Il crack della Bernard Madoff Investments Securities, la società coinvolta in una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi, chiama in causa pesantemente la Securities and exchange commission, la Sec, l'autorità di controllo della Borsa Usa e più in generale i sistemi di vigilanza sui mercati finanziari degli Stati Uniti d'America. E' infatti inaudito, sconcertante, che una truffa da 50 miliardi di dollari perpetrata dall'ex presidente del Nasdaq, Bernard Madoff, con sistemi vecchi come il cucco abbia potuto protrarsi per anni senza che nessuno si fosse mai accorto di nulla. Parliamo di un "buco" quasi quattro volte più grande di quello creato da Calisto Tanzi nella Parmalat. Quando sono in gioco somme così imponenti è difficile credere che una persona sola, per quanto abile, scaltra, spregiudicata, possa arrivare a truffare l'universo mondo. Senza una solida e ben oliata rete di connivenze ai più alti livelli è impossibile durare così a lungo.

Denunce e sospetti s'erano già addensati da tempo intorno all'operato di Madoff. I suoi misteriosi stili di gestione, l'opacità che circondava  le sue attività, la natura oscura dei suoi investimenti, avrebbero dovuto suonare per la Sec come una sirena d'allarme. Un noto operatore italiano di hedge fund mi ha raccontato del suo incontro con Madoff e della sua istintiva diffidenza per uno che, indipendentemente dall'andamento dei mercati, prometteva rendimenti annui dell'8-10% investendo in titoli di Stato la maggior parte dei capitali raccolti. Per questo è sorprendente come alcune tra le maggiori banche del mondo siano potute abboccare all'amo di un magliaro che, come nella più classica delle catene di Sant'Antonio, utilizzava gli apporti in denaro dei nuovi sottoscrittori di fondi per corrispondere gli interessi ai vecchi e far fronte ai riscatti, dopo aver intascato il suo "guadagno". Ma Madoff non era un magliaro qualsiasi. Aveva presieduto la Borsa dei titoli tecnologici, il Nasdaq. Era dunque persona assai nota all'autorità del mercato, provenendo da quel mondo. Che una truffa del genere possa essere stata ideata e orchestrata da un ex regolatore, da uno che sedeva al vertice di un'istituzione finanziaria, è a dir poco inquientante. Il marcio potrebbe annidarsi anche lì, nelle istituzioni del mercato, non solo tra banchieri, gestori e intermediari di Wall Street. Nel clima orgiastico che s'è respirato nella Borsa americana fino a poco tempo fa tutto è stato possibile, tutto è stato consentito. Per certificare i bilanci, Madoff si affidava a una società di revisione del tutto sconosciuta. Non solo: il denaro raccolto dai fondi e i titoli in cui veniva investito, che avrebbero dovuto essere tenuti in custodia nella banca depositaria, pare venissero da questa girati nella casse dello stesso Madoff. E' possibile che tutto ciò sia sfuggito per anni a un'autorità di controllo seria? E chi sono stati i beneficiari della catena di Sant'Antonio? Chi sta in cima a queste piramidi truffaldine fa in tempo a guadagnare molti soldi a scapito di chi sta sotto. Chi erano queste persone?
Questo scandalo non dimostra soltanto l'imperdonabile leggerezza delle autorità di controllo Usa,  ma anche i guasti di una deregulation dei mercati molto permissiva che ha consentito a operatori altamente speculativi come gli hedge fund di agire al di fuori di qualsiasi obbligo di vigilanza, con un domicilio alle Cayman o in un altro paradiso fiscale. In Italia un fondo speculativo è soggetto alle autorizzazioni e alla Vigilanza di Banca  d'Italia, negli Stati Uniti può invece operare con assoluta libertà.
Quanto ai gruppi bancari italiani che sono caduti come allocchi nella rete di Madoff, le vittime potrebbero crescere nei prossimi giorni. Accanto a UniCredit e Banco Popolare sembra che ad acquistare quote dei fondi hedge dell'ex presidente del Nasdaq siano stati, fra gli altri,  piccoli e medi istituti di credito nazionali, attraverso fiduciarie svizzere.