I maggiori gruppi industriali italiani quotati in Borsa, tra cui Eni, Enel, Fiat e Telecom, hanno chiuso il 2009 con un indebitamento finanziario lordo aggregato che ha sfiorato – secondo l'Analisi trimestrale dei bilanci di R&S-Il Sole 24 Ore – i 214 miliardi di euro. La componente a breve dei debiti è ammontata nel complesso a oltre 42 miliardi, mentre quella a medio-lungo termine ha raggiunto quota 171,5 miliardi. Il dato significativo, segnalato anche nella relazione annuale della Banca d'Italia, riguarda comunque la crescita della parte obbligazionaria dell'esposizione. Nell'ambito dei debiti a medio-lungo termine, infatti, l'emissione di bond corporate dei principali gruppi di Piazza Affari è salita complessivamente lo scorso anno a 102,5 miliardi di euro, contro i 77 del 31 dicembre 2008. E' invece calato nel medesimo periodo, da 68 a 59 miliardi, l'indebitamento finanziario totale verso le banche.

Il fenomeno cosiddetto della disintermediazione del credito, cioè della trasformazione dei debiti bancari delle imprese in obbligazioni sul mercato, è di nuovo in crescita e nel prossimo post lo analizzaremo nel dettaglio. Anche perché è un fenomeno simile a quello che, tra la seconda metà degli anni '90 e il 2003, consentì alle banche italiane e internazionali di alleggerire la loro esposizione creditizia verso aziende decotte come Cirio e Parmalat, collocandone il debito nei portafogli dei risparmiatori. Oggi per fortuna la disintermediazione creditizia, favorita da un livello di tassi eccezionalmente basso, coinvolge imprese solide come Eni e Enel, controllate dallo Stato.