Negli ani tra il 1999 e il 2007 ovvero durante le gestioni di Colaninno e Tronchetti Provera dalla società di telecomunicazioni sono stati drenati 24 miliardi. Il fallimento di un'intera classe dirigente che continua ad occupare i posti chiave della politica, dell'economia e della finanza. LEGGI


di GIUSEPPE ODDO

Gli sviluppi del caso
Telecom
sono il risultato di una privatizzazione attuata dal primo
governo Prodi sotto l'incalzare di eventi straordinari che influirono
non poco sull'offerta pubblica di vendita del 2007. Prima di essere
ceduta in Borsa, Telecom fu infatti "girata" dall'Iri al Tesoro perché
il governo potesse rispettare gli obblighi derivanti in sede europea dal
patto Andreatta-Van Miert, che costringeva l'azionista-Stato ad
abbattere i debiti dell'Istituto di Via Veneto a un livello compatibile
con il suo patrimonio netto. Si era nella fase in cui l'ingresso
dell'Italia nell'euro suscitava malcontenti in varie parti d'Europa e il
mancato rispetto di quel patto avrebbe potuto rinfocolare l'ostracismo
verso Roma. Quando, in seguito, fu il momento della privatizzazione, emerse
l'altro ostacolo contro cui si scontrarono l'allora ministro del Tesoro
Ciampi e il suo direttore generale Draghi: la difficoltà di individuare
un gruppo di imprenditori-azionisti presso cui collocare il "nocciolo
duro" della compagnia.

Come i fatti s'incaricarono di dimostrare dopo che la
Olivetti lanciò la scalata ostile alla Telecom, quel "nocciolo", anzi quel "nocciolino", secondo la sprezzante definizione di Gian Mario Rossignolo, presidente esecutivo della società subito dopo la privatizzazione, mancava
di qualsiasi coesione ed infatti si sciolse come neve al sole sotto
l'Opa di Colaninno. I suoi componenti – tra cui spiccavano le maggiori
banche e l'Ifil, della famiglia Agnelli – non sapevano niente di
telecomunizioni, non avevano saputo scegliere un management che fosse
all'altezza del suo compito, salvo nominare in extremis, a fine '98,
Franco Bernabè. Avevano accettato di stare in Telecom più per compiacere
il Tesoro che per una motivazione di natura industriale, e appena
Colaninnò offrì loro la via di fuga non ebbero alcuna esitazione a
tagliare la corda. Anche perché nel frattempo il vento era cambiato, il
governo Prodi era caduto, a Palazzo Chigi s'era insediato Massimo
D'Alema. E D'Alema aveva manifestato ammirazione per i "capitani
coraggiosi" di Ivrea.
A nulla valse il tentativo di resistenza
contro gli scalatori organizzato da Bernabè nell'illusione di avere con
sé il "nocciolo duro". La battaglia si risolse in una disfatta.
Colaninno e i suoi amici della Bell, la scatola lussemburghese che
controllava Olivetti, avevano le spalle coperte da personaggi potenti:
non solo dal nuovo inquilino di Palazzo Chigi, che aveva fatto scendere
in campo come garante nazionale dell'operazione la Mediobanca di Cuccia,
ma anche da banche d'affari internazionali come la Chase Manhattan e la
Lehman Brothers, che avevano assicurato agli scalatori le "munizioni"
per un'Opa che sarebbe potuta costare, in caso di adesione totalitaria,
100mila miliardi di lire. Alla fine fu sufficiente circa la metà di
questa somma; il resto venne dalla cessione di Omnitel (l'attuale
Vodafone Italia) a Mannesmann. Ma tanto bastò a caricare la società di
una massa schiacciante di debiti.
Colaninno aveva lasciato intendere
che per ridurre la pressione debitoria avrebbe avviato un piano di
valorizzazione e di dismissione di asset, ma la sua ambizione e i
consiglieri di cui si attorniava lo spinsero a intraprendere la strada
opposta: quella delle acquisizioni. Il debito lievitò ulteriormente. Lo
shopping avvenne su scala mondiale, dal Sud America all'Europa. Per
l'acquisizione della Crt da parte di Brasil Telecom, l'operatore di rete
fissa partecipato da Telecom Italia, furono spesi 850 milioni di
dollari. Vogliamo parlare di Globo.com, il portale della famiglia Marino
con appena 65 giorni di vita, per il cui 30% Telecom versò 830 milioni
di dollari? E che dire degli 826 milioni di euro spesi per l'Opa sulla
francese Jet Multimedia? E come la mettiamo con la Seat? Per acquistarne
il 37% Colaninno pagò 6,7 miliardi di euro che finirono a società
estero-vestite senza che il ministero delle Finanze muovesse un dito.
Poi, nel 2001, fu Tronchetti Provera a rilevare da Colaninno e soci,
tramite la Olimpia, il controllo della Olivetti-Telecom. E qui si apre
un nuovo capitolo. Maurizio Matteo Decina, in un saggio per Castelvecchi
Editore che andrà in libreria tra qualche settimana, ha calcolato che
nel periodo 1999-2007, ovvero dall'Opa del secolo fino al momento
dell'ingresso in scena della Telco, la Telecom ha subito nel complesso
un drenaggio di risorse pari all'incirca a 24 miliardi di euro: un
importo colossale speso per operazioni rivelatesi a dir poco
inefficienti. Decina pone in particolare l'accento su due questioni
controverse: la cessione del patrimonio immobiliare della Telecom, che
era iscritto a bilancio a prezzi storici, a società partecipate da
Pirelli Real Estate e l'Opa della stessa Telecom sulle quote di
minoranza della Tim per 15 miliardi di euro. Secondo vari esperti, le
motivazioni economico-industriali di entrambe le operazioni risultano
ancora oggi poco chiare.
Nel 2007, dopo il continuo deprezzamento
del titolo Telecom, la Olimpia è costretta a cedere il controllo alla
Telco, di cui è socio di minoranza la spagnola Telefonica. La
maggioranza fa capo a Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo, nel ruolo
di nuovi garanti dell'italianità del gruppo. Bernabè è richiamato alla
guida della società, che avrebbe bisogno di un aumento di capitale per
abbattere l'annoso debito e rilanciare gli investimenti, puntando su una
nuova rete veloce in fibra ottica. Ma nessuno vuol scucire un
centesimo. Abbiamo già visto ai tempi del "nocciolo duro" quale e quanto
interesse abbiano avuto le banche per le telecomunicazioni. Così oggi
Telefonica può di fatto considerarsi come il nuovo padrone della Telco e
decidere, salvo colpi di scena, del futuro della Telecom. Quello che
avrebbe dovuto essere un campione nazionale rischia di finire come carne
in spezzatino.

… articolo completo: ilsole24ore.com.notizie.itali