Una quota della stratosferica somma  di oltre 9 miliardi di euro, pagata in contante nel 2008 dal  Monte dei Paschi per l’acquisizione di Antonveneta,  finì su quattro conti coperti dello Ior, ci racconta Paolo Mondani su Report, il programma d’inchiesta di Milena Gabanelli. Antonveneta faceva capo all’olandese Abn Amro, su cui era in atto, proprio in quel periodo, un’Opa ostile lanciata in modo congiunto da Santander, Royal Bank of Scotland e Fortis.  I tre scalatori avevano preventivamente studiato un piano di spartizione di Abn Amro, propozionale all’esborso finanziario di ciascuno di essi,  in base al quale Antonveneta (insieme altre attività del gigante olandese sotto scacco) sarebbe dovuta finire allo spagnolo Banco Santander. I 9 miliardi sborsati dall’istituto senese di cui all’epoca era presidente Giuseppe Mussari servirono pertanto al Santander ad abbattere il costo di sua compteneza nella scalata, mentre l’operazione era ancora in corso.  Peraltro la somma pagata dal Monte era di molto superiore alla valutazione di 6,6 miliardi che al momento dell’Opa era stata attribuita ad Antonveneta. Ma chi furono i beneficiari di questi conti? Un monsignore dello Ior, intervistato a viso coperto verso la fine della puntata di Report, racconta la propria versione dei fatti: “Mussari sapeva che era un rischio, doveva accrescere il suo potere, ma per farlo doveva fare un favore  alla curia e ad Emilio Botin, banchiere dell’Opus Dei, che doveva liberarsi a tutti i costi di Antonveneta, perché troppo costosa”.

Deceduto nel settembre 2014, Botin era il principale azionista del Santander, anche se aveva già passato alla figlia Ana il testimone del gruppo, ed era nello stesso tempo molto vicino all’Opus Dei, probabilmente un soprannumerario (si chiamano così gli iscritti all’Opera che contraggono matrimonio). Non a caso aveva ingaggiato come plenipotenziario del Santander in Italia Ettore Gotti Tedeschi, un altro soprannumerario dell’Opus, che papa Joseph Ratzinger nominerà presidente dello Ior nel 2009. Gotti aveva a sua volta mosso i primi passi della carriera con il finanziere Gian Mario Roveraro, la cui adesione all’Opera era di pubblico dominio, che sarà brutalmente assassinato nell’estate 2006 da un giovane, Filippo Botteri, con il quale era in strani affari.

Il racconto del prelato apre uno squarcio inquientante sull’operazione Monte dei Paschi-Antonveneta:  “Lo Ior venne coinvolto direttamente nell’affare. I dirigenti dello Ior organizzarono degli incontri qui in Vaticano. I convenuti decisero di aprire quattro conti presso lo Ior, intestati ad altrettanti enti religiosi, che corrispondevano ad altrettante persone fisiche, e tra loro c’erano esponenti di Monte Paschi. Questi conti sono serviti a far transitare una parte del denaro dell’operazione, rendendola non tracciabile. Immagino siano diventati la tangente per qualcuno. Una parte di quei soldi sta dentro il Vaticano. Non dimentichi mai che lo Ior ci ha guadagnato. A quegli incontri Giuseppe Mussari veniva con David Rossi, il povero ragazzo scomparso tragicamente, e David Rossi allo Ior conosceva il direttore Cipriani: tra loro parlavano spesso”.

Rossi era il responsabile della comunicazione del gruppo Monte dei Paschi,  sul cui suicidio i testimoni intervistati da Mondani, tra cui la moglie e il legale del manager deceduto, avanzano serissimi dubbi. CLICCA QUI http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-7be5750f-d84e-47d0-8a70-80af73f59e34.html