L'esposizione delle grandi banche italiane nei paesi Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) non è allarmante, dicono i banchieri.  UniCredit ha in portafoglio titoli Pigs per 1,6 miliardi, Intesa Sanpaolo per quasi 1,1, Mediobanca per 400 milioni, Monte dei Paschi di Siena (Mps) per 350 milioni, Banco Popolare per 244 milioni. Sono cifre sostenibili. Ma il rischio d'insolvenza non si ferma a questi paesi. La preoccupazione che anche l'Ungheria possa essere travolta da un default ha acceso i riflettori sugli Stati dell'Europa dell'Est. Guardiamo dunque il peso di quest'area sui principali istituti  italiani.

Gli undici gruppi bancari che nel rendiconto del primo trimestre 2010 pubblicano dati sull'esposizione verso i paesi dell'Est finanziariamente più fragili sono UniCredit e Intesa Sanpaolo. Ne dà conto l'Analisi trimestrale dei bilanci di R&S-Il Sole 24 Ore. Analizziamoli.
In Europa centro-orientale l'UniCredit guidata da Alessandro Profumo ha realizzato tra gennaio e marzo di quest'anno 1,5 miliardi di ricavi (il 22% dei ricavi totali del gruppo) contro i 2,3 miliardi realizzati in Italia, Germani e Austria nel settore retail (pari al 34% del totale di gruppo). A questa cifra hanno contribuito la Polonia per 436 milioni,, la Turchia per 267, la Russia per 137, La Croazia per 134, la Repubblica Ceca per 83, l'Ungheria e l'Ucraina per 77 a testa e la Romania per 75. I profitti di UniCredit prima delle imposte generati nel primo trimestre 2010 nei paesi dell'Europa centro-orientale hanno raggiunto i 438 milioni di euro, pari al 42% dei profitti ante-imposte dell'intero gruppo, contro i 91 milioni maturati nei paesi tradizionali, ossia Austria, Germania e Italia. I paesi del'Europa dell'Est godono infatti di un cost/income ratio, ossia di un rapporto medio tra costi operativi e ricavi, del 54% a fronte di una media del 74% nei paesi tradizionali. Le strutture più economiche sono quelle ucraine, con un cost/income ratio del 33%, seguite da quelle russe (39%). Si tratta di percentuali più basse di quelle della Cina, dove nel 2008 i maggiori istituti di credito hanno avuto un cost/income ratio medio del 40 per cento.
Nel marzo 2010, inoltre, UniCredit ha dichiarato uno stock di finanziamenti verso clienti dell'Europa dell'Esta di 80 miliardi di euro (poco meno del 15% del totale di gruppo) a fronte di una raccolta dalla clientela di circa 76 miliardi. Il mercato solo polacco ha assorbito finanzimenti per 20 miliardi. La restante parte è riferibile a un gruppo di Paesi tra cui Turchia, Russia, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Ucraina, Romania e Bulgaria. A parte quello della Polonia, non è disponibile il dettaglio dei finanziamenti erogati per nazione.
In quest'area il gruppo impiega nel complesso 51.700 dipendenti (il 32% del totale). Il 29% sono concentrati in Polonia, l'11% in Ucraina, il 6,7% in Croazia, il 3% in Ungheria. Qui il gruppo dispone di 155 sportelli, mentre più corposo è il presidio sul mercato bulgaro, in cui operano 3.700 dipendenti in 226 sportelli. Secondo UniCredit, la rischiosità degli impieghi in Kazakhstan, Ucraina e Romania è superiore a quelli dell'Ungheria.
Passiamo a Intesa Sanpaolo.
Il gruppo di cui è aministratore delegato Corrado Passera, nello stesso primo trimestre ha conseguito in Europa centro-orientale ricavi operativi per 502 milioni (il 12% del totale) e un risultato netto di 95 milioni (pari al 14% dell'utile netto di Intesa Sanpaolo). L'Ungheria ha contribuito ai ricavi con 121 milioni, pari a un quarto dell'intera area, la Slovacchia con 114, e la Croazia con 31. Nel complesso gli impieghi di Intesa Sanpaolo verso l'Europa dell'Est valgono 27,7 miliardi di euro (il 7,5% del totatle di gruppo) contro una raccolta di 26 miliardi. La banca in Ucraina, Russia, Romania e Bosnia ha un profilo di rischio rispetto all'Ungheria.
Intesa Sanpaolo, inoltre, ha in portafoglio titoli governativi di Paesi dell'Est per un ammontare di 5 miliardi, di cui 3 miliardi rappresentati da bond slovacchi e 800 milioni da bond greci. Altri 900 sono investiti in titoli di Stato eigiziani. Su questo punto tace invece UniCredit.
Nel complesso Intesa Sanpaolo ha in portafoglio titoli governativi per 54,7 miliardi di euro, di cui 39,5 miliardi investiti in titoli del debito pubblico italiano e 3,8 miliardi in Bund tedeschi (la somma fa quasi l'80% del totale).