Dopo la recente visita in Kazakhstan, la repubblica centro-asiatica guidata da Nursultan Nazarbaev, il presidente del Consiglio Matteo Renzi è volato in Africa, in Congo, per partecipare alla firma di un accordo di cooperazione sottoscritto dall’Eni, che impegna la compagnia controllata dal Tesoro a sviluppare nuovi programmi di ricerca nel bacino costiero del paese subsahariano. Kazakhstan e Congo sono in misura diversa Stati petroliferi strategici per l’Eni. E Renzi ha usato toni trionfalistici  nel descrivere il lavoro condotto dal nuovo amministratore delegato del gruppo, da lui designato alla più alta carica dirigenziale appena qualche mese fa: “L’ Eni  con Claudio Descalzi e’ il centravanti che fa salire la squadra”, favorendo l’ approdo del sistema Italia all’ estero. Il governo di Brazzaville a fine 2013 – si legge in una nota diffusa dall’Eni – ha prolungato i permessi di Madingo, Marine VI e Marine VII. La società italiana opera in Congo da oltre quarantacinque anni nello sfruttamento degli idrocarburi convenzionali, estraendo 120mila barili equivalenti di petrolio al giorno, e durante la gestione di Paolo Scaroni s’è anche aggiudicata i permessi di esplorazione per lo sfruttamento di un vasto bacino di sabbie bituminose  che si estende lungo un’area di 1.800 chlometri quadrati. La firma dell’accordo è avvenuta alla presenza del dittatore congolese Denis Sassou Nguesso, al potere dagli anni ’70, considerato uno degli autocrati più corrotti dell’Africa. Non sappiamo quale urgenza abbia spinto Renzi, impegnato con il suo governo, in Italia, nella lotta contro la corruzione, a recarsi in visita ufficiale in un paese il cui capo di Stato è uno dei simboli della cancrena che divora l’Africa. Sappiamo però che l’assemblea nazionale del Congo, dove siedono in massa amici, fratelli e parenti di Sassou Nguesso, ha di recente ratificato i nuovi accordi petroliferi in favore dell’Eni, che secondo indiscrezioni di fonte francese avrebbero effetto retroattivo.  E sappiamo anche che in certe aree del mondo la politica estera italiana e il cosiddetto interesse nazionale sono influenzati e possono persino coincidere con gli interessi dell’Eni.
Coperto di tangenti dalla vecchia Elf, poi confluita nella Total, con cui ha costruito un asse preferenziale, e in ottimi rapporti con i vertici che si sono avvicendati nei decenni all’Eliseo, Sassou Nguesso ed il figlio Denis Christel, che gestisce la commercializzazione del petrolio congolese, sono stati messi sotto inchiesta dalla magistratura francese, che contesta loro il possesso di grandi proprietà immobiliari e di decine di conti correnti dove sarebbero state distratte ingenti somme di denaro pubblico. Il Congo, che trae il grosso delle proprie entrate dal petrolio ed ha circa il 50% della popolazione al di sotto della soglia di povertà, è accusato da varie organizzazioni non governative di appostare solo parzialmente nel bilancio dello Stato i proventi petroliferi.