Che ci fa un gigante russo come Rosneft, tra i maggiori produttori mondiali di petrolio e gas, a maggioranza statale, in un gruppo privato come Pirelli, storico marchio italiano degli pmeumatici, di cui ha acquisito il 13% del capitale?


Quando un'azienda petrolifera integrata come Rosneft, che opera nell'upstream, nel dowstream e nella petrolchimica, investe 500 milioni di euro in un'altra società industriale per di più domiciliata all'estero di certo non lo fa per motivi finanziari, ma per una sua strategia di espansione internazionale. E cosa ha da offrire in cambio Pirelli a una major petrolifera di queste dimensioni, che annovera tra i propri soci, con il 20%, un'altra grande multinazionale del settore, l'inglese Bp? Intanto va ricordato che Camfin, l'azienda di famiglia del presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera, è tra i leader nazionali nella distrubuzione extra-rete di prodotti petroliferi per riscaldamento e autotrazione e uno dei primi fornitori di servizi di gestione calore e di facility management. Peraltro, nella seconda parte del 2013, Pirelli ha sottoscritto un memorandum di intenti con Rosneft con il duplice obiettivo di vendere i propri pneumatici nelle 1.700 stazioni di servizio dell'impresa russa e di avviare con essa e con la Oil Techno un'attività congiunta di ricerca e sviluppo in Armenia per le gomme sintetiche ed in particolare per le gomme stirene-butadiene (styrene-butadiene rubber o Sbr), uno pneumatico sempre più richiesto nei mercati emergenti.
Il legame societario, ora, amplia la prospettiva di una collaborazione tra le due aziende. Pirelli, che già realizza gomme sintetiche in Cina, potrà ottenere da Rosneft le materie prime petrolchimiche per accrescere la produzione di Sgr, mentre l'azienda di cui è amministratore delegato Igor Sechin, ex agente del disciolto Kgb proprio come il presidente russo Vladimir Putin, rafforza la presa sul mercato italiano, dove è già presente con una partecipazione del 21% nel capitale di Saras, l'azienda di raffinazione della famiglia Moratti.
L'offensiva di Rosneft, che ha da poco rilevato le quota detenute da Eni ed Enel nella russa Artic gas, suona come una conferma del ruolo strategico attribuito dai russi al mercato italiano dell'energia. In Italia operano nello stesso tempo una società come Gazprom, colosso mondiale del gas naturale, che ha nell'Eni il suo principale cliente, e un'altra come Lukoil,  una oil company anch'essa di grandi dimensioni, che ha acquisito dalla famiglia Garrone la raffineria Isab di Siracusa. Per le imprese russe, oltre che un grande mercato di sbocco, l'Italia rappresenta una grande base logistica per le forniture di greggio e metano, al centro del Mediterraneo.