"La televisione diffonde ansia" dice Silvio Berlusconi a proposito delle manifestazioni studentesche contro i provvedimenti del ministro Gelmini sulla scuola, nel senso che inquadra coloro che protestano e oscura quanti condividono le scelte del Governo.

Ora, proviamo a immaginare cosa succederebbe se, per non diffondere ansia, la tv e i giornali rinunciassero a fare informazione sull’evolversi della crisi finanziaria mondiale: i mezzi di comunicazione di massa assumerebbero i toni retorici e suadenti di un Film Luce e saremmo costretti a prendere per buone le dichiarazioni ufficiali e rassicuranti di quanti continuano a ripetere, ancora adesso, che le banche italiane sono solide e al riparo dai crack e che, diversamente da quanto succede altrove, non c’è motivo di preoccuparsi.  Anche qualche mese fa si diceva che la crisi dei mutui subprime era un problema tutto americano e sarebbe rimasta confinata negli Usa. Poi abbiamo visto che la crisi di fiducia d’Oltreoceano ha avuto i suoi immancabili effetti sul sistema bancario europeo – e su Paesi come l’Italia – certamente meno esposti ai subprime, ma non per questo al riparo dal contagio.

Quando negli Usa sono stati avvertiti i primi scricchiolii del sistema, che hanno costretto lo Stato a intervenire nel capitale di alcune banche, anche in quel caso è stato detto che gli istituti di credito italiani non avevano di che temere perché non soffrivano di crisi di liquidità, il loro patrimonio era intatto e i depositi garantiti dallo Stato. Poi è fallita Lehman Brothers e dopo qualche giorno UniCredit ha dovuto varare in fretta e furia un piano di ricapitalizzazione da 6,6 miliardi di euro. Sono seguite ulteriori rassicurazioni da parte di Berlusconi, il quale ha spergiurato (come si può leggere su questo blog in un precedente post) che all’aumento di capitale di UniCredit non ne seguiranno altri. Come dire: le banche italiane stanno fondamentalmente bene. Ma a giudicare dalla facilità con cui il presidente del Consiglio è solito ritrattare le sue dichiarazioni sorge il dubbio che le cose non stiano propriamente così. Lo stesso UniCredit, dopo l’annuncio del piano di rafforzamento patrimoniale, ha continuato a perdere valore in Borsa, evidente segno di deterioramento del rapporto di fiducia tra gli investitori e il top management della banca.
Gli Stati europei, come la Germania, hanno più o meno calcolato l’impatto sui rispettivi debiti pubblici dei piani governativi di salvataggio delle banche. Gli interventi saranno finanziati con l’emissione di titoli di Stato. Il Governo italiano, invece, su questo punto glissa, come se il problema non esistesse.
Come si vede, il confine tra gli appelli a non diffondere il panico e la disinformazione è assai labile. I cittadini hanno però il diritto di sapere e la stampa ha il dovere di informare. Un conto è non diffondere ansia, non enfatizzare i fatti, non spettacolarizzare le notizie; un altro edulcorare la realtà per restituirci l’immagine di un Paese solido, in cui tutto va bene, mentre il mondo crolla intorno a noi.