Ammontano a 175,1 miliardi i debiti finanziari totali aggregati di Telecom Italia, Enel, Fiat, Eni e Atlantia al termine del primo semestre 2010. Osserviamoli nel dettaglio.



Telecom ha un indebitamento che sfiora i 40 miliardi, pari al 141% del capitale netto consolidato, mentre la posizione finanziaria netta (l'indebitamento totale detratti liquidità, crediti finanziari ed altre partite) scende a 34 miliardi (-14,5%).  Il gruppo di telecomunicazioni contralloto dalla Telco (Telefonica, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali), per il calcolo della posizione finanziaria netta detrae dall'indebitamento totale quasi 3,2 miliardi di crediti finanziari e quasi 2,3 miliardi di derivati.
Enel ha un debito finanziario totale di 68,6 miliardi, pari al 137% del capitale netto, ma espone una posizione finanziaria netta di quasi 54 miliardi (-21%) detraendo dall'indebitamento finanziario totale oltre 3,5 miliardi di liquidità e oltre 11 di crediti finanziari (catalogati come deficit del sistema elettrico spagnolo, paese in cui il gruppo italiano controlla Endesa). La Fiat è la terza società quotata per debiti, ma ne parliamo tra poco. Intanto passiamo all'Eni. Il gruppo petrolifero controllato dallo Stato è il meno indebitato dei cinque: ha 25,1 miliardi di debiti finanziari totali, pari al 44% del capitale netto, e una posizione finanziaria netta di 23,3 miliardi (-7%). Atlantia, invece, ha un debito finanziario totale di quasi 11 miliardi, pari al 328% del capitale netto, e una posizione finanziaria netta di 9,6 miliardi (-11%). Nel caso dell'impresa controllata della famiglia Benetton, il debito ha una così alta incidenza sul capitale netto perché l'acquisizione è avvenuta con la tecnica del leveradged buyout, ossia con capitale preso a debito garantito dalla capacità di generare cassa della società acquisita (Autostrade).
E veniamo alla Fiat. Il gruppo automobilistico controllato della famiglia Agnelli, di cui è amministratore delegato Sergio Marchionne, ha quasi 31 miliardi di indebitamento finanziario totale, pari al 255% del capitale netto, ma espone una posizione finanziaria netta di molto inferiore (-43%): 17,4 miliardi. Il "miracolo" si compie perché la Fiat detrae dal debito totale 13,4 miliardi di liquidità. Di questa massa di disponibilità liquide contabilizzate alle voci cassa, banche e titoli (vedi post dell'8 novembre 2010), 590 milioni sono destinati in modo specifico "al servizio del debito delle strutture di securitisation". Il resto non è del tutto chiaro. La Fiat spiega che, per il rischio derivante dalle negative condizioni generali dei mercati finanziari, la società ha intrapreso ogni azione volta ad accumulare liquidità per far fronte alle scadenze del debito e agli investimenti. Il fenomeno è esploso nel 2009. Ancora nel 2008, infatti, il gruppo aveva in bilancio 3,7 miliardi di liquidità accanto a 21,4 di debiti finanziari totali. La situazione l'anno successivo è cambiata in modo radicale: la liquidità è salita a 12,2 miliardi e il debito finanziario totale a 28,5 miliardi. E al 30 giugno 2010 ha fatto un ulteriore passo avanti: 13,4 miliardi di liquidità a fronte di 30,8 di indebitamento totale.