Ho ripescato da un libro ormai ingiallito (Claudio Tedoldi, "Il telefono nemico", Mazzotta, 1977) un articolo di "Panorama" del 6 marzo 1975 in cui si parla di intercettazioni telefoniche. E' un documento che ci aiuta a capire come le deviazioni della Telecom e le attività di spionaggio condotte da Giuliano Tavaroli, l'ex capo della sicurezza del gruppo, che ha patteggiato il 28 maggio 2010 una condanna a 4 anni e 2 mesi, abbiano radici molto antiche. Nell'articolo vengono chiamati in causa la Nato, la Itt e il servizio segreto dell'epoca, il Sid (deviato).

Qui è necessaria una divagazione storica. Negli anni '70, quando il mondo era diviso in blocchi, la statunitense Itt era uno dei più grandi e potenti conglomerati. Il gruppo, le cui attività spaziavano dalle telecomunicazioni alle miniere di rame, era stato accusato di aver fomentato insieme alla Cia il caos economico in Cile per provocare la caduta di Salvador Allende, il primo presidente socialista eletto democraticamente in Sudamerica. "Io accuso la Itt davanti alla coscienza del mondo di aver voluto provocare nella mia patria una guerra civile che per il paese rappresenta la disintegrazione totale", aveva denunciato Allende nel dicembre 1972 davanti all'assemblea delle Nazioni Unite. Nel settembre dell'anno successivo veniva ucciso in seguito a un colpo di Stato militare appoggiato dagli Usa.
La Itt è scomparsa di scena da un pezzo. Le sue attività manifatturiere di telecomunicazione furono rilevate dalla francese Alcatel durante la presidenza di Pierre Suard. Ma i servizi segreti italiani sono sempre all'opera, soprattutto quando c'è di mezzo la Telecom.  Il loro zampino è evidente non solo nella vicenda Tavaroli, ma anche in altre meno note. 

Ricordo una confidenza di Ernesto Pascale al termine di un'intervista che mi rilasciò qualche tempo dopo la sua nomina ad amministratore delegato della Sip (qualche anno dopo avrebbe assunto lo stesso incarcio alla Stet). Gli avevo chiesto se la struttura segreta Gladio fosse ramificata nelle telecomunicazioni. "No – mi rispose – ma sono certo che i servizi dispongano di propri uomini alle dipendenze della Sip, di cui noi non siamo a conoscenza". E ricordo anche le parole di Gian Mario Rossignolo. Eravamo andati a trovarlo a Torino, io e Giovanni Pons, mentre lavoravano all"Affare Telecom". Stava raccontandoci le sue peripezie da presidente della Telecom, le raccomandazioni che gli arrivavano giornalmente da tutto il sistema politico. A un certo punto si lasciò scappare di pressioni ricevute attraverso i servizi che agivano per conto di ambienti americani. "Si fece vivo il Sismi. Mi fu chiesto di mettere sotto ascolto il nodo telefonico di Palermo per il quale transitano le telefonate per il Medio Oriente. Mi rifiutai".
Insomma, ancorché grave e per molti versi ancora oscura, la vicenda Tavaroli non rimane un caso isolato, ma è l'anello di una catena che parte da molto lontano e arriva ai giorni nostri.  Una catena di cui l'articolo pubblicato da "Panorama" 35 anni fa ci svela qualche altro particolare.

"Nell'autnno 1973, sotto la copertura della rete di comunicazioni della Nato, i servizi segreti americani, evidentemente senza che il Sid frapponesse ostacoli e verosimilmente con la sua collaborazione, ultimarono la preparazione di un sistema di controllo totale della rete telefonica di Roma. 'Per portare a termine un colpo di Stato, bisogna innanzitutto poter controllare gli impianti telefonici', osservò con preoccupazione il settimanale della sinistra democristiana 'Settegiorni', dando per primo notizie sull'operazione".
"La cosa finì in parlamento con un nugolo di interrogazioni che non ebbero mai risposta. Ci sono state soltanto smentite generiche che non hanno convinto nessuno".
"Il cuore dell'impianto Nato per il controllo telefonico (consente ogni intercettazione e il blocco totale delle coumicazioni) è in viale Cristoforo Colombo 153, nei locali della direzione centrale Impianti e Cavi del ministero delle Poste".
"Le sale riservate alla sezione Nato sono sorvegliate da uomini armati e godono del privilegio della extraterritorialità, come le ambasciate".
"A costruirne l'impianto sono state due società, la Siette e la Spait-Lazio, controllate dalla Itt (International Telephond & Telegraph)".
"La Itt, da quando sono state accertate le sue responsabilità nel rovesciamento di Salvador Allende in Cile, non vi è più dubbio che sia una delle società di cui si serve la Cia per la copertura di grosse operazioni. Per questo viene giudicato  estremamente allarmante il fatto che negli ultimi mesi del 1974 sia arrivato in Italia, ufficialmente per dirigere la filiale italiana Itt (certamente non una delle più importanti del gruppo), William Merriam in persona, vicepresidente generale della società che si trovava in Cile mentre maturava il golpe dell'11 settembre 1973".
"Una delle prime cose che Merriam ha fatto arrivando in Italia è stata di prendere direttamente in mano i rapporti fra l'Itt e la Stet, la finanziaria del gruppo Iri per le telecomunicazioni. La principale società collegata con la Stet è la Sip, che gestisce i servizi telefonici: e la Sip è balzata in primo piano nell'inchiesta sulle deviazioni del servizio quando il generale Aldo Beolchini, a cui il governo aveva commissionato la prima indagine ministeriale, aveva appurato: 'I servizi segreti facevano assumere direttamente dall'azienda telefonica i carabinieri incaricati delle intercettazioni. Costoro mettevano le spie nei contatti giusti e rimanevano, per così dire, in servizio distaccato'".
"Un'altra informazione che va nella stessa direzione: la Telespazio, azienda italiana (Stet) che fa parte dell'organizzazione internazionale Intelsat per le comunicazioni via satellite fa parte del consiglio dei governatori, il quale nel luglio 1973 ha eletto unanimemente un cileno (golpista) come segretario generale e il Comsat (la Telespazio amerciana, cioè Itt) come manager!".
Servizi segreti, Cia, Nato, un sistema di ascolto dalla rete telefonica della capitale. Corsi e ricorsi.