Ma non era stato chiuso definitivamente in gennaio il nuovo accordo su Kashagan, il giacimento supergigante di idrocarburi nell’offshore kazakho del Mar Caspio? Così sembrava. Senonché, oggi, con un colpo a sorpresa, il ministro dell’Energia kazakho, Sauat Mynbayev, ha denunciato che il consorzio di sfruttamento del giacimento intende far slittare al 2012-2013 l’entrata in funzione del campo petrolifero da 13 miliardi di metri cubi di barili, mentre fino a qualche mese fa il consorzio medesimo, a cominciare dall’Eni, dava per certa la data del 2011.

Il governo kazakho è montato su tutte le furie a questa notizia. Kashagan, nei piani del presidente kazakho Nursultan Nazarbayev, signore e padrone dell’immensa Repubblica centro-asiatica, è infatti destinato a diventare una fonte primaria di profitti, entrate fiscali e valuta pregiata. Per l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, che sta per cedere il ruolo di operatore unico del giacimento a un quadrumvirato allargato anche a Exxon, Shell e Total, il monito lanciato ieri da Astana, capitale del Kazakhstan, potrebbe essere foriero di nuove grane.