Ma chi è stato veramente don Luigi Verzè: il boss del centro ospedaliero San Raffaele, di cui è rimasto dominus incontrastato fino alla morte, o anche qualcosa di più? Leggete "I segreti di don Verzè", il libretto di Mario Gerevini e Simona Ravizza allegato al "Corriere della sera" di qualche giorno fa, e capirete il perché di questa domanda.


Gerevini e Ravizza, autori di decine di articoli sui retroscena del crack del San Raffaele, hanno messo le mani sui file audio di varie intercettazioni ambientali e telefoniche che erano state disposte intorno alla metà degli anni Duemila dalla Procura di Milano per un'inchiesta di cui non si sapeva e non si sa ancora oggi nulla. Don Verzè ne emerge come il capofila di una rete ad alto livello dedita a raccogliere finanziamenti pubblici per l'ospedale, ma anche a sostenere i vari anelli della catena. Nel suo ufficio si recano alti gradi istituzionali come Nicolò Pollari, che all'epoca dirigeva il Sismi, il servizio segreto miliatre, e banchieri come l'allora presidente del gruppo Capitalia, Cesare Geronzi.
Il prete, che ha il filo diretto con Dio e con Silvio Berlusconi, è informato di tutto: del dissidio tra Geronzi e il governatore di Bankitalia Antonio Fazio, delle scalate bancarie del 2005, dell'interessamento di Unipol per Bnl, dei guai giudiziari del presidente della Confcommercio Sergio Billè, che ha impegnato 39 milioni dell'associazione per l'acquisto di un immobile da Stefano Ricucci, della successione di Carlo Sangalli, ex deputato democristiano ed ex presidente della Camera di commercio di Milano, al posto di Billè. Pollari gli racconta dell'evoluzione dei rapporti tra Fazio e Geronzi: prima amici, poi nemici. Gli confida di avere "protetto" Geronzi (ma protetto da cosa?); gli parla dei guai giudiziari del banchiere e del ruolo dell'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro nel caso Cirio, per il quale Geronzi sarà poi condannato in primo grado.
L'obiettivo di don Verzè è di creare, attraverso una rete di personaggi potenti, corsie preferenziali nelle istituzioni per convogliare soldi sul San Raffaele. A Pollari e ad altri interlocutori affida raccomandazioni e messaggi per gli amici come Gianni Letta. L'ospedale è un centro di eccellenza internazionale nella ricerca e nella cura del malato, ma con denaro pubblico sottratto a strutture pubbliche grazie un'azione di lobby sul governo, che fa leva sull'amicizia con Berlusconi, e al sostegno (incondizionato?) del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.
Una volta don Verzè si lamenta per iscritto con Formigoni della scarsa attenzione delle strutture della Regione per la causa del San Raffaele: "Risulta che i tuoi uffici non hanno alcuna intenzione di accogliere le proposte del dr. Mario Cal, atte a 'medicare' l'annoso scompenso del conto economico….". L'ospedale è in perdita, al 31 dicembre 2000, per 35 miliardi di lire. E Formigoni gli risponde per le rime: "Ritengo il tuo giudizio…ingeneroso", e giù una serie di allegati tecnici con cui il memores domini di Comunione e liberazione, numero uno del "Pirellone", elenca nei dettagli tutto ciò che ha fatto per il prete negli anni.
E che dire delle pressioni esercitate su Andrea Lomazzi, affittuario di un terreno del San Raffaele, di cui il "don" vorrebbe sbarazzarsi prima della scandenza del contratto? L'indisponibilità di quell'area, che Lomazzi aveva trasformato in campi da calcetto, metteva a rischio il finanziamento che il ministero dell'Università (retto da Letizia Moratti) avrebbe dovuto destinare al San Raffaele per realizzarvi una residenza per studenti. Lomazzi, però, oppone resistenza e per farlo scendere a miti consigli don Verzè organizza le contromisure: prima chiede a Pollari se può mandargli la Guardia di Finanza, poi cerca di lasciarlo al buio, facendo mettere fuori uso la centralina elettrica. L'idea è di appiccare il fuoco ai comandi. "Un sabotaggio", dice don Verzè. E aggiunge, rivolto a un suo collaboratore: "Però mi raccomando i cavalli…e l'asilo". Risposta: " Non c'entra assolutamente…perché sarà il quadro elettrico degli spogliatoi del centro sportivo: senza quello i campi non possono essere illuminati…per tre mesi lui rimane fermo e quando si presentano i miei amici a fargli la proposta sarà in ginocchio". Invece Lomazzi è un osso duro: dopo la manomissione del quadro elettrico si collega direttamente alla rete del San Raffaele e va avanti per altri due anni, fino alla scadenza del contratto.
Cose da non credere: un prete che ricorre alle intimidazioni.
Domanda: Gerevini e Ravizza sono venuti in possesso solo di alcune tra le tante intercettazioni. Le altre che fine hanno fatto? E perché sono state tenute nel cassetto fino a qualche giorno fa? Chissà se la Procura di Milano vorrà a chiarire il mistero.