Giovanni Consorte, ex presidente e amministratore delegato di Unipol, rinviato a giudizio venerdì scorso con altre 20 persone per la fallita Opa su Bnl dell'estate 2005, si dichara innocente, grida al complotto e promette sfracelli. Chiede che il processo, che prenderà il via al Tribunale di Milano il 1° febbraio 2010, sia ripreso dalle tv perché gli italiani sappiano come sono andate realmente le cose. E' certo di poter ribaltare tutte le accuse (aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e insider trading) nel corso del dibattimento.
Per i magistrati, e anche per il giudice delle udienze preliminari, i top manager di Unipol commissero aggiotaggio. Per Consorte, invece, tutte le operazioni che precedettero l'annuncio dell'Opa – il 18 luglio 2005 – avvenero in modo regolare. La Procura di Milano, lascia capire Consorte, scese in campo a sostegno dei poteri forti per stroncare la nascita di un nuovo soggetto bancario-assicurativo privato, vicino ai Ds, che l'establishment economico-finanziario italiano non solo non gradiva, ma temeva anche.

La modifica del capo d'imputazione

Si vedrà al processo la fondatezza di questa sua tesi. Sta di fatto che nell'udienza preliminare, protrattasi dal 30 ottobre 2008 al 18 settembre 2009, è crollata una parte importante dell'impianto accusatorio. Al punto da costringere i pubblici ministeri Luigi Orsi e Gaetano Ruta a riformulare il capo d'imputazione originario e a chiedere il proscioglimento di alcuni indagati. In pratica, ai primi di giugno del 2008, quando l'udienza preliminare è prossima alla conclusione, i due sostituti procuratori chiedono al giudice il rinvio a giudizio per aggiotaggio per le 31 persone fisiche e le 14 persone giuridiche coinvolte nell'inchiesta. In quella fase i magistrati sono dell'idea che i vertici di Unipol abbiano superato già il 5 luglio 2005 la soglia dell'Opa obbligatoria grazie all'accordo con gli immobiliaristi del "contropatto", che possedevano il 27% di Bnl, e che non comunicando  al mercato l'esistenza di questo patto occulto abbiano alterato i prezzi di Borsa. Consorte, in sostanza, avrebbe postergato al 18 luglio la comunicazione del possesso del 51% di Bnl per far fallire l'Offerta pubblica di scambio, concorrente a quella di Unipol, lanciata dal Banco di Bilbao.
Circa tre settimane dopo gli stessi magistrati decidono di sfoltire l'inchiesta: modificano il capo d'imputazione e chiedono il non luogo a procedere per alcune persone, tra cui i top manager di Crédit Suisse e Nomura e i responsabili di Coop Estense e Nuova Coop, due delle cooperative azioniste di Unipol. Ma, a loro avviso, l'esistenza di un accordo non dichiarato sarebbe comunque provata dal fatto che gli immobiliaristi guidati da Francesco Gaetano Caltagirone si sarebbero impegnati ad aspettare l'Unipol, nel suo tentativo di scalata, fino al 20 luglio. Solo dopo questa data il "contropatto" sarebbe stato libero di consegnare il suo 27% al Banco di Bilbao, la cui offerta era in scadenza il 22.

Le difese all'attacco

 

Per le difese questo cambio di registro dell'accusa costituisce un assurdo. "Dopo il nulla osta della Consob alla pubblicazione del documento d'offerta e ottenute le necessarie autorizzazioni dalle competenti autorità – argomenta l'avvocato Ermen Costabile, legale del direttore generale di Unipol, Carlo Cinbri, in una nota consegnata al giudice -, l'Opa prevede un periodo di durata che serve agli azionisti per ponderare la scelta se dismettere o meno la propria partecipazione, valutando le reazioni del mercato e l'andamento del titolo…Proprio per questa ragione le adesioni si verificano sempre agli ultimi giorni utili. Ed anche perché chi intendesse aderire prima del termine di scadenza, se da un lato perderebbe la possibilità di valutare eventuali evoluzioni del mercato che potrebbero incidere sulla propria scelta, dall'altro non otterrebbe alcun tipo di vantaggio. La legge prevede, infatti, che le transazioni vengano regolate solo al termine del periodo di adesione. Scritto più semplicemente: se aderisco all'inizio o alla fine non cambia nulla, perché l'offerente non può sottrarsi all'impegno assunto ed i soldi o l'azione di concambio vengono comunque consegnati successivamente alla scadenza del periodo utile per aderire". Anche nell'Opa di Olivetti su Telecom il nocciolo duro guidato dalla famiglia Agnelli consegnò le proprie azioni agli scalatori nell'ultimo giorno utile, qualche ora prima della chiusura degli sportelli bancari.

 

Una partita su due tavoli

Insomma, nessun accordo occulto avrebbe spinto i "contropattisti" ad aspettare l'Unipol fino al 18 luglio, ma è prassi diffusa che chi si appresta ad apportare in Opa le proprie azioni ne verifichi la convenienza fino all'ultimo momento. Per di più i "contropattisti" avevano in corso nello stesso tempo trattive con il Banco di Bilbao. Dal brogliaccio di una comunicazione telefonica tra l'immobiliarista Stefano Ricucci e Gonzalo Torano, top manager dell'istituto spagnolo, intercettata dalla Guardia di Finanza il 15 luglio 2005, emerge che, ancora a quella data (il venerdì precedente l'annuncio dell'Opa) l'accordo "non è raggiunto, in quanto bisogna vedere se Unipol ha i soldi" e che se il Bilbao proponesse un'offerta migliore di quella di Unipol il "contropatto" non ci penserebbe su un'istante a vendergli le azioni.
"Che il contropatto stesse giocando la partita su due tavoli – scrive ancora Costabile – risulta dalle informazioni rivelate da Gnutti a Fiorani (dall'ex azionista della Hopa all'allora amministratore delegato di Banca Popolare Italiana, ndr) durante la telefonata del 3 luglio 2005, in cui il primo ha riferito dell'atteggiamento di Ricucci e di un progetto dell'ingegner Caltragirone teso a indurre gli spagnoli al rialzo. Sempre Gnutti  il 5 luglio 2005 – si legge nella stessa nota – ha confidato ad un interlocutore non identificato che "Caltagirone sta trattando dall'altra parte"".
Consorte e i rappresentanti del "controppatto" continuarono a negoziare fino all'ultimo giocando ognuno la propria partita, e le banche estere che si offersero di rilevare le quote degli "immobiliaristi" (con contratti di put and call che obbligavano Unipol all'acquisto dei titoli) effettuarono un servizio finanziario, nulla di più. Prova ne sia che la giapponese Nomura e l'elvetica Crédit Suisse First Boston sono uscite pulite dall'inchiesta. Il giudice ha rinviato a giudizio solo Deutsche Bank.

 

Le banche estere traccheggiano

Il 12 luglio Consorte dice per telefono a Piero Fassino segretario dei Ds: "Se oggi riusciamo a fare due cose, chiudiamo…Abbiamo…un paio di banche internazionali che sto cercando di fare entrare" Qundi il 12 l'operazione non è ancora chiusa. Il giorno dopo Consorte parla con Luigi Grasso di Nomura. Questi gli dice: "…immagino che con Nomura o senza Nomura voi andrete avanti". Risponde Consorte: "…sinceramente…non andiamo avanti, stanotte ho riflettuto a lungo,…o si riesce a farla con…delle grandi banche indiscutibili, che comunque ci possano dare una mano qualcunque problema accade,…altrimenti io personalmente…mi sono raffreddato".  Poi Consorte telefono a Bruno Cordazzo della savonese Coop Liguria: "Sto aspettando la rispotta da Tokyo – gli dice -, se arriva positiva andiamo avanti, se arriva negativa marcia indietro perché non ci sono le condizioni, quindi siamo appesi agli occhi a mandorla". Poi parla con un altro suo azionista, Pierluigi Stefanini di Coop Adriatica: "…adesso si sta aspettando la posizione proprio dei consiglieri di Tokyo…Quindi siamo appesi ad un filo, perché se loro dicono di si diciamo che sto a puinto al 99%, la cosa la facciamo. Se loro dicono di no, secondo me ci dobbiamo ritirare perché…la Detusche Bank traccheggia…".
In questo clima d'incertezza, il 14 luglio Banca d'Italia autorizza il Banco di Bilbao ad accrescere al 30% la propria partecipazione in Bnl, mentre Unipol non ha ancora ricevuto dalla banca centrale il benestare a salire al 15 per cento. E l'ok del governatore Antonio Fazio (anch'egli rinviato a giudizio) è "conditio sine qua non" per l'Opa di Unipol. Il 15 luglio è ancora buio fitto per Consorte. Che al telefono con Ivano Sacchetti, suo braccio destro, enumera le questioni ancora aperte: Nomura vuole la put, l'imprenditore Marcellino Gavio non ha ancora deciso se essere della partita, il politico-immobiliarista Vito Bonsignore vuol vendere i suoi titoli a termine, mentre i fratelli Lonati hanno deciso di cederli ma non si trova l'acquirente tant'è che Consorte si precipita a Reggio Emilia per chiedere aiuto a Guido Leoni, presidente di Bper (Banca popolare per l'Emilia Romagna). Il 16 luglio, il sabato che precede l'annuncio dell'Opa, Consorte chiama  l'immobiliarista suo amico Vittorio Casale per dirgli che con Gavio il problema non è ancora risolto, che anche l'avvocato italo californiano Alvaro Pascotto è indeciso se rilevare con il suo fondo omonimo lo 0,5% di Bnl.

 

L'ultima grana il 17 luglio

Il pomeriggo del 17, poi, scoppia un'altra grana. Caltagiorne lo informa che, contrariamente alla regola, i "contropattisti" pretendono il pagamento immediato delle azioni, che valgono nel copmplesso un miliardo e mezzo di euro. Caltagirone teme che qualcosa possa andare storto nell'Opa di Unipol e, poiché stanno per scadere i termini dell'Offerta pubblica di scambio lanciata dal Bilbao, pretende la liquidazione delle azioni seduta stante. Ha il contello dalla parte del manico, in alternativa può sempre aderire all'Ops degli spagnoli.
Di fronte a questa richiesta Consorte sbianca, perché trovare un miliardo e mezzo in contanti su due piedi è un'impresa quasi impossibile. Sempre il 17 lugli Consorte scopre che Leoni (Bper) non intende firmare alcun patto con Unipol e che Nomura non riesce ad acquistare le azionid Ricucci – il 5% di Bnl – perché gravate da pegno a favore di Meliorbanca. Peraltro, il rifiuto di Bper di accordare, sul suo 4% di Bnl, il diritto d'opzione a Unipol farà mancare, all'ultimo momento, a Consorte la maggioranza assoluta della banca.
Dice il vero Consorte? Ai giudici di Milano l'ardua sentenza.