Ma non c’era la fila degli acquirenti per gli immobili della Magiste, la holding di Stefano Ricucci? Non si direbbe, a giudicare dalla notizia diramata dall’agenzia "Radiocor" secondo cui l’asta per una delle società dell’ex odontotecnico di Zagarolo è andata deserta. La Tundra (questo il nome) fa capo alla Magiste International del Lussemburgo dichiarata fallita il 19 gennaio 2007, possiede un immobile di pregio a Roma, in via Corelli, ed è già la seconda volta che è messa all’incanto senza che nessuno se la fili.

Il giudice delegato, Nicola Pannullo, constatata l’assenza di offerte, ha pertanto deciso di ridurre il prezzo base da 53 a 45 milioni di euro, fissando una terza asta per il 28 ottobre.
Questo episodio apparentemente marginale della vicenda Ricucci conferma, ove ve ne fosse ancora bisogno, almeno due cose. La prima è l’alto valore degli immobili iscritti nei bilanci di queste società. I personaggi come Ricucci, e come Danilo Coppola, che hanno movimentato la scena finanziaria italiana nella prima metà di questo decennio hanno continuato a vendere i propri immobili l’un l’altro a prezzi crescenti, contribuendo a far lievitare il mercato della casa e ottenendo in cambio dalle banche nuove linee di credito da riversare in speculazioni di Borsa. Con questa tecnica i loro immobili hanno subito rivalutazioni fittizie, e il loro valore di libro è distante da ciò che il mercato è disposto a pagare oggi.
L’altra conferma riguarda l’offerta inscenata circa un mese fa dalla sedicente Mediterranean Consulting Company per comperare in blocco l’ex "impero" Ricucci: una mossa maldestra, volta probabilmente a giustificare livelli di prezzo che, alla luce di quanto è accaduto oggi, nessuno sembra disposto a riconoscere.