"Si sono messi in circolazione titoli di credito sulla base di criteri probabilistico-assicurativi e non più sulla base di pre-esistenti garanzie e si è in tal modo cartolarizzata ogni forma di previsione salve le previsioni del tempo"

Giuliano Amato, Il Sole-24 Ore, 5.10.08

Tutto va bene, siamo una banca solida, il sistema bancario italiano è solido, non c’è motivo di preoccuparsi. Alessandro Profumo va ripetendo questi concetti da giorni. Come mai allora, se tutto va così bene, l’amministratore delegato di UniCredit chiama a raccolta i suoi azionisti per un aumento di capitale da 3 miliardi di euro? Quante e quali posizioni ha dovuto liquidare UniCredit (e con che disastrosi risultati) per dover chiedere in un fine settimana una cifra del genere? L’operazione è stata varata ieri dal consiglio d’amministrazione per rafforzare il patrimonio della banca e riallinearlo alle norme di Basilea 2 con cui sono state introdotte nuove e più sofisticate metodologie di valutazione dei rischi per il calcolo dei requisiti di solidità patrimoniale.
Al mercato, però, l’annuncio di ieri non è piaciuto per niente.

L’idea di un’operazione a schema variabile (per una certa misura aumento di capitale e per la parte non sottoscritta dal mercato prestito obbligazionario convertibile, per un totale di quasi 3 miliardi di euro) è guardata con sospetto dagli investitori, che oggi hanno fatto fioccare le vendite sul titolo, provocandone il crollo (anche se in chiusura di seduta ha registrato un parziale recupero) e trascinando al ribasso le quotazioni delle altre banche quotate. UniCredit sarà anche un gruppo solido e Profumo il migliore tra i banchieri; il sistema creditizio italiano sarà anche al riparo dall’uragano finanziario che imperversa su Wall Street. Farebbe tuttavia bene a spiegare, l’UniCredit, perché all’improvviso gli servono 3 miliardi. Qualche informazione in più non guasterebbe, né alla banca né al banchiere.
I risparmitori, infatti, non ripongono più alcuna fiducia né in questo sistema né in un manager del livello di Profumo che pure ha saputo svecchiare il Credito Italiano e trasformarlo in uno dei primi cinque gruppi bancari europei. E questa assoluta mancanza di fiducia finisce per travolgere tutto e tutti nella stessa ondata di impopolarità, senza più distinzione tra ciò che è marcio e cio che è sano, ciò che vale e ciò che non vale.

Del resto, lungo è l’elenco delle malefatte bancarie: Enron, Worldcom, Cirio, Parmalat, bond argentini, obbligazioni strutturate, derivati per le piccole imprese, polizze vita e potremmo continuare. A ricordarlo oggi, durante la requisitoria per il processo Parmalat in corso a Milano, è stato il pubblico ministero Francesco Greco. Il quale ha ancora una volta puntato il dito contro le banche d’affari internazionali, le stesse che con le loro operazioni a debito hanno innescato la più grande crisi finanziaria dai tempi della "grande depressione". E’ la connivenza tra queste banche e la "banda di Collecchio" ad aver permesso al gruppo Parmalat di galleggiare indisturbato per oltre un decennio in un mare di debiti, trasmettendo agli investitori l’immagine deformata di un’azienda sana e in continua crescita.
Che credibilità hanno banchieri avidi e ingordi, come quelli rimasti invischiati nella Parmalat, che antepogono alla banca i loro giochi di potere e i loro affari personali? Che credibilità ha, più in generale, un’istituzione come Mediobanca che dovrebbe essere l’espressione più alta della finanza e invece non prova alcun imbarazzo a eleggere amministratori tre signori sottoposti a indagini, tra i quali il presidente, Cesare Geronzi, già condannato in primo grado per bancarotta semplice e attualmente sotto processo per usura e indagato per estorsione?
Ha ragione Lorenzo Bini Smaghi, del comitato esecutivo della Banca centrale europea: i Governi, se decidono di intervenire sui mercati finanziari, debbono farlo per salvare le banche, non i banchieri artefici del disastro. Quelli andrebbero mandati a casa, tutti indistintamente, con un’azione di responsabilità arcimiliardaria. Altro che stock options e superliquidazioni!