidente della Regione Rino Nicolosi, di cui diventa ascoltato consulente economico. È poi processato per abuso d'ufficio ma assolto in appello e risarcito dallo Stato. E nel terzo millennio la sua stella risorge con Lombardo, dal quale però si distacca nell'agosto 2008 con un altro giro di giostra.
«Per le europee – spiega – la Lega aveva voltato le spalle a Lombardo e lui aveva il problema della legge elettorale con lo sbarramento al 4 per cento. Sapeva che, non raggiungendo questa soglia, l'ala di Forza Italia che lo odia, rappresentata da Renato Schifani, Angelino Alfano e Giuseppe Firrarello, lo avrebbe fatto fuori. Allora ha buttato sul tavolo l'intera posta, dicendo: se Berlusconi non mi accompagna in questa operazione faccio cadere il governo e l'Ars. E Berlusconi ha umiliato i suoi uomini sostenendo di non potersi permettere elezioni in Sicilia. Ma Lombardo sa che l'alleanza con Marcello Dell'Utri e Miccichè è insostenibile. Penso che Berlusconi abbia detto ai suoi di tenere in vita il governo regionale fino a dicembre».
Lombardo ha ereditato, secondo Rossitto, una situazione di bilancio molto precaria che gli rende difficile ogni ipotesi di governo efficace. «Ma egli non è interessato ad amministrare, perché se amministra deve avere il consenso degli altri e per avere il consenso deve condividere il potere. Non spendendo nulla raggiunge diversi obiettivi: non appesantisce il debito della Regione e può al contempo vantarsi di non aumentare i livelli di corruzione. Uno splendido sistema per risparmiare che non ha niente a che vedere con lo sviluppo. Lombardo non è interessato a fare le leggi, perché nel Sud le leggi sono spartizione di risorse e la spartizione prevede la condivisione sistemica, che Lombardo aborrisce. Non spende una lira in una terra in cui spesa è corruzione. Può quindi vantarsi di non alimentare la corruzione e, risparmiando, toglie ogni ipotesi di potere altrui».
Ragiona Rossitto: «Lombardo è d'una bravura straordinaria: spariglia, tende a rompere equilibri negli altri partiti con una concezione assolutistica del potere. È lui che distribuisce le carte, perché il ceto politico è fatto da accattoni: ne conosce totalmente i vizi. Sa, però, che il prossimo presidente della Regione sarà Miccichè, e con Miccichè l'alleanza non può che essere contingente e strumentale».
Chi sono i suoi potenziali alleati fuori della Sicilia? «Persone come Bassolino e Loiero che tra poco non avranno né partito né ruoli e che lui è pronto a imbarcare. Ha un filino diretto con D'Alema pur essendo profondamente e visceralmente anticomunista, e aspetta di conoscere l'esito del congresso del Pd. Uno straordinario tattico come lui può trarre solo vantaggi dove c'è confusione e dissoluzione. Ha dato l'idea d'essere un risanatore paralizzando il sistema di potere altrui e aspettando gli eventi: e sulla base degli eventi si collocherà. È l'uomo politico più intelligente che abbia prodotto questa terra dopo Nicolosi. È uno che ti fregherà sempre: uno straordinario pirata, e lo dico con consapevole affetto, che troverà sulla sua strada qualcuno più pirata di lui. Ma per ora non lo batte nessuno».
Crede nel partito del Sud? «Il Sud può anche decidere di essere ribelle e rinvendicazionista, ma poi chi glieli dà i soldi? Certo Nord non aspetta altro che vedere un Sud secessionista. Il partito del Sud è un'armata brancaleone, una federazione di movimenti ognuno con il proprio clan, una lotta tribale tra fazioni».

Vedremo dopo il congresso del Pd se Rossitto avrà azzeccata la sua previsione e vedremo se è vero che Berlusconi in dicembre farà cadere il governo regionale per mandare la Sicilia a nuove elezioni nella primavera dell'anno venturo. Io penso che Lombardo sia un equilibrista politico come pochi e che affondarlo non sarà facile. La realtà è che questo suo singolare modo di comandare senza governare ha aperto una spaccatura nel centro-destra siciliano che sta creando non pochi problemi a Berlusconi, e che grazie alle divisioni degli altri Lombardo l'ha sempre spuntata, finora, anche a costo di non disporre di una maggioranza nell'assemblea regionale. Se si eccettua la riforma della sanità siciliana, che ha provocato la rottura con l'Udc di Cuffaro, che su ospedali, cliniche private, Asl e quant'antro aveva imperniato il suo sistema di potere, per il resto il governo Lombardo è riuscito a fare poco e niente, fino ad oggi. Anche se qualche mese fa Lombardo ha azzerato e ricostituito la giunta espellendone i cuffariani grazie al sostengo dei "ribelli" del Pdl (Miccichè, Misuraca e Scalia), la sua iniziativa di governo continua ad essere ostacolata dall'area "lealista" del Popolo della libertà, che fa riferimento a Schifani e Alfano e non perde occasione per muovergli guerra sia in giunta che in assemblea. Non a caso, per la riforma della sanità e dell'apparato burocratico della Regione è stato decisivo il voto del Pd in aula. La stessa decisione di Lombardo di non sottoporre all'assemblea il disegno di legge di riforma del sistema dei rifiuti, passato in commissione ambiente con l'appoggio del centro-sinistra e l'opposizione di Udc e "lealisti", nasce dalla preoccupazione di vederselo bocciato dai "fratelli coltelli" del centro-destra. Il risultato è la paralisi amministrativa in un periodo drammatcio per la Sicilia, con i grandi Comuni come Catania e Palermo in dissesto e con l'emergenza rifiuti che impazza in diverse parti dell'isola. Ma di fronte alla litigiosità della maggioranza Lombardo continua a dominare la scena incontrastato e non si vede nessuno all'orizzonte capace di rubargliela.

Il problema di Lombardo, semmai, è che l'Mpa non riesce ad attecchire al di là dello Stretto. Alle europee il Movimento per l'autonomia ha fallito non riuscendo a superare lo sbarramento del 4 per cento. In Puglia, Adriana Poli Bortone se ne è allontanata fondando una sua associazione. Rimane qualche buon aggancio in Calabria e in Sardegna, dove coordinatore dell'Mpa è il sindaco di Castelsardo, Franco Cuccureddu, fratello dell'ex centrocampista juventino. Ma in Campania il Movimento ha perso di recente un pezzo da novanta con l'uscita di Enzo Scotti. Ex democristiano di lungo corso e ex ministro dell'Interno, Scotti è stato presidente dell'Mpa ed è stato cooptato nell'attuale governo Berlusconi come sottosegretario agli Esteri (carica da cui s'è guardato bene dal dimettersi) in quota a Raffaele Lombardo. A nulla sono valse le pressioni del governatore della Sicilia per costringerlo a mollare l'osso. Scotti continua a restare dov'è e pare non abbia alcuna intenzione di andarsene. Non a caso i vecchi compagni della Dc gli avevano appioppato il nomignolo di Tarzan, per la sua destrezza nel lanciarsi come l'uomo della giungla da una corrente all'altra del partito. Lombardo, che è un ex democristiano come Scotti, queste cose dovrebbe ricordarsele. In questa situazione, il Partito del Sud evocato un giorno sì e uno no dal leader siciliano rischia di nascere male o di non nascere affatto. E per durare politicamente Lombardo ha bisgono di un suo partito.