Diego Della Valle va all'attacco del "Corriere della sera", di cui detine il 5,5% del capitale. Il proprietario del marchio Tood's, che ha sempre ambito a un ruolo di primo piano nel mondo dell'alta finanza, ha investito duecento milioni di euro in titoli della Rcs Mediagroup (lo scrive Giovanni Pons su "Repubblica") ed è pronto a sborsare altri soldi per crescere nell'azionariato.


Della Valle, grande amico del presidente della Bnl Bnp Paribas Luigi Abete, vorrebbe che certi "arzilli vecchietti" come Cesare Geronzi, che hanno fatto il loro tempo, si facessero da parte. In poche parole vorrebbe obbligare Geronzi a vendergli il 3,8% di Rcs detenuto dalle Assicurazioni Generali. L'imprenditore delle scarpe pensa di scompaginare gli attuali equilibri di potere di Via Solferino, che gravitano intorno a Geronzi e al presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, proponendosi come punto di aggregazione di una nuova compagine societaria. Sono suoi alleati in questa partita il re delle cliniche Giuseppe Rotelli, Marco Tronchetti Provera, Francesco Merloni e Luca Cordero di Montezemolo.  La battaglia è solo all'inizio, ma l'esito è tutt'altro che scontato. Della Valle è un osso duro che ha combattuto molte battaglie in finanza, dove è sbarcato nel 1994 con la privatizzazione della Comit. Oggi possiede anche una piccola quota di Mediobanca.Vorrebbe diventare una sorta di nuovo Agnelli, ruolo al quale aspirava fino a qualche anno fa Tronchetti Proverra. E' azionista con Montezemolo di una società che farà concorrenza alle Ferrovie dello Stato nella gestione di un servizio di treni veloci, e potrebbe sostenere con Abete l'ex presidente di Confindustria e Fiat in una sua eventuale discesa in politica. Forse è anche per questo che vuol contare di più in Via Solferino.
Anche Geronzi, però, è un osso duro;  non parliamo di Bazoli.  I vari tentativi di disarcionarlo sono tutti falliti. Sentenze passate in giudicato e processi per bancarotta ancora in corso non gli hanno impedito di planare prima sulla poltrona di presidente di Mediobanca e dopo su quella di presidente delle Generali. Ha l'appoggio del Vaticano, di Berlusconi e di una parte del Pd, che gli è riconoscente per avergli risolto i problemi debitori del partito.
Della Valle sostiene, a proposito del Corsera, che "il mondo è cambiato" e che "i manager vogliono guidare le aziende rispondendo del proprio lavoro". Spezza una lancia a favore dei giornalisti ergendosi a paladino della libertà d'informazione. Dice: "Nel caso della Rizzoli i giornalisti vogliono poter fare il proprio lavoro senza nessun capo ufficio stampa che metta i piedi sul tavolo pensando di spiegargli come devono fare".  Sarà una bella battaglia da vedere. La disfida è appena cominciata.