Dott. Oddo,
in questi giorni stiamo assistendo alla guerra del gas tra Russia ed Ucraina. La Russia accusa l'Ucraina di sottrarre gas dai metanodotti che la attraversano. Questo contenzioso maschera invece la solita politica dei russi di condizionare gli ex Stati satelliti, Georgia e Ucraina in primis, e la volontà espansionistica di Vladimir Putin. Ormai da molti anni la Russia cerca di influenzare la politica degli Stati ex satelliti, fomentando in modo neanche troppo velato la rivolta delle comunità filorusse presenti negli Stati di cintura (per esempio, in Ossezia del Sud la scorsa estate).
In Ucraina, oltre ad aver alimentato la rivolta della minoranza filorussa, Putin ha usato anche l'arma della dipendenza energetica. L'oligarchia di Putin e dei suoi luogotenenti, con il suo primo ministro fantoccio, sta tentando, di fatto, la riannessione dell'Ucraina alla Russia.
Questa estate abbiamo assistito, impotenti, all'annessione di una parte della Georgia alla Russia. Non è stato un caso che durante la campagna militare in Georgia siano stati bombardati dagli aerei russi anche i terminali petroliferi. E' evidente quindi che la Russia, oltre al tentativo  di riannessione delle ex repubbliche satelliti, sta provando a condizionare la politica energetica dell'intera Europa, cercando in tutti i modi di essere l'unico fornitore di petrolio e gas naturale.
Cosa fa l'Unione Europea per evitare la dipendenza energetica dalla Russia? Fino ad ora non c'è stato nulla di concreto. Sembra che i paesi europei non vogliano irritare in alcun modo il gigante russo.
Tutte le volte che qualche paese ha provato a fare la voce grossa è stato tempestivamente zittito dagli altri partner europei. Ed allora assistiamo impotenti all'espansionismo economico e politico dello Zar Putin.
Saluti.
Cosimo Greco (Roma)