E’ inqualificabile un presidente del Consiglio che butta tutto in burletta per mascherare la sua improvvisazione in politica. Prima la norma salva-manager  (o non sarebbe stato meglio chiamarla salva-ladri?) inserita di sottecchi nel decreto legge sull’Alitalia perché non si potesse procedere penalmente contro i manager di società non dichiarate fallite (ma insolventi, com’è stato il caso di Cirio e Parmalat, per fare solo due esempi). Un provvedimento che avrebbe risolto le pendenze giudiziarie di personaggi come Gesare Geronzi, Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti e che il Governo è stato costretto a rimangiarsi, quasi disconoscendone la paternità, per le minacciate dimissioni di Giulio Tremonti da ministro dell’Economia.

Uno dice: dopo una vicenda così Berlusconi se ne starà zitto per un po’. E invece, no. Il premier il giorno successivo ha sostenuto davanti alle telecamere l’eventualità di una chiusura forzosa dei mercati finanziari, con il congelamento dell’attività borsistica, per dar tempo ai Paesi dell’Unione europea di approntare un piano anti-crisi attraverso una nuova Bretton Wood. Una balla colossale che Berlusconi è stato costretto a smentire subito inventandosi di avere appreso l’improbabile notizia da una radio francese e liquidandola come una trovata mediatica. Alla faccia dell’appello del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al senso di responsabilità collettivo.

Per non sapere né leggere né scrivere, anche il portavoce della Casa Bianca s’è sentito in dovere di smentire la sparata berlusconiana.

Attenzione, non è ancora finita. Con inaudita sfrontatezza il primo ministro s’è spinto a consigliare ai risparmiatori dotati di liquidità l’acquisto di azioni Eni ed Enel (società quotate in Borsa, controllate dal Tesoro) con la motivazione che intanto danno un buon dividendo e nel frattempo potranno anche rivalutarsi. Ma non erano stati Berlusconi e il centro-destra ad accusare D’Alema di avere incoraggiato nel 1999 la premiata ditta Colaninno & Gnutti a scalare la Telecom? Ci mancava solo che invitasse il popolo italiano, a reti unificate, a investire in titoli Mediaset.

Di fronte ad atteggiamenti come questi, che sono un misto di dilettantismo, dispezzo delle istituzioni e del codice e mania di grandezza, per cui uno che è stato eletto a maggioranza dal popolo può fare e dire impunemente ciò che vuole, si resta senza parole. Mi chiedo dove arriveremo di questo passo.