La "nuova" governance di Mediobanca è fatta. Dal sistema dualistico (un consiglio di sorveglianza eletto dall’assemblea degli azionisti, che nomina un consiglio di gestione), la banca che controlla le Assicurazioni Generali di Trieste e il gruppo Rizzoli-Corriere della sera è ritornata al collaudato sistema di gestione monistico (un consiglio d’amministrazione che nomina un comitato per il controllo interno). E poi dicono che il potere non cambia mai.

Il "duale" era stato introdotto circa un anno fa, come norma ad personam, per permettere a Cesare Geronzi (orfano di Capitalia, dopo la fusione della banca capitolina con UniCredit) di assumere la presidenza di Mediobanca. Ora che Geronzi ha consolidato la sua posizione forte anche del rapporto con Silvio Berlusconi, il "duale" non serve più e si cancella con un colpo di spunga.
Non che vi sia motivo di rimpiangerlo. Il sistema di cogestione delle imprese, tra banche, sindacati e managers, è un’invenzione della socialdemocrazia tedesca e non ha nulla a che spartire con gli assetti proprietari e la tradizione dell’imprenditoria italiana. Nel nostro Paese è stato introdotto – e mal digerito dal governatore di Banca d’Italia Mario Draghi – al solo fine di rimettere in moto le grandi fusioni bancarie. Senza l’istituzione del doppio consiglio (di sorveglianza e di gestione) e la conseguente duplicazione delle poltrone, che ha permesso ai vertici delle banche incorporate di restare al loro posto, fusioni come quella tra Intesa e Sanpaolo-Imi non sarebbero mai avvenute.
Mi sembra tuttavia fuorviante spacciare per riforma della governance il ripristino del Cda, tanto più quando si scopre che tutte le deleghe operative di Mediobanca saranno conferite a un capo-azienda: Alberto Nagel. E allora a che serve un governo societario? Parlare di governance in un contesto del genere è completamente fuori luogo.

Ha ragione Guido Rossi quando dice che non potrà mai esservi vera governance in Italia fintantoché minoranze azionarie organizzate continueranno a detenere il controllo delle imprese tramite patti di sindacato, piramidi societarie e altri strumenti nati dalla fertile fantasia di consulenti legali e finanziari.
Chiamiamo dunque le cose con il loro nome: nessuna innovazione, nessuna riforma è in corso a Mediobanca; quella che si sta combattendo è una mera battaglia di potere. Geronzi vuol comandare e basta. Da uomo potente, deve imporre agli altri ciò che vuole anche se gli altri vi si oppongono (Mills docet). E tutto ciò che glielo impedisce è di troppo e va eliminato.