Prosegue incessante l'aumento della quota obbligazionaria del debito delle società industriali italiane comprese nel campione di R&S.


I bonds dei principali gruppi quotati, che a fine 2008 sfioravano in valore i 77 miliardi di euro, hanno superato in totale il livello dei 109 miliardi al 30 giugno 2010. L'incremento, 32 miliardi in più in appena un anno e mezzo, è di poco inferiore al 30 per cento. E circa la metà dell'importo è imputabile a Eni e Enel.
In pratica, l'esposizione finanziaria di medio-lungo termine dei maggiori gruppi industriali è rappresentata da bond per oltre il 60% e per meno del 40% da banche. L'esposizione totale di breve termine,  47 miliardi di euro, sfiora invece il 22 per cento. Si vedrà nei prossimi anni la capacità dei singoli debitori di onorare le scadenze di rimborso dei prestiti.
Le società che hanno più debiti in rapporto al capitale netto sono Atlantia (328%) e  Autogrill (300%). Ma questo non tragga in inganno: entrambe, e in particolare Atlantia, che gestisce la più grande rete autostradale italiana, generano ingenti flussi di cassa. Nel caso di Fiat i debiti sono pari a due volte e mezzo il capitale netto (255%). Terna, che controlla la rete ad altissima tensione per il trasporto dell'energia elettrica su scala nazionale, ha debiti pari al doppio del suo capitale, ma anche qui siamo di fronte a una delle maggiori utilities nazionali, cioè a una società poco esposta agli alti e bassi della congiuntura. Prysmian, invece, con un debito di poco superiore al 200% dei mezzi propri, è maggiormente esposta ai cicli dell'economia operando nel settore dei cavi. Le aziende con meno debiti finanziari in rapporto al capitale netto sono Parmalat, Tenaris, Exor e Bulgari. Per Geox i debiti rappresentano una componente irrilevante del capitale netto.