Leggo sulla rivista "Il Caffè", mentre al World Economic Forum di Davos si discute su come "Migliorare le condizioni del mondo", un articolo dell'economista Loretta Napoleoni che spiega con la sua consueta chiarezza perché la manifestazione creata quarant'anni fa  da Klaus Schwab, fondatore e presidente del Forum, sia ormai obsoleta. Non è certo da Davos che può venire la risposta al tema di cui si dibatte in questi giorni, scrive l'autrice di "Economia canaglia": "L'esperienza degli anni passati, l'ostentazione della ricchezza dei capitani d'industria, la celebrazione del credo liberista e l'appoggio che questa classe di nuovi ricchi ha dato alla follia di Bush non sono certamente le premesse giuste".

La Napoleoni allude alla carrellata di imprenditori, top manager, esponenti dell'alta finanza internazionale e celebrità dello spettacolo sfilati nel corso delle passate edizioni del World Economic Forum, che quest'anno, con la recessione e la disoccupazione che colpiscono milioni di famiglie al di qua e al di là dell'Atlantico, gli organizzatori dell'evento hanno per la maggior parte escluso, forse anche per rispetto alla decenza. Non a caso, a chiudere le cinque giornate di Davos, edizione 2010, è stato chiamato l'arcivesco di Canterbury, Rowan Williams, un grande critico del pensiero neoliberista.
Ma ecco cosa pensa Loretta Napoleoni del convegno più costoso del mondo:
"Davos nasce con l'intento di guardare al futuro, di offrire attraverso il network, il sistema di contatti e conoscenze, una finestra sul domani a disposizione del mercato degli affari e di quello dell'economia. Oggi sarebbe però ridicolo descriverlo in questi termini, il discorso sull'etica e gli affari andava fatto nel gennaio del 2007, pochi mesi prima del primo crollo dei mutui subprime". Dopo che i buoi sono fuggiti dalla stalla, Davos può al massimo scattare una fotografia del presente. "Ma, c'è da domandarsi, abbiamo bisogno di questa fotografia?", aggiunge Loretta Napoleoni. La domanda è retorica: "Coloro che da anni mettono in guardia contro la pericolosa tendenza neoliberista del Forum di Davos ne farebbero volentieri a meno". Tra questi, la scrittrice-economista di origine italiana che vive a Londra annovera Public Eye on Davos, un'organizzazione non governativa creata nel 2000 dalla sezione svizzera di Greenpeace e dalla Dichiarazione di Berna, che premia ogni anno la peggiore impresa quanto a contaminazione dell'ambiente e a etica degli affari.

Secondo Loretta Napoleoni, "è ormai chiaro che quest'itituzione ha perso il carattere indipendente e critico che possedeva in passato ed ha finito per essere condizionata dalle mode del momento. Se questo è vero c'è da domandarsi se anche il sistema di relazioni che la sostiene continua ad offrire a chi vi partecipa buone e durature opportunità d'investimento". Solo per garantire la sicurezza a Davos, vengono spesi 8 milioni di franchi svizzeri. Nel calcolo sono inclusi i 5mila soldati, le forze di polizia e l'aviazione dispiegati nei giorni del Forum intorno alla nota località elvetica. E a questa somma vanno aggiunti altri 40 milioni di franchi svizzeri donati sotto forma di contributi dalle mille società più ricche del mondo sostenitrici del Forum. In totale, scrive la Napoleoni, le entrate del Forum (inclusi i costi di partecipazione) ammontano a 100 milioni di franchi svizzeri. Una cifra enorme per un evento che non è più in grado di offrire "una visione spassionata e oggettiva del mondo". Un rituale fatuo, povero di idee, ormai capace di rappresentare i cambiamenti in atto nella società e nell'economia e le opportunità che vi si prospettano. "Per questa cifra – conclude Loretta Napoleoni – viene spontaneo pensare che almeno negli ultimi tre anni il World Economic Forum avrebbe potuto contribuire a chiarirci le idee sulle cause della crisi economica".