Se sono vere le notizie che circolano oggi su Ricucci e Coppola, ovvero che le offerte arrivate dall’estero per rilevare le attività dei due immobiliaristi presentano a dir poco delle stranezze, c’è di che riflettere sul cambiamento di clima nel Paese a pochi giorni dall’insediamento del quarto governo Berlusconi. Una messinscena del genere fu orchestrata nell’estate del 2003 dal bancarottiere Sergio Cragnotti. Nel luglio di quell’anno la Cirio era già in stato di default, anche se Cragnotti ne era ancora il presidente. E a un certo punto si seppe che la holding turca Cukurova era pronta a scendere in campo, nella veste di cavaliere bianco, per salvare dal crack il gruppo agroalimentare e sottoscriverne un aumento di capitale. L’operazione fallì nel giro di qualche giorno. Ma almeno la Cukurova non era un’invenzione di Cragnotti: esisteva veramente e l’offerta fu un tentativo dell’ex finanziere per evitare il peggio e rientrare in gioco nella partita.

Invece, le due offerte sui patrimoni immobiliari di Riucucci e Coppola sembra siano accompagnate da documenti falsi. Sui giornali di oggi leggiamo che l’offerta della Mediterranean Consulting Company alla Magiste International e alla Magiste Real Estate (le due società di Ricucci) sarebbe accompagnata da lettere di garanzie della Citibank non autentiche, il cui firmatario addirittura non figurerebbe negli organigrammi della banca Usa.

Nel caso dell’offerta lanciata sulla Tikal di Danilo Coppola da Ubs e Pramerica Real Estate Investor Italia (tramite la controllata Prudential), il colosso elvetico ha smentito la sua adesione all’operazione.

Ma allora a che gioco stanno giocando i nostri due immobiliaristi?