L'allarme lanciato una settimana fa da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi ("Corriere della sera" del 24 giugno) è più cha mai valido: l'Italia rischia seriamente di non rispettare l'impegno contratto in sede europea a mantenere il rapporto deficit-pil al di sotto del 3%.


Di questo passo, scrivevano i due economisti, "ci stiamo infilando in una strada che porta diritto al fondo salva Stati (European stability mechanism, Esm) e a chiedere alla Bce di attivare l'Outright monetary transnactions (Omt), cioè acquistare i nostri titoli pubblici. Torneremmo ad essere sotto la vigilanza di Bruxelles, e questa volta anche del Fondo monetario internazionale, che ci obbligherebbe a fare le stesse riforme che da anni sappiamo di dover fare". 
Per rispettare il vincolo del 3%, suggerivano Alesina e Giavazzi, il governo deve riuscire ad innescare la ripresa attraverso  50 miliardi di minori imposte sul lavoro e 50 miliardi di minori imposte sulle spese spalmati su tre anni. Solo un piano credibile di tagli alle spese potrebbe indurre l'Unione europea a concederci una moratoria di due anni sul 3%.  Se passa la linea di Berlusconi di sfondamento del vincolo del 3% senza un programma di rientro, lo spread in autunno potrebbe ritornare a salire. "A quel punto – concludevono i due economisti – l'unica strada sarà la solita: altri aumenti di imposte per far cassa velocemente, come fu costretto a fare Mario Monti due anni fa".