Fiat e Chrysler dovrebbero dar vita, stando al piano di ristrutturazione presentato dalla società americana, al sesto gruppo mondiale del settore autoveicolistico con una produzione annua di 4,5 milioni di autovetture. Se Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa torinese, riuscirà a chiudere l'accordo anche con Opel, la produzione annua del nascente colosso italo-tedesco-americano sfiorerebbe i 6,5 milioni di autovetture. In tal caso Fiat-Chrysler-Opel si collocherebbe in seconda posizione nella lista dei maggiori produttori mondiali, subito dopo la giapponese Toyota (che produce 9 milioni di vetture). Al terzo posto, con una taglia pressoché identica a quella di Fiat-Chrysler-Opel, troveremmo appaiate General Motors (la cui produzione annua, dopo l'eventuale cessione di Opel, scenderebbe a 6,3 milioni di unità) e Volkswagen (con altri 6,3 milioni di unità).

Ma le cifre vanno prese con le molle, almeno per ciò che concerne Chrysler. Negli Usa, infatti, le società private (private nel senso anglosassone di quotate) non hanno alcun obbligo di depositare il bilancio. O sei una società pubblica (una public company, come vengono chiamate in America le società ad azionariato diffuso) oppure non devi divulgare il bilancio. Pertanto gli unici dati noti di Chrysler sono quelli compresi nel piano di ristrutturazione illustrato dai vertici di Detroit il 17 febbraio scorso al Tesoro Usa.
Ed ecco cosa emerge. Il capitale netto di Chrysler espresso in euro, al 31 dicembre 2008, è di -2,2 miliardi e l'indebitamento finanziario totale di 13 miliardi. In queste condizioni la società sarebbe già fallita se il Governo americano non fosse corsa in suo aiuto sottoscrivedno obbligazioni Chrysler, fino al 1° maggio 2009, per 4,5 miliardi di dollari.

Per contro, Fiat espone a fine 2008 un capitale netto di 11,1 miliardi di euro e un debito finanziario totale che sfiora i 21,4 miliardi, anche se il Lingotto non consolida in bilancio i 10 miliardi di esposizione della Fga Capital, la società partecipata al 50% con il Crédit Agricole.
Chrysler ha chiuso inoltre lo stesso 2008 con un fatturato di poco superiore ai 34 miliardi di euro, una perdita netta d'esercizio di 5,7 miliardi e un margine operativo netto (o Ebit) di oltre 1,6 miliardi.
Il gruppo Fiat, invece, nello stesso 2008 ha sfiorato i 59,4 miliardi di euro di fatturato, a fronte di un margine operativo netto di +3,2 miliardi e di un utile netto di 1,6 miliardi.
L'integrazione di Fiat con Chrysler, e la possibile estensione dell'accordo a Opel, va senz'altro accolta con favore perché rappresenta una concreta prospettiva di sviluppo per la casa italiana e una via di salvezza per quella americana, a cui il Tesoro amerciano ha accordato, adesso, altri 6,5 miliardi di dollari di finanziamenti (che sommati ai 4,5 miliardi già incassati e agli 1,5 devoluti alla divisione finanziaria della Chrysler portano l'ammontare degli aiuti diretti a 12,5 miliardi di dollari).

 Il nuovo gruppo ha comunque dinanzi a sé problemi molto seri e i dati che abbiamo appena esposti ce lo confermano. Anche se è una sfida che vale la pena di correre, non sarà una passeggiata per Marchionne.