Il grande burattinaio della fallita Opa del 2005 fu Banca d’Italia. «Quando ancora il tema della scalata a Bnl non era neppure sfiorato dagli uomini di Unipol, esso costituiva già una preoccupazione per il governatore della Banca d’Italia Fazio». A eprimersi così è la Guardia di Finanza in un documento agli atti dell’inchiesta del sostituto procuratore di Milano Luigi Orsi.

«Risulta infatti che precisamente a partire dal 18 marzo 2005 si ritenne plausibile – da chi era interessato a promuovere una cordata italiana che contendesse Bnl al patto guidato dal Bbva – coinvolgere l’Unipol quale capofila».
Sarebbe stato in sostanza l’ex Governatore l’eminenza grigia dell’Opa annunciata da Unipol il 18 luglio 2005.
Conferma Gianfranco Boni, ex direttore generale della Banca Popolare Italiana guidata da Gianpiero Fiorani: «La prima volta che ho incontrato il Governatore è stato nella seconda metà di febbraio (2005, ndr); l’argomento di discussione era Bnl in quanto il Governatore pensava che AntonVeneta fosse stata comunque posta in mani italiane mentre su Bnl non era ancora chiaro quale fosse il partner italiano di riferimento».
Altro elemento di prova. Fazio e Francesco Frasca, capo della Vigilanza di via Nazionale, evitano di presenziare all’incontro tra banchieri che si svolge il 18 marzo 2005 a casa dell’immobiliarista Francesco Gaetano Caltagirone. Banca d’Italia, secondo Boni, preferì restare coperta.
Alla riunione aveva anche partecipato Fiorani, che aveva ricevuto da Fazio un mandato esplorativo per sondare le intenzioni di Caltagirone, ideatore del "contropatto", cui faceva capo circa il 27% di Bnl.

Proprio il 18 marzo gli spagnoli del Bbva avevano annunciato un’Offerta di scambio su Bnl che aveva spinto Fazio a convocare Fiorani perché preparasse il terreno a una controffensiva.
Il 12 luglio 2005 mancano sei giorni all’annuncio dell’Opa di Unipol. Consorte chiama Frasca e sono entrambi intercettati dalla Finanza.

Consorte: «Prima le do delle informazioni e poi le dico di un problemino…Con i signori immobiliaristi…chi compra sono Crédit Suisse, Nomura e Deutsche Bank che prendono il 4,99 a testa…Poi comprano le cooperative il 4%…e compra Hopa…Quindi noi abbiamo sostanzialmente collocato il 27% dell’ingegner Caltagirone e dei suoi soci…Le banche che fanno patto con noi (gli istituti italiani Bper, Bpi, Carige e Popolare di Vicenza, ndr) oggi detengono il 9,37%…noi abbiamo il 10% e siamo in attesa del 5%, quindi noi abbiamo il 51,7%, quindi avremmo raggiunto l’obiettivo». A questo punto il numero uno di Unipol chiede «conforto» a Frasca – scrive la Finanza – «perché si valuti l’operazione esclusivamente alla stregua dei parametri vigenti nell’estate 2005 e non in base a quelli che sarebbero entrati in vigore pochi mesi dopo, nel gennaio 2006, che avrebbero reso la scalata di Unipol «non autorizzabile».

Gli risponde Frasca: si attenga ai parametri del 2005.