Se uno non si accontenta delle verità ufficiali, se osa metterle in discussione perché ne intuisce la falsità, l’assurdità, l’inattendibilità, l’illogicità, o semplicemente se uno vuol vedere oltre la superficie delle cose, dei fatti, degli avvenimenti, delle persone, c’è subito qualcuno in agguato pronto a tacciarti di complottismo o, nella migliore delle ipotesi, di dietrologia.

E’ il trattamento cui di solito è sottoposto chi osa avanzare qualche dubbio sulla dinamica dei fatti dell’11 settembre, sul crack della Lehamn Brothers, sul fondo salva Stati,sull’invasione dell’Iraq, sulla primavera araba, sulla caduta di Gheddafi, sull’assassinio di John Kennedy, su quello di Olof Palme, su quello presunto di papa Albino Luciani o, per restare solo in ambito italiano, sulla scomparsa di Enrico Mattei, sull’ambigua figura di Eugenio Cefis, sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, su Gladio, Gelli, la P2, l’Ambrosiano, sull’illecito finanzamento dei partiti e la corruzione, sui rapporti tra mafia siciliana e servizi Usa, sulla strategia della tensione, sugli attentati di Capaci e Via D’Amelio. Ci fermiamo qui, perché l’elenco sarebbe così lungo da sfinirci, tanti quanti sono i misteri irrisolti della storia patria. Basta sfiorare uno di questi tasti ed in particolare pigiare su una delle tante vicende italiane accadute a partire dal 1943 per essere accusati di complottismo.
Ora, se da un lato è riduttivo, semplicistico e talvolta persino irritante l’atteggiamento di chi ritiene che ogni accadimento sia il risultato di una congiura, di una cospirazione, di un intrigo, dall’altro trovo a dir poco mistificatorio il tentativo di alcuni maitre a penser di alterare e falsare la realtà, anche quando essa si sia solidificata in termini storici. A questi negazionisti vorrei dedicare, limitandomi esclusivamente alle vicende italiane, un passaggio del rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi, che fu presieduta dal senatore Giovanni Pellegrino e operò tra il 1988 e il 2001:
“Nell’iniziare a delineare, con riferimento al dopoguerra, il contesto in cui, un quarto di secolo più tardi, conflagreranno le fiammate del terrorismo e dello stragismo, appare più possibile alla Commissione trarre, sulla base di quanto si è esposto, alcune preliminari conclusioni.
– E’ certo che già negli ultimi anni del conflitto mondiale furono stretti rapporti tra settori politici e istituzionali e il potere mafioso.
– E’ fortemente probabile che tali rapporti siano proseguiti nei decenni successivi.
– E’ certo che nell’immediato dopoguerra furono costruite strutture paramilitari segrete operative soprattutto nella parte Nord orientale del paese.
– E’ certo che a tali organzzazioni furono assegnati compiti non solo difensivi, ma anche informativi e di controinsorgenza.
– E’ certo che nel medesimo arco temporale sorsero nel paese organizzazioni di natura privata in funzione anticomunista.
– E’ probabile che il sorgere di tali organizzazioni sia stato favorito anche con aiuti finanziari da parte degli Stati Uniti.
– E’ altamente probabile che all’interno dell’organizzazione del Ministero dell’interno siano state costituite strutture che, al di là di compiti istituzionali apparentemente loro affidati, perseguissero analoghe finalità.
– E’ probabile un accentuato parallelismo operativo tra le anzidette strutture pubbliche e private.
– E’ indubbio che tali certezze e tali elevate probabilità obbedissero ad un unico, quanto inequivoco, disegno strategico.
– Con la ovvia conseguenza della intrinseca debolezza di un quadro democratico, che mentre apparentemente andava consolidandosi, continuava a posare su fragili basi perché a livello occulto costantemente posto in discussione, sì da apparire sostanzialmente a rischio di tenuta”.