"E' possibile che Bankitalia, Consob,  società di revisione e collegio sindacale siano stati tutti ignari del problema?" si chiede l'economista Luigi Zingales in un bel commento sull'affaire Monte dei Paschi pubblicato dal Sole-24 Ore (giovedì 24 gennaio 2013).


La risposta arriva da un documento degli ispettori del Monte, pubblicato da linkiesta.it, da cui emerge che il consiglio d'amministrazione al completo, i sindaci e i revisori erano informati dei rischi finanziari del gruppo senese. Il Monte non era più una banca, ma un hedge fund da 25 miliardi travestito da banca.  Anche Banca d'Italia era al corrente della situazione di pericolo.  Durante un'ispezione condotta tra l'11 maggio e il 6 agosto 2010 la Vigilanza aveva preso di mira gli investimenti di finanza strutturata oggi sotto la lente dei magistrati e all'origine di un buco che potrebbe raggiungere i 750 milioni. Nella sua relazione ispettiva del 29 ottobre 2010 l'authority aveva individuato le caratteristiche del rischio assunto dalla banca, gli strumenti adoperati, compresi i nomi delle controparti che li avevano strutturati – Deutsche Bank e Nomura -, e il fatto che non fossero correttamente prezzati nelle procedure contabili di mitigazione dei rischi. La verità forse è che a Rocca Salimbeni compravano titoli di Stato a piene mani e che il Tesoro e la Vigilanza chiudevano entrambi gli occhi sulle operazioni della banca. 

Invece adesso tutti fanno a gara per dimostrare che nessuno sapeva niente, che l'ex presidente Giuseppe Mussari ha agito senza informare il consiglio. 

Si autoassolve il Partito democratico, che del Monte è l'azionista politico occulto attraverso la Fondazione Mps. Pierluigi Bersani e Massimo D'Alema respingonol'accusa di interferire nell'attività bancaria.  Timide ammissioni di responsabiltà arrivano solo dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: "Non possiamo chiamarci fuori; il localismo ha pesato molto su certe scelte, anche nella selezione delle competenze e del management; gli sbandamenti che hanno prodotto i danni che vediamo sono derivati dal sopravvento della politica". Nella deputazione generale della Fondazione siedono infatti otto esponenti del Comune e cinque della Provincia di Siena, enti guidati dal Pd.  Ed è sponsorizzato dal Pd, nonostante l'investitura formale gli sia venuta dalla Fondazione, anche l'attuale presidente del Monte, Alessandro Profumo, il buono della situazione. 

Dichiara la propria estraneità ai fatti la Fondazione medesima, pronta ad avviare un'azione di rivalsa contro gli ex amministratori ora che i buoi sono fuggiti dalla stalla.

Casca dal pero Bankitalia, che sostiene di essere stata ingannata nonostante l'allarme lanciato dai suoi ispettori e nonostante il rapporto di Vigilanza trasmesso all'allora governatore, Mario Draghi.

E fa il pesce in barile il governo Monti dopo avere erogato alla banca, neanche due mesi fa, un prestito speciale di 3,9 miliardi (corrispondente all'incasso della prima rata dell'Imu) che segue di qualche anno quello di 1,9 miliardi sottoscritto dal precedente governo attraverso i Tremonti-bond. Senza questa montagna di denaro pubblico sottratta alle famiglie e agli impieghi produttivi oggi il terzo gruppo bancario del Paese sarebbe già alla bancarotta.
Ancora una volta la banca centrale mostra delle falle nella sua azione di prevenzione nei confronti del sistema bancario. La svolta impressa da Draghi a Via Nazionale, dopo lo scandalo che travolse il suo predecessore nella calda estate del 2005, non ha dato i frutti sperati. Per quei fatti (le fallite scalate di Popolare di Lodi ad Antonveneta e di Unipol a Bnl) l'ex governatore Antonio Fazio  è stato condannato in primo grado per ostacolo alle funzioni di vigilanza, un reato grave per chi aveva il compito istituzionale di controllare. Per voltare pagina, Draghi aveva trasferito la responsabilità della Vigilanza ad Anna Maria Tarantola (nominata presidente della Rai da Mario Monti), ma almeno sul Monte dei Paschi l'azione dell'authority monetaria si è dimostrata inefficace. 
Scrive Zingales: "Ci avevano detto che, grazie alla positiva influenza esercitata dalle Fondazioni, le banche italiane non avevano investito in titoli tossici…ma avevano operato nell'interesse del Paese. Le vicende del Monte dei Paschi sembrano dimostrare il contrario".  Chi ci mette al riparo da altri casi del genere? Chi ci assicura che altre banche non abbiano fatto ricorso a trucchi contabili per occultare perdite, titoli tossici, derivati? Non è servito a niente il crack della Parmalat? Anche in quella circostanza tutti cercarono di dimostrare che l'unico responsabile della bancarotta era Calisto Tanzi con qualche suo sodale. Il tempo sembra passato invano. Non basterà punire in modo esemplare gli autori materiali dell'illecito, anche se in Italia già questo sarebbe da considerare un successo. Bisogna evitare che questi fatti possano ripetersi. E bisogna agire subito, anche nel pieno di una campagna elettorale rovente.  Se c'è da fare chiarezza sulle connivenze tra finanza e politica – le facce di una stessa medaglia - e sulle riforme da adottare, non c'è momento più propizio per incalzare ed impegnare i partiti.