Nei primi anni  '90 Geronzi è nel cuore della finanza cattolica vaticana con la carica di direttore generale della Cassa di Risparmio di Roma, istituto di credito vicino alla Santa Sede, che annovera tra i propri clienti costruttori e immobiliaristi romani e il cui presidente, Pellegrino Capaldo, ha fatto parte della commissione italo-vaticana per i problemi connessi al crack dell'Ambrosiano di Calvi. 


 La Cassa di risparmio di Roma gravita nell'area politica di Giulio Andreotti. Ed è proprio all'insegna dell'andreottismo che Geronzi e Capaldo danno vita a un nuovo  istituto: Banca di Roma. La nuova banca nasce nel 1992, nella fase finale del Caf (così definiscono i giornali l'alleanza politica tra Craxi, Andreotti e Forlani, che segna il culmine della collaborazione tra Psi e Dc), al termine di una serie di operazioni che vedranno confluire sotto un'unica bandiera Cassa di Roma, Banco di Santo Spirito e Banco di Roma. Geronzi in questa fase sta dietro le quinte. Protagonista principale della prima grande fusione creditizia degli anni '90 è Capaldo. Dapprima Cassa di Roma rileva dall'Iri il Banco di Santo Spirito, l'istituto cattolico creato nel '600 da papa Paolo V e concentrato soprattutto nel Lazio,  Poi, con un'ulteriore mossa a sorpresa, acquista dallo stesso Iri la maggioranza del Banco di Roma, che con Comit e Credit è una delle tre banche d'interesse nazionale e partecipa al capitale di Mediobanca.  A spianare la strada all'aggregazione è il capo del Governo, Andreotti, che nel 1989 ha nominato alla presidenza dell'Iri uno dei suoi uomini più fidati, Franco Nobili, il quale è stato per anni alla guida della Cogefar.

L'operazione è importante anche per un altro motivo: rappresenta il banco di prova della legge Amato-Carli sulle fondazioni bancarie, legge che prevede lo scorporo dell'impresa bancaria dalla fondazione che la possiede (nel caso in questione, l'Ente Cassa di risparmio di Roma), la contestuale trasformazione della banca in società per azioni e il suo successivo collocamento sul mercato da parte della stessa fondazione. Banca di Roma diventa così uno dei più grandi istituti italiani, leader nel Lazio grazie alle partecipazioni e alla rete di alleanze con le altre Casse della regione e con una quota di mercato per mezzi amministrati del 6% a livello nazionale. Essa è però un colosso dai piedi d'argilla, con una massa elevata di crediti inesigibili e scarsa redditività. Tra i suoi clienti figurano il "re" delle acque minerali Giuseppe Ciarrapico, andreottiano doc, lo stampatore Vittorio Farina socio della Ilte insieme a  Luigi Bisignani (iscritto alla loggia massonica P2), il produttore cinetelevisivo Vittorio Cecchi Gori, vicino al partito popolare, e il re delle cliniche private Giampaolo Angelucci, che diventerà anche editore di "Libero" e "Il Riformista" e siederà nell'azionariato di Rcs. CONTINUA